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Cronaca Ostuni

Albergo con allaccio abusivo all'Acquedotto. Il proprietario a processo

OSTUNI – L’Hotel Novecento per diverso tempo si sarebbe allacciato abusivamente alla vasca dell’Acquedotto pugliese prelevando acqua senza pacare un centesimo. E per questo l’allora gestore, l’ostunese Cosimo Bruno Bruno, è stato chiamato a rispondere di furto.

OSTUNI - L'Hotel Novecento per diverso tempo si sarebbe allacciato abusivamente alla vasca dell'Acquedotto pugliese prelevando acqua senza pacare un centesimo. E per questo l'allora gestore, l'ostunese Cosimo Bruno Bruno, è stato chiamato a rispondere di furto.

Bruno Bruno, stando alla ricostruzione fatta dagli investigatori, dopo avere interrotto il contratto di fornitura con l'Aqp, avrebbe fatto realizzare un allaccio abusivo: con un tubo di gomma avrebbe fatto collegare i serbatoi di cui è munito l'albergo con la vasca dell'Aquedotto. E così all'albergo giungeva acqua potabile, dell'Aqp, a costo zero.

Questo è quanto sostiene la pubblica accusa.

L'avvocato Vito Melpignano, che difende Bruno Bruno, afferma che le cose non sono andate così. Perché la struttura alberghiera, dotata di grandi serbatoi, si riforniva di acqua da privati che la trasportavano con autocisterne. Ed ha citato come testi alcuni dei fornitori di acqua.

I fatti per cui è in un corso il processo nel tribunale di Ostuni risalgono alla precedente gestione dell'Hotel Novecento (che è situato in contrada Ramunno), quando della struttura era proprietaria moglie di Cosimo Bruno Bruno. Gestione che si chiuse con la dichiarazione di fallimento e con la vendita della struttura ad altre persone che nulla hanno a che vedere e a che fare con la precedente proprietà.

Siamo nel 2003. Le cose non vanno per niente bene. E per l'Hotel Novecento viene avviata la procedura fallimentare che, come si è detto, si conclude con la cessione dell'azienda. E' nel periodo che va dall'avvio della procedura fallimentare alla vendita che l'albergo interrompe il contratto di fornitura con l'Acquedotto pugliese. Il motivo? Quasi certamente perché non ci sono i soldi per pagare data la criticità della situazione. Nel 2008 un tecnico mandato dall'Aqp ad effettuare un sopralluogo scopre il presunto rudimentale collegamento tra la loro vasca di espansione e i serbatoi dell'albergo. Informa l'autorità giudiziaria e per bloccare il flusso dell'acqua gli operai dell'Acquedotto mettono una cosiddetta "saracinesca".

Le indagini si concludono con il rinvio a giudizio di Cosimo Bruno Bruno. Nel corso dell'ultima udienza sono stati ascoltati il tecnico dell'Aqp che andò a fare il sopralluogo (che ha confermato quanto denunciò all'epoca) , e uno dei fornitori di acqua, citato dall'avvocato Vito Melpignano, che ha confermato, ricevute di pagamento alla mano, di avere fornito all'albergo acqua prelevata da un pozzo artesiano.

Nella prossima udienza saranno ascoltati altri testi.

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