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“Ammazzata perché voleva separarsi”, condannato marito. Maxi risarcimento per famiglia

“Ammazzata perché voleva separarsi”. È stato condannato a 30 anni Francesco Rosi, l’ex agente immobiliare che il 25 novembre del 2015, uccise la moglie, Raffaella Presta di San Donaci, a colpi di fucile davanti al figlio

SAN DONACI – “Ammazzata perché voleva separarsi”. È stato condannato a 30 anni Francesco Rosi, l’ex agente immobiliare che il 25 novembre del 2015, uccise la moglie, Raffaella Presta 40 anni di San Donaci, a colpi di fucile davanti al figlio nella loro abitazione di Perugia. E' quanto stabilito dal giudice Alberto Avenoso che ha escluso per l'imputato, giudicato con rito abbreviato, l'aggravante della premeditazione, dei futili motivi e della crudeltà. 

Il giudice ha stabilito un risarcimento pari a 700mila euro per il padre di Raffaella, 700mila per la madre, 400mila alla sorella, e 400mila al fratello. Un milione e duecento mila euro di risarcimento al figlio della coppia. 

Secondo l’impianto accusatorio l’omicidio della giovane avvocatessa non sarebbe stato un raptus di follia, ma un tragico evento “premeditato”. "Nessuna attenuante per il marito assassino, ha premeditato tutto”. Secondo le parti civili, non solo Francesco Rosi avrebbe agito con premeditazione, ma non ci sarebbero attenuanti tali da poter alleggerire la sua posizione: una chiara escalation della morte, ammazzata perché voleva separarsi.

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