Cronaca

"Alcune considerazioni sulla sentenza Haralambidis e sulla giustizia Ue"

Caro direttore, colgo volentieri il suo invito a commentare la vicenda del ricorso da me proposto contro la nomina a presidente dell’Autorità portuale di Brindisi del prof. Haralambides e la ringrazio per avermi dato questa opportunità, in quanto come lei sa un privato cittadino ha molte meno possibilità di far sentire la propria voce rispetto ad un ente pubblico

Caro direttore, colgo volentieri il suo invito a commentare la vicenda del ricorso da me proposto contro la nomina a presidente dell’Autorità portuale di Brindisi del prof. Haralambides e la ringrazio per avermi dato questa opportunità, in quanto come lei sa un privato cittadino ha molte meno possibilità di far sentire la propria voce rispetto ad un ente pubblico, che dispone di ufficio ed addetti stampa che inondano i media con i loro comunicati. Detto ciò, prima di passare ad un breve commento con le mie riflessioni sulla sentenza, desidero fare alcune osservazioni.

La prima riguarda le sentenze della magistratura, che si accettano e si rispettano, ma fino a che saremo in un Paese democratico nessuno può toglierci il diritto di fare delle riflessioni, anche se questo può dispiacere a qualcuno. La seconda osservazione riguarda le motivazioni che mi hanno portato a fare questo ricorso. Mi piace ricordare ai lettori che il sottoscritto, anche in caso di esito positivo della vicenda, non avrebbe avuto nessun vantaggio materiale dalla sentenza, pur avendo diritto a ricorrere, in quanto non sarebbe automaticamente subentrato al presidente uscente, per il semplice motivo che è  facoltà del ministro delle Infrastrutture scegliere il presidente fra i candidati rimanenti della terna o come succede in alcuni casi, lo stesso Ministro ha facoltà di respingerla con valide motivazioni e richiederne una nuova agli enti locali.

Il primo ingresso in porto della Eurocargo BrindisiQuindi il principio che mi ha spinto a presentare ricorso sulla legittimità della nomina è stato quello della difesa dei diritti dei cittadini, convinto come sono, di vivere in uno Stato di diritto, nel quale ognuno di noi è chiamato a difenderne civilmente le prerogative e laddove, come in questo caso, si ha il sospetto di trovarsi di fronte ad una violazione di diritti fondamentali è un dovere sociale chiedere alla magistratura di intervenire. Per il caso specifico si trattava di verificare la legittimità di una nomina relativa ad un ente pubblico, l’autorità portuale appunto, il cui candidato prescelto nella terna dei tecnici indicati dagli enti locali, appariva privo del requisito della cittadinanza italiana probabilmente necessario per questa tipologia di enti, questo è stato chiesto di verificare al giudice amministrativo.

Il quesito è stato riconosciuto fondato, tanto è vero che il mio ricorso è stato accolto dal TAR di Lecce, che mi ha dato pienamente ragione, annullando quella nomina. Terza osservazione, naturalmente per me ovvia ma forse non certo per altri, per quanto mi riguarda non ho mai personalizzato questa vicenda, che prescinde dalle persone interessate, tutte ovviamente rispettabili, contrariamente a quello che si rileva dal comunicato stampa dell’Autorità portuale che si permette di dare giudizi sull’operato delle persone pur non facendo nomi, ma si capisce chiaramente il riferimento a chi ha promosso il ricorso, forse ignorando di proposito che vivendo in uno Stato di Diritto ribadisco, ogni cittadino ha il dovere di rivolgersi alla magistratura, quando ritiene che un diritto non sia stato rispettato.

Quarta osservazione, o meglio quarta amara constatazione, questa sentenza arriva dopo quasi quattro anni, perdendo di fatto qualsiasi efficacia ed interesse, ma così vanno le cose italiane ed a quanto pare anche quelle europee (quasi due anni per avere il parere dalla Corte Europea). Passando al breve personale commento della sentenza, caro direttore sono pienamente d’accordo con lei quando afferma che debba essere “la riforma della legge 84/94 a definire con chiarezza la configurazione giuridica di una autorità portuale ed aggiungo io, occorre definire il ruolo del presidente, visto che il Consiglio di Stato ne offre due diverse letture in altrettante sentenze“, infatti è proprio questo il punto.

Il Seno di Levante del porto di Brindisi-2Lungi questa sentenza da essere lapidaria come dichiara pomposamente l’Autorità portuale nel suo comunicato, il Consiglio di Stato stabilisce di fatto una novità a mio parere ardita: l’elemento determinante dell’esito del giudizio a favore di Haralambides è a parere del giudice, la marginalità dell’esercizio dei pubblici poteri da parte del presidente di una autorità portuale italiana. Infatti la sentenza lo “declassa” di fatto a semplice lavoratore dipendente con compiti principalmente gestionali, offrendo per il futuro, a mio modesto avviso, il fianco alla difficoltà di comprendere esattamente i limiti operativi dell’esercizio dei pubblici poteri, di cui può disporre un presidente per il governo del proprio porto, creando di fatto i presupposti per futuri contenziosi.

Infatti la elaborazione della sentenza in mancanza di riferimenti europei oggettivi sulla reale natura dell’ente in oggetto, sembra aver “costretto” il giudice a fare una scelta di campo a totale favore del diritto europeo, nonostante la mancanza di una normativa europea oggettiva di riferimento sulla natura giuridica delle autorità portuali, o più in generale sulla natura giuridica dei soggetti deputati alla  gestione dei porti. Normativa che ad oggi stenta ad essere varata dalla stessa Commissione europea, proprio a causa della diversità dei sistemi di gestione dei porti esistenti nei vari paesi comunitari.  Il giudice del Consiglio di Stato per definire la causa, ha recepito i criteri generali usati dal diritto europeo relativi alla libertà di circolazione dei lavoratori, limitandosi ad analizzare prevalentemente la natura del  rapporto di lavoro di un presidente di autorità portuale in relazione all’esercizio dei pubblici poteri e “sorvolando” sulla natura giuridica dell’ente, analizzando la quale l’avrebbe portato probabilmente a concludere in modo diverso la causa.

Infatti la presidenza già di per sè, essendo un ente pubblico non economico, per ammissione della stessa Corte Europea, è riservata ai soli cittadini italiani.  A mio parere si è perseguito l’obiettivo di depotenziare la funzione del presidente di una autorità portuale in relazione all’alto ruolo pubblico fiduciario svolto dallo stesso per conto del Ministro, paragonandolo di fatto ad un semplice lavoratore per il quale è applicabile correttamente la libera circolazione, senza limitazione fra i paesi europei.

Il porto interno di BrindisiDi conseguenza per essere sintetici e, chiedendole scusa per l’approssimazione richiesta proprio dalla sintesi, a conferma di quello che si è prima detto,  se per  il giudice del Consiglio di Stato, come si rileva dalla richiesta di parere alla Corte Europea,  la configurazione della natura giuridica dell’autorità portuale assume rilievo nella misura in cui, alla sua presidenza è nominata una persona fisica di cittadinanza non italiana, posto che, nell’ipotesi in cui a tale autorità portuale dovesse riconoscersi natura di ente pubblico economico, che agisce in regime di diritto privato, non potrebbero porsi ostacoli di sorta alla nomina di un cittadino straniero. Per contro, se alla medesima autorità dovesse riconoscersi natura di ente pubblico non economico, che istituzionalmente opera in regime di diritto pubblico e che pertanto, si connota di pieno diritto quale «pubblica amministrazione», la soluzione risulterebbe diversa, cioè il presidente deve essere cittadino italiano.

Inoltre sostiene il giudice del Consiglio di Stato “è innegabile che le competenze del presidente di un’autorità portuale, hanno natura pubblicistica”, in più lo stesso Consiglio di Stato rileva che l’attività del presidente di un’autorità portuale non appare configurabile quale rapporto di lavoro subordinato alle dipendenze di un’amministrazione, ma quale assunzione di un incarico fiduciario conferito dall’autorità governativa dello Stato italiano, temporaneamente limitato e da espletare in veste di presidente di una persona giuridica (l’ente Autorità Portuale nel caso specifico) ricondotta dal diritto dell’Unione a un organismo di diritto pubblico, in sintesi non si configura alla stregua di un lavoratore dipendente.

Invece sinteticamente per la Corte Europea, il presidente di una autorità portuale, in base al parere del 10 settembre 2014 emesso su richiesta del Consiglio di Stato italiano ed praticamente accettato del tutto da quest’ultimo nella sentenza finale, deve essere considerato un lavoratore ai sensi dell’articolo 45, paragrafo 1, del Trattato fondamentale dell’Unione Europea (TFUE), cioè un lavoratore dipendente dotato di pubblici poteri che costituiscono però una parte marginale della sua attività, che presenta in generale, secondo i giudici europei un carattere tecnico e di gestione economica che non può essere modificato dal loro esercizio. Inoltre per gli stessi giudici, tali medesimi poteri possono essere esercitati unicamente in modo occasionale o in circostanze eccezionali.

Una gasiera di Gpl nel porto di BrindisiIn tale contesto, ha quindi concluso la Corte, nel senso che un’esclusione generale dell’accesso dei cittadini di altri Stati membri alla carica di presidente di un’autorità portuale italiana, costituisce una discriminazione fondata sulla nazionalità vietata dall’articolo 45, paragrafi da 1 a 3, (TFUE). Quindi alla luce di queste definizioni sulla natura del rapporto di lavoro e dell’esercizio sporadico dei pubblici poteri, in difformità a mio parere del ruolo effettivo esercitato da un presidente, il quale per poter fare il proprio lavoro deve esercitare pubblici poteri non certo in modo marginale.

A supporto di questa mia convinzione, lo stesso giudice del Consiglio di Stato nello scrivere la richiesta di parere alla Corte Europea, ammette che “è innegabile che le competenze del presidente di un’autorità portuale, quali previste all’articolo 8, comma 3, della legge n. 84/94, hanno natura pubblicistica. Il medesimo giudice specifica che detto presidente deve assicurare la navigabilità della zona portuale, predisporre il piano regolatore portuale ed elaborare il piano operativo triennale.” Difatti rispettosamente nei confronti dei giudici, mi piacerebbe sottoporre alla loro attenzione il seguente quesito: come fa un Presidente di Autorità portuale, che svolge un ruolo pubblico per la tutela dei pubblici interessi a governare un porto senza esercizio prevalente di pubblici poteri?

Invece accettando totalmente la tesi della Corte Europea, il Consiglio di Stato ha sentenziato a favore di Haralambidis considerandolo, come titola lei caro direttore,"Un lavoratore Ue". Il Consiglio di Stato in questa sentenza ha fatto prevalere il diritto europeo giustificandolo nel seguente modo: “…in forza delle limitazioni di sovranità nazionale consentite dall'art. 11 Cost. la portata e le diverse implicazioni della prevalenza del diritto comunitario anche rispetto a norme costituzionali (ovviamente della Repubblica italiana), individuandone il solo limite nel contrasto con i principi fondamentali dell'assetto costituzionale dello Stato ovvero dei diritti inalienabili della persona”.

Quindi in questo caso, come in altri casi che sono denunciati ogni giorno da molti movimenti di cittadini europei, prevale il punto di vista degli euro burocrati non eletti da nessuno, che da Bruxelles  condizionano la vita dei cittadini europei attraverso regolamenti e direttive astruse, trasformando questa Unione europea, che a molti cittadini piacerebbe dei popoli, sempre di più nell’Europa della finanza, delle borse e dei ricchi euro burocrati, che di fatto hanno tradito lo spirito di Altiero Spinelli e del Manifesto di Ventotene, menzionato a sproposito nel comunicato dell’autorità portuale.

L'imbocco del porto interno di Brindisi-2Per mia personale e limitata soddisfazione, le tesi sostenute dai miei avvocati sulla presenza del requisito della nazionalità per la nomina del presidente di una autorità portuale, chiamato a svolgere i compiti affidatogli dalla legge 84/94 della Repubblica Italiana, sono state condivise dagli stati membri che hanno risposto all’interpello della Corte Europea su questo caso, confermando la necessità per la nomina a Presidente del requisito della nazionalità. Ed in ultimo, per quanto riguarda la perdita di tempo che un diritto costituzionale esercitato da un cittadino italiano avrebbe provocato alle attività portuali, come si legge nel comunicato stampa della stessa Autorità portuale, denota ancora una volta lo stile arrogante che ha dimostrato questa gestione nel corso di questi anni.

Infatti questo Presidente pur avendo avuto quasi tutto il tempo del mandato a sua disposizione ad eccezione di un breve periodo di commissariamento di sei mesi, riconsegna alla città a mio avviso un porto dove la conflittualità tra Ente ed operatori portuali ha raggiunto livelli di esasperazione mai viste, un porto senza un preciso indirizzo di sviluppo, un porto che per mancanza di progetti credibili è stato escluso dalla rete dei porti europei strategici, sui quali si sta costruendo la riforma dei porti italiani e questa esclusione provocherà sicuramente la scomparsa dell’Autorità portuale brindisina. I risultati di questa gestione sono sotto gli occhi di tutti e mi chiedo chi ripagherà la comunità brindisina di tutte le occasioni perse? Se gli enti locali non l’hanno riconfermato inserendola nella terna dei nuovi candidati alla presidenza dell’Autorità portuale, chiudendo di fatto la sua esperienza brindisina, ci sarà forse più di una ragione caro presidente “Lavoratore Ue”. Grazie per l’ospitalità. (Ing. Calogero Casilli)

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