Cronaca

Processo News: sindaco assente, vanno in scena i fatti avvenuti in Equitalia

“Facemmo una cavolata con l’assegno al sindaco di Brindisi, Mimmo Consales, ma agimmo in assoluta buona fede, per cortesia istituzionale, mai pensando di fare qualcosa di male. Anche perché ce lo aveva chiesto il direttore di Equitalia

BRINDISI – “Facemmo una cavolata con l’assegno al sindaco di Brindisi, Mimmo Consales, ma agimmo in assoluta buona fede, per cortesia istituzionale, mai pensando di fare qualcosa di male. Anche perché ce lo aveva chiesto il direttore di Equitalia, persona integerrima, che mai ci avrebbe messo in difficoltà. Successe una sola volta, poi basta: sbagliare è umano, perseverare diabolico. Vero è che ci furono contatti pressanti in quel periodo”.

Il processo. I ricordi del denaro contante arrivato negli uffici brindisini di Equitalia due anni addietro, per il pagamento a rate del debito di 351mila euro a carico del primo cittadino di Brindisi, sono stati consegnati questa mattina da due impiegati della società, Leonardo Cofano e Angelo Bartolotti, citati come testi dai pubblici ministeri Savina Toscani e Giuseppe De Nozza, nel processo in cui sono imputati Consales e Giuseppe Puzzovio, all’epoca al vertice della struttura brindisina, con le accuse di concussione e abuso d’ufficio, in aggiunta alla violazione della normativa anti-riciclaggio.

I due respingono gli addebiti. Il sindaco oggi era assente perché a Corfù per la regata, Puzzovio invece in aula avrebbe voluto dire qualcosa quando i testimoni hanno raccontato la loro versione dei fatti e ha più volte mostrato segni di disapprovazione soprattutto quando è stato interrogato Cofano, tanto che il presidente del collegio giudicante, Gienantonio Chiarelli, lo ha ripreso: “La sua insofferenza l’abbiamo notata e compresa, ma ora basta. Se vuole continuare così, vada via”.

Consales prende appuntiL’udienza, in effetti, è stata alquanto complessa, con schermaglie tra i difensori degli imputati e i rappresentanti della pubblica accusa, complice anche i ricordi non proprio recenti dei due testi, tanto è vero che spesso i pm sono intervenuti a “sostegno della memoria”, rileggendo alcuni passaggi dei verbali resi all’epoca in cui Cofano e Bartolotti sono stati ascoltati a sommarie informazioni.

Il contenuto è stato confermato sì, ma con una precisazione legata allo stato d’animo, non sereno sia perché mai prima i due si sono trovati in una situazione del genere, sia perché di base c’era una richiesta precisa del direttore di Equitalia, sede di Brindisi. Almeno stando a quanto hanno riferito prima ai pm e oggi ai giudici.

Le accuse. Nel capo di imputazione, si legge che la coppia Consales-Puzzovio, il primo “in qualità di determinatore e/o istigatore” avrebbe “costretto anche con minaccia implicita i dipendenti della sede di Brindisi di Equitalia” a “quietanzare contra legem più rate del debito di Cosimo Consales, persona fisica” facendo in tal modo conseguire “indebite utilità consistite nell’utilizzare provviste di denaro non tracciate e in violazione della normativa antiriciclaggio, nonché consistita nell’evitare la procedura di recupero coattivo del credito”.

Tutto sarebbe partito nel momento in cui l’ufficio di Equitalia non riusciva a mettersi in contatto con Consales, in un clima in cui da un lato la società veniva considerata vessatoria nei confronti dei contribuenti e dall’altro ci sarebbe stato il rischio che il sindaco appena eletto fosse definito dalla stampa come “moroso”: “Il direttore non riuscì a contattarlo e allora chiese a me di farlo”, ha detto Cofano, volto noto perché per 25 anni ha svolto attività politica tra Fasano, dove vive, e Brindisi, dove è stato anche assessore provinciale per il centrodestra. “Lo conoscevo come giornalista, ma non avevo il suo numero che comunque recuperai tramite amici comuni, per cui lo chiamai e gli dissi che con il direttore avremmo fatto una visita di cortesia”.

L’incontro e il modulo. “L’appuntamento avvenne nell’ufficio del sindaco, un giorno un cui Consales stava facendo la giunta: raggiunse me e Puzzovio, dopo i convenevoli, passammo al caso del debito ma non ricordo come si scivolò sull’argomento. So che per quel debito erano pronte le procedure esecutive e che si sarebbero stati attacchi politici trattandosi del sindaco appena eletto. Ci fu un altro incontro in cui io portai il modulo per la rateizzazione”. Il modulo è stato prodotto in aula e posto in visione a Cofano che ha riconosciuto la sua grafia negli spazi da compilare e la firma di Consales. “In allegato c’era la patente, ma mancava l’Isee trattandosi di debito di un certo importo”. Superiore a 50mila euro ha poi precisato Bartolotti.

La polizia alla News Sas“La prima rata non venne pagata, contattai Consales ma non rispose, quindi mandai un messaggio e rispose un suo collaboratore di segreteria”. Cofano non ha ricordato il nome, ma ha consegnato una descrizione fisica: capelli neri, occhiali, un giornalista che lavorava per Trcb. Successe che poi arrivò il denaro: “Ricevetti il denaro da Puzzovio, in una busta, e mi disse che era per le rate, scesi allo sportello però mi riferirono che non si poteva fare niente. Seppi, poi, che c’era stato un contrasto tra il direttore e Bartolotti: io e i colleghi li sentimmo litigare dalla porta”.

Il denaro e l’assegno. Nel verbale di interrogatorio davanti ai pm, si legge:  “Queste cose non si fanno e quello urlava”, frase che riferì Cofano ricordando la litigata. La situazione però andò avanti anche quando Puzzovio venne trasferito a Bari: “Mi chiamò per quella pratica e mi chiese di fare il versamento una volta arrivato il segretario di Consales che in effetti venne in ufficio attorno alle 13,20. Lo incontrammo sul portone io e un collega (che sarà sentito come teste nella prossima udienza, ndr) e portò con sé una busta con i soldi”. Quanti? Importo pari alla rata da pagare. “Successe che il direttore, persona competente, ci disse di procedere”.

Più netta la versione che risulta dal verbale: “Puzzovio disse di fare qualcosa, di inventarsi qualche cosa, dopo che lei , Cofano, disse di no”, ha ricordato il pm De Nozza. Il teste ha confermato e ha ripreso il racconto: “Andammo in banca per trasformare il contante in assegno e portare questo assegno in ufficio, in cassa. Qui, in ufficio, Bartolotti ci rimproverò e disse che anche lui aveva fatto una cavolata, tra virgolette, per cui ci preoccupammo. Ma eravamo in buona fede”. Il pubblico ministero ha incalzato i ricordi: “E’ vero che Puzzovio disse che stava tornando e che a Brindisi qualcuno avrebbe pagato? E’ vero che insistette per farlo, dovete farlo – disse – altrimenti sono cavoli vostri?”.

Il commercialista. Cofano ha spiegato di aver vissuto allora come ora con un po’ di ansia. Sempre in quel periodo venne invitato “al piano superiore”: “Mi trovai con il commercialista del sindaco che doveva fare un altro versamento”. Il professionista è Massimo Vergara, stando all’identificazione finita agli atti del processo: la foto anche questa mattina è stata mostrata a Cofano che lo ha riconosciuto. Non ci fu seguito alla richiesta: “Quello che è stato fatto una volta per cortesia istituzionale, non poteva essere ripetuto”.

Il tribunale di BrindisiCofano ha poi precisato di aver chiesto lui di essere sentito dopo il primo interrogatorio del pm: “Ne parlai con il mio avvocato, Francesco Saponaro, per ricostruire la vicenda anche perché mai prima sono stato sentito in un’indagine penale. Quel giorno gli agenti della Digos mi portano dal pm senza che io sapessi niente, ero all’oscuro di tutto, in stato ansioso e iperteso”.

L’ipotesi che potesse trattarsi di Consales venne presa in considerazione assieme ad altre, come le lite fra colleghi, sfociate in un’occasione in aggressione fisica. “Eravamo talmente in buona fede che quando il mio collega venne chiamato, io lo accompagnai in Procura per chiedere di cosa si trattava, come due imbecilli”. Cofano, infine, ha escluso che mai prima erano stati usati conti correnti personali dei dipendenti per saldare debiti di contribuenti e ha precisato che il nuovo direttore della filiale d Brindisi ha cambiato modus operandi.

La tensione. Il livello di tensione di quel periodo è stato riferito da Angelo Bartolotti, all’epoca responsabile incassi al contribuente, residente a Lecce, dove è stato trasferito: “Su questa rateazione i contatti erano pressanti e pesanti. Ricordo di essere stato chiamato dal direttore e di essere andato nel suo ufficio a portare il modulo per il pagamento rateale, ma l’istanza del sindaco non fu lavorata quella stessa giornata. Era una pratica arrivata brevi manu”, ha detto rispondendo al pm Toscani.

“C’era un monitoraggio costante”. Ci furono, stando agli atti, telefonate e mail come il messaggio via posta delle tre e mezza di notte partito dall’allora direttore regionale, Alessandro Migliaccio (teste della prossima udienza) e destinato a Bartolotti per chiedere di “lavorare just in time”. “Io – ha detto – non ho mai sollecitato il contribuente, lo faceva il direttore che volle assicurare che il pagamento ci sarebbe stato. E in effetti ci fu il 25 settembre”. A quanto pare un giorno dopo rispetto alla scadenza della rata.

“Mi chiamò il direttore e andai nel suo ufficio e qui mi disse ‘questi sono i soldi’. Io già avevo accumulato una tensione non indifferente nell’ultimo anno di lavoro, tanto che a giugno mi feci accompagnare a case che mi sentii svenire e feci sette giorni di malattia. Furono mesi angoscianti: sentivo la pressione di su di me, non sapevo come districarmi, era come se avessi una spada di Damocle sulla testa”.

I pm Giuseppe De Nozza e Savina Toscani-2Il denaro e l’ammissione. “Quando vidi i soldi contanti, mi sono gelato. Lui disse che erano di Consales e gli risposi che non si poteva fare niente senza assegno, circolare o bancario. Erano seimila e 600 euro. Puzzovio disse ‘provo a contattare Consales’ e io andai dal collega per avvertirlo della possibile quietanza. Puzzovio mi richiamò dicendomi che non c’era possibilità di assegno, il nervosismo cresceva visto che da Bari chiedevano. Serviva un conto corrente. Andai con un collega alla Unicredit e mi dissero che non si poteva fare niente, quindi rientrai in ufficio e la situazione degenerò: sembrava che bisognasse fare tutto quel giorno e non riuscivo a trovare una soluzione”.

“Puzzovio lo ripeteva all’infinito: ‘Dobbiamo trovare qualcuno che abbia un conto corrente’. Disse qualcuno ma era implicito che doveva essere un dipendente di Equitalia. Io avevo perso la rotta, a quel punto piuttosto che coinvolgere un collega, decisi di farlo io. E infatti presi il contante, andai al Bando di Napoli, feci l’assegno circolare e andai allo sportello, poi diedi la quietanza al direttore che avrebbe dovuto consegnarla a Consales”.

Il crollo. “Andai in pausa pranzo e ne parlai con i colleghi, ma non mi capacitavo di quello che avevo fatto: mi dissero non ti preoccupare, hai agito in buona fede. Ma io crollai totalmente e a casa ne parlai con mia moglie  (che è avvocato). Da quel momento l’atteggiamento, il mio, cambiò. Continuarono le telefonare per sapere di Consales, il direttore mi contattò ancora ma dissi di no. Ed ebbi contatto con Cofano il quale mi riferì di aver avuto analoga richiesta, per cui gli dissi di non fare niente che l’errore l’avevo già fatto io”.

La società Nubile. Quanto al commercialista Vergara, Bartolotti ha ricordato di averlo visto perché aveva fatto “transazioni con Equitalia”. “Per quale società?”, ha chiesto il pm. “Per la Nubile?” Risposta: “Sì forse era la Nubile, lo conobbi in quella occasione, poi Puzzovio mi disse che si occupava anche della rateizzazione del debito di Consales. Mi sembrava che il rapporto tra i due, Vergara e Puzzovio, fosse libero nel senso che si vedevano quasi quotidianamente”.

Mentre il rapporto tra Puzzovio e Migliaccio sarebbe stato, sempre secondo il teste, di “contrasto” per via dei due caratteri forti: “Se Migliaccio era per la procedura esecutiva, Puzzovio riteneva che si potesse pagare”. Non è finita. Altri dipendenti di Equitalia dovranno essere ascoltati come testi prima che gli imputati dicano la loro verità.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Processo News: sindaco assente, vanno in scena i fatti avvenuti in Equitalia

BrindisiReport è in caricamento