Cronaca

All'Autorità Portuale ci riprovano con assunzioni e promozioni

Lunedì prossimo seduta del Comitato portuale sulla delibera, già rinviata, che prevede dieci nuovi posti di lavoro e numerosi passaggi di livello last-minute, mentre la riforma assegna a Brindisi una direzione di scalo con funzioni ridotte

BRINDISI – Autorità Portuale di Brindisi, un mondo a parte. Mentre il decreto legislativo, già varato dal Consiglio dei Ministri, è in fase di pareri da parte della Conferenza Stato-Regioni, del Consiglio di Stato e delle commissioni parlamentari competenti,  con previsione di attuazione da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti entro fine maggio o inizi di giugno, nella ex stazione marittima in fondo a corso Garibaldi la preoccupazione principale pare sia quella di portare la pianta organica da 30 a 40 unità,  con passaggi di livello a volontà.

Nei mesi scorsi, il Comitato Portuale aveva chiesto e ottenuto il rinvio della delibera, in attesa degli sviluppi dell’iter della riforma della portualità italiana, che prevede l’abolizione di tutte le autorità portuali adriatiche della Puglia, che saranno sostituite da una sola Autorità portuale di sistema dell’Adriatico Meridionale (Bari, Brindisi, Barletta, Monopoli e Manfredonia). Infatti la riforma prevede che nei porti già sedi di authority, come appunto Bari e Brindisi resti una direzione di scalo.

E quaranta unità in organico a una direzione di scalo sono tante. Peraltro, varie e importanti funzioni saranno assunte direttamente dalla nuova autorità portuale di sistema (pare si stia riflettendo solo su uno spazio di decentramento per la definizione dei Piani regolatori portuali, che comunque saranno decisi e approvati dal presidente). Ma il presupposto della presentazione della delibera, un mese e mezzo fa, era quello che attorno alla riforma vi era incertezza: ipotesi che suona strana se proviene proprio da dipendenti di un organo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Ma appunto, Brindisi un mondo a parte. Dove in vista della riforma si dovrebbero assumere dieci unità (ora sono trenta), con tre dirigenti confermati, dieci quadri (da nove), tre addetti di primo livello (da cinque), 10 di secondo livello (da 6), 7 di terzo livello (da 4), % di IV livello (da 9), due di quinto (da 3), e zero da sesto livello (casella che conta oggi un dipendente). Insomma, passaggi di qualifica consistenti.

Le motivazioni sono le stesse: il ministero ha già approvato una pianta organica da 40 unità per Brindisi, mentre l’aumento dei volumi di traffico e la complessità dei nuovi compiti dell’ente richiede maggiori risorse umane e maggiore flessibilità. Ma questo è un discorso fermo alla fase pre-riforma, quando appunto il ministero diede l’ok all’aumento della dotazione organica, che non si può riprodurre alla luce della trasformazione da authority autonoma a direzione di scalo, era stato osservato nella seduta di Comitato Portuale di fine gennaio.

Tuttavia riecco il tentativo di far passare aumento di organico e promozioni prima che sia troppo tardi. Costo annuo della proposta di riorganizzazione della pianta organica, tre milioni 562mila 698 euro e 97 centesimi. Lunedì 22 febbraio  il Comitato portuale dovrà riunirsi nuovamente per votare la delibera in questione. Cosa accadrà? Brindisi comincerà a marciare sulla giusta via anche al porto?

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