Ai raggi-x i casi limite del giornalismo

BRINDISI- Si è svolto questa mattina nell’edificio delle aule della Cittadella della ricerca di Brindisi che ospita la sede dell’Università del Salento, il secondo dei seminari previsti nel progetto “giornale on-line di facoltà” che, approdato ormai alla fase esecutiva, ha dato vita al giornale on-line Unireport . Il seminario dal titolo “Diritto di cronaca, diritto/dovere di informazione e deontologia professionale” è stato organizzato dalla redazione di Unireport composta da un gruppo di studenti della Facoltà di Scienze sociali,politiche e del territorio, in collaborazione con BrindisiReport.it, con il duplice obbiettivo di formare i propri componenti ed informare i colleghi ed i docenti sul progetto e sulle problematiche del giornalismo odierno.

L'aula 3 durante il seminario

BRINDISI- Si è svolto questa mattina nell’edificio delle aule della Cittadella della ricerca di Brindisi che ospita la sede dell’Università del Salento, il secondo dei seminari previsti nel progetto “giornale on-line di facoltà” che, approdato ormai alla fase esecutiva, ha dato vita al giornale on-line Unireport . Il seminario dal titolo “Diritto di cronaca, diritto/dovere di informazione e deontologia professionale” è stato organizzato dalla redazione di Unireport composta da un gruppo di studenti della Facoltà di Scienze sociali,politiche e del territorio, in collaborazione con BrindisiReport.it, con il duplice obbiettivo di formare i propri componenti ed informare i colleghi ed i docenti sul progetto e sulle problematiche del giornalismo odierno.

Ospiti dell’incontro sono stati Pierpaolo Lala, addetto stampa per Coolclub e vice-presidente dell’Ordine dei Giornalisti Puglia, e Paolo Melchiorre, giornalista Ansa di Bari, in prima linea sia nel caso di Avetrana e in quello della tendopoli di Manduria.  Ad aprire il seminario è stato il prof. Vitantonio Gioia,  direttore del nuovo Dipartimento di Storia, Società e Studi sull’uomo che ha sottolineato l’importanza di Unireport nella prospettiva di un progetto più ampio di una rete che colleghi tutti i mezzi di comunicazione dell’Università che vede all’attivo già una web tv.

Ad affrontare per  primo il tema della deontologia professionale è stato Pierpaolo Lala che ha iniziato il suo intervento citando i principi della professione di giornalista, tra i più importanti “il giornalista rispetta sempre e comunque il diritto alla presunzione di innocenza. Il giornalista non deve omettere fatti e dettagli essenziali alla completa ricostruzione  dell’avvenimento. I titoli, i sommari, le fotografie e le didascalie non devono travisare né forzare il contenuto degli articoli e delle notizie. Non deve inoltre pubblicare immagini o fotografie particolarmente raccapriccianti di soggetti coinvolti in fatti di cronaca, o comunque lesive della dignità della persona;né deve soffermarsi sui dettagli di violenza o di brutalità a meno che non prevalgano motivi di interesse sociale. Non deve intervenire sulla realtà per creare immagini artificiose” .

Si è passati poi subito all’enumerazione dei casi concreti nei quali questi principi sono stati palesemente violati come nel caso eclatante di Avetrana nell’omicidio di Sarah Scazzi, nella quale sono stati violati praticamente tutti i principi giornalistici, caso che ha rappresentato l’apice di un modo di fare giornalismo che si avvicina più al reality show e che rappresenta magistralmente quello che  viene chiamato infoentertainment, l’informazione che si fa spettacolo, mostrando il non plus ultra con la notizia del ritrovamento del corpo della minorenne in diretta televisiva in un noto programma di persone scomparse di Rai3. Il dibattito su un argomento come questo, balzato agli occhi anche dei più distratti,  si è subito acceso tra gli studenti presenti all’incontro che hanno partecipato attivamente innescando il dibattito.

Subito dopo la parola è passata a Paolo Melchiorre che ha apportato la sua esperienza diretta proprio sul caso di Avetrana, del quale ha seguito la storia giudiziaria, e in cui sono state commesse anche qui delle infrazioni al codice deontologico anche nel corso dello svolgimento delle udienze processuali. Altro esempio apportato dal giornalista dell’Ansa, sulla strumentalizzazione delle immagini, è stato il caso della tendopoli di Manduria, del quale venivano mostrate le riprese del momento in cui gli immigrati, lì confinati, cercavano di protestare contro lo stato di reclusi nella quale  si trovavano aprendo un varco nelle reti montate tutt’intorno alla tendopoli, enfatizzando la violenza del gesto e presentando gli immigrati come “un’orda di bufali” accrescendo la sensazione di insicurezza degli abitanti del circondario e dell’opinione pubblica, senza analizzare provenienza, trattamento subito e ragioni individuali e collettive dei protagonisti della protesta.

Si è parlato, infine, anche dei fondamenti storici dell’ infoentertainment in Italia ricordando il caso del 1981 del piccolo Alfredino Rampi, che a sei anni cadde in un pozzo artesiano in una piccola frazione di campagna vicino Frascati e perse la vita dopo quasi tre giorni di tentativi falliti di salvataggio, su cui i riflettori televisivi rimasero accesi per la prima volta diciotto ore di fila in diretta nazionale a reti unificate. E’ a questo episodio, a quanto pare, che si fa risalire la nascita o meglio il primato dell’utilizzo dell’informazione come spettacolo.

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