"Aiutarono il killer a nascondersi": condannati fiancheggiatori brindisini

Vent'anni di reclusione al presunto responsabile dell'omicidio, pene comprese tra un anno e quattro mesi e due anni e quattro mesi per i presunti fiancheggiatori brindisini che lo aiutarono durante la latitanza

LECCE - Vent’anni di reclusione al presunto responsabile dell’omicidio, pene comprese tra un anno e quattro mesi e due anni e quattro mesi per i presunti fiancheggiatori brindisini che lo aiutarono durante la latitanza: si è concluso oggi il processo con rito abbreviato a carico di Lorenzo Arseni, 47 anni, di San Cesario di Lecce, accusato del delitto di Gianfranco Zuccaro, 37 anni, un bodyguard assassinato proprio a San Cesario la mattina del 7 luglio 2012. L’accusa, sostenuta dal procuratore aggiunto Antonio De Donno e dal pm Roberta Licci, aveva chiesto l’ergastolo. Gli avvocati difensori di Arseni, Ladislao Massari e Massimiliano Petrachi, avevano nelle loro arringhe offerto una ricostruzione di quanto accaduto che escludeva ogni forma di premeditazione oltre che presunti legami con la criminalità organizzata. La vicenda si inseriva in un contesto di tentate estorsioni, minacce, pestaggi. I protagonisti erano comunque personaggi legati alla Sacra corona unita.

Lorenzo ArseniLe pene inflitte dal gup Carlo Cazzella a coloro che avrebbero avuto un ruolo marginale, ma comunque decisivo secondo l’impostazione accusatoria per aiutare Arseni a sfuggire alla cattura sono le seguenti: due anni e 4 mesi la pena per Antonio De Marco, 45enne di Torchiarolo, convivente della sorella di Arseni; 1 anno e quattro mesi (pena sospesa) per Federica Ferrara, 27 anni, di Brindisi; 2 anni per Maurizio Manfreda, 43 anni, di Brindisi; 2 anni (pena sospesa) per Agata Rollo, 53 anni, di San Cesario; 1 anno e quattro mesi (pena sospesa) per Italo Cleopazzo, 65 anni, di San Cesario. Rispondevano di favoreggiamento.

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Parti civili il padre e due sorelle della vittima, assistiti dall’avvocato Mariangela Calò, e un’altra sorella, assistita dall’avvocato Gabriele Valentini, ai quali il giudice ha riconosciuto una provvisionale di 50mila euro, con un risarcimento da stabilire in sede civile. L’omicidio avvenne in piazza, secondo le difese per motivi privati, dinanzi a decine di persone. 

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