Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca

"Alcuni autisti dormivano nella stiva della nave: non hanno avuto scampo"

"Alcuni autisti dormivano nei propri veicoli, all'interno della stiva. Non c'è stato scampo per queste persone". L'architetto 52enne Ioannis Vasailos, di nazionalità greca, ripercorre i drammatici momenti che si sono vissuti a bordo del traghetto Norman Atlantic, mentre divampavano le fiamme originatesi del garage dell'imbarcazione

BRINDISI – “Alcuni autisti dormivano nei propri veicoli, all’interno della stiva. Non c’è stato scampo per queste persone”. L’architetto 52enne  Ioannis Vasailos, di nazionalità greca, ripercorre i drammatici momenti che si sono vissuti a bordo del traghetto Norman Atlantic, mentre divampavano le fiamme originatesi del garage dell’imbarcazione. Vassalos si trova adesso nell’Hotel Nettuno di Brindisi insieme ad un’altra trentina di naufraghi di nazionalità greca, turca e albanese.

Sono arrivati in Puglia fra domenica e lunedì (29 dicembre) a bordo di un elicottero. Vassalos viaggiava con la moglie, operatrice della Croce rossa greca. Lui che in passato aveva viaggiato più  volte con la compagnia ellenica Anek Lines, afferma di aver visto con i suoi occhi autisti di Ioannis Vassalos-2pullman e Tir scesi nella stiva.

“Gli alloggi della nave – dichiara Vassalos – erano troppo piccoli per ospitare quattro persone. Per questo, alcuni autisti hanno preferito dormire nelle cabine  dei rispettivi veicoli”. Le fiamme hanno cominciato a prendere consistenza intorno alle 5 del mattino. “Nel giro di quindici minuti – dichiara il naufrago – i piani inferiori del traghetto si sono trasformati in un vulcano. Le fiamme hanno subito raggiunto un’altezza impressionate”. Vassalos (nella foto a destra) è anche uno skipper. Sa come comportarsi in situazioni di emergenza in mare.

“Ho preso per mano mia moglie – racconta il greco – e mi sono precipitato con lei verso il ponte della nave. C’era vento. Pioveva. Il mare era in tempesta”. Regnava il caos. A detta di Qendro Sokrat (video),  albanese con passaporto italiano residente a Milano, l’equipaggio ha incontrato enormi difficoltà a coordinare i primi soccorsi. “Ognuno di noi – spiega Sokrat – era abbandonato al proprio destino. Non sapevamo cosa fare. Eravamo come pesci senza l’acqua”. I primi passeggeri sono stati tratti in salvo intorno a mezzogiorno, con un elicottero della Marina Militare. Ionnis e la sua consorte sono rimasti in balia Nuri Suzgen-2delle onde per oltre 24 ore.

“Cinque navi – afferma l’architetto – si sono messe in cerchio intorno all’Atlantic per  proteggerlo dalle onde. Ci facevamo forza reciprocamente. Alle 3 di lunedì notte, resomi conto che mia moglie era stremata, l’ho fatta salire su un elicottero”. La stessa odissea è stata vissuta anche dall’autista di pullman Nuri Suzgen, residente in Turchia. “Ho vissuto – dichiara lo straniero – un incubo. Era un inferno. Mi sono subito diretto verso il ponte, dove sono rimasto per ore prima di essere soccorso”.

L’autotrasportatore turco, così come buona parte dei naufraghi ospitati all’hotel Nettuno, è stato trasportato nell’ospedale di Galatina, in ipotermia. In queste ore, si sta valutando come far rientrare a casa queste persone. La maggior parte di loro, ad ogni modo, afferma che non riuscirà mai più a mettere piede su un traghetto, dopo aver affrontato questa tragedia. 

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