“Non versa gli alimenti alle figlie”: tre processi e tre assoluzioni

Brindisino denunciato quattro volte in due anni dall'ex moglie. L'ultima pronuncia è della Corte d'Appello

BRINDISI – Per quattro volte in due anni, un ex rappresentante di articoli per la casa è stato denunciato dall’ex moglie per non aver versato l’assegno mensile, pari a 430 euro, per il mantenimento delle due figlie minori nate durante il matrimonio. E per tre volte è finito davanti ai giudici incassando l’assoluzione: due volte dal Tribunale di Brindisi perché il fatto non sussiste e l’ultima dalla Corte d’Appello di Lecce, per essere stato già giudicato (e assolto).

La storia

mauro durante-6I giudici di secondo grado hanno riconosciuto quanto sostenuto dal brindisino, 60 anni, il quale, dopo la fine della relazione matrimoniale, ha anche perso il lavoro. L’imputato, difeso dall’avvocato Mauro Durante, ha dichiarato di aver sempre ottemperato agli obblighi, preoccupandosi del mantenimento delle figlie sino a quando le sue condizioni economiche lo hanno consentito. Dagli atti processuali, è anche emerso che, in alcuni casi, l’imputato sia stato costretto a chiedere aiuto ai suoi genitori.

Ha ammesso di essere stato costretto a ridurre l’importo dell’assegno dopo aver perso il lavoro. E lo ha ripetuto sin dall’inizio del dibattimento numero tre, quello scaturito dalla quarta denuncia sporta dalla donna, dopo le precedenti assoluzioni. Secondo il penalista che ha seguito l’uomo, si è trattato di una battaglia giudiziaria dalla quale comunque l’ex marito sarebbe uscito distrutto dal punto di vista economico. “Un vortice nel quale scivolano i padri nel momento in cui fallisce il matrimonio”, dice Durante (nella foto in alto).

 “Ne bis in idem”, stando al dispositivo letto nella tarda mattinata di ieri. Motivazioni nel termine di 90 giorni, è scritto. Di fatto, risulta comunque evidente che le contestazioni oggetto del procedimento penale erano state già giudicate, arrivando alla conclusione che non ci fosse alcuna condotta penalmente rivelante da addebitare all’imputato.

Le denunce e le accuse

La prima sentenza del Tribunale traeva origine dalla denuncia che l’ex moglie aveva sporto a novembre 2013. L’ex rappresentante è finito a giudizio per aver “fatto mancare i mezzi di sussistenza alle figlie” nato dal matrimonio. Più esattamente, stando al capo di imputazione, era accusato di “non aver provveduto al loro mantenimento” e di aver “omesso di versare l’assegno mensile pari a 430 euro stabilito dal Tribunale di Brindisi”. In tal modo, si sarebbe “sottratto agli obblighi di assistenza inerenti la sua potestà di genitore”

A marzo dell’anno successivo, altra denuncia della donna che non si è mai costituita in giudizio e nuova assoluzione di fronte alla condotta contestata con riferimento a un altro periodo di tempo, sempre con la stessa formula: “Perché il fatto non sussiste”.

Risulta che la donna ha sporto denuncia nei confronti dell’ex coniuge altre due volte, alla fine del 2012 e nell’estate del 2013: in questo caso, il Tribunale di Brindisi aveva condannato l’imputato a quattro mesi più seicento euro di multa, limitatamente alle condotte a partire dalla prima 2013. Da qui il ricorso in Appello e la pronuncia della Corte, secondo la quale quelle condotte erano state già oggetto di valutazione del Tribunale, in una precedente pronuncia. Di conseguenza la Corte ha dichiarato il “non luogo a procedere”. La difesa a questo punto intende valutare la possibilità di adire azione legali nei confronti della donna, per stalking giudiziario.

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