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Cronaca

"Amate la vita": l'ultimo saluto a Gabriele tra gli amici in lacrime

BRINDISI – Una fiumana di giovani, studenti – non solo quelli dell’Itis Majorana -, professori, amici, compagni della squadra di calcio giovanile di Bozzano, adolescenti, parenti, conoscenti. Le strade adiacenti la chiesa di San Vito chiuse al traffico, una chiesa gremita fino a togliere l’aria, guance rigate da lacrime incontenibili, per l’ultimo saluto a Gabriele Marrazza, il 17enne morto nel terribile incidente alle porte del quartiere Sant’Elia alle tre del mattino di giovedì scorso.

BRINDISI - Una fiumana di giovani, studenti - non solo quelli dell'Itis Majorana -, professori, amici, compagni della squadra di calcio giovanile di Bozzano, familiari. Le strade adiacenti la chiesa di San Vito chiuse al traffico, una navata gremita fino a togliere l'aria, guance di adolescenti rigate da lacrime spesso incontenibili, per l'ultimo saluto a Gabriele Marrazza, il 17enne morto dopo il terribile incidente alle porte del quartiere Sant'Elia alle tre del mattino di giovedì scorso, malgrado gli sforzi dei medici.

Una giovane vita stroncata nel fiore dei suoi anni. A ricordarlo, battendo anche i pugni sul pulpito, nel corso dell'omelia, don Peppino Apruzzi, in un appassionato discorso rivolto non solo alla famiglia (mamma Rita, papà Franco e la sorellina), distrutta da un dolore inconsolabile, ma ai tantissimi giovani presenti. Il parroco cita l'Apocalisse, ricordando i giovani accolti da Cristo che non hanno potuto crescere pur volendo, vedendo i loro sogni infrangersi. Come quelli di Gabriele, uscito per festeggiare un compleanno e mai più rientrato in casa, dopo essere rimasto intrappolato nelle lamiere di una Fiat Punto, lanciata a folle corsa su via caduti di Via Fani, insieme con altri quattro amici, uno solo tra loro era appena maggiorenne e neopatentato.

Poi l'impatto, il contachilometri bloccato sui 162 chilometri orari, l'auto finita contro un albero, il resto del gruppo imprigionato per almeno un'ora all'interno del veicolo prima di essere estratto dai soccorritori. Don Peppino Apruzzi, con la sua proverbiale schiettezza, nel giorno del dolore e delle lacrime, non si rivolge solo agli adulti che hanno il difficile compito di educare i giovani in una città che facile non è, ma si rivolge proprio ai ragazzi: "La vita dovete amarla, non usarla". E ai genitori e alla sorellina ricorda che Gabriele continuerà a vivere e invita loro a stagli vicino con la fede. Gli applausi scroscianti, all'uscita del feretro, sono rotti dalle urla di dolore degli amici prima che il portellone del carro funebre si chiuda. Poi la mesta processione verso il camposanto.

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