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Cronaca

“Anche la ‘ndrangheta nel Brindisino: dalla droga al turismo”

Nella relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento il riferimento al sequestro di una struttura a Torre Guaceto: “Investimento riconducile alla cosca di Gioia Tauro per realizzare un resort”

BRINDISI – Droga, prima di tutto, vecchio settore per il business della mala alimentato da accordi tra la Sacra corona unita e la ‘Ndrangheta. Più di recente, il settore turistico: nel Brindisino l’Antimafia ha monitorato l’investimento in un resort nell’area di Torre Guaceto, riconducibile a una cosca di Gioia Tauro.

La relazione del ministro dell’Interno

I contatti con le “ndrine” sono stati evidenziati nella relazione che, qualche giorno fa, il ministro dell’Interno ha presentato al Parlamento, sull’attività svolta dalla Direzione investigativa antimafia nel primo semestre 2017. “Significativi sono risultati i collegamenti con le cosche calabresi”, si legge nel testo.  “E’ stato registrato l’interesse delle cosche calabresi nel comparto turistico della provincia di Brindisi”.

“In particolare, a Torre Guaceto nel mese di giugno, la Polizia di Stato ha eseguito un sequestro beni nei confronti di alcuni soggetti, ritenuti vicini al clan Piromalli di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, intenzionati a realizzare un resort con vista panoramica sul mare”, è scritto.

L'ex impianto di stabulazione di mitili sequestrato-2-2-2

Il resort approvato dal Consiglio comunale

I sigilli sono stati apposti dagli agenti del commissariato della Città Bianca a un ex stabulatore di mitili: per la ristrutturazione con annesso cambio di destinazione d’uso era stato presentato un progetto agli uffici del settore Urbanistica del Comune di Carovigno, ottenendo successivamente il via libera con delibera del Consiglio comunale (a conclusione della seduta del 26 novembre 2015). L’obiettivo era la trasformazione in un residence destinato ad accogliere turisti di livello medio alto. Gli agenti hanno acquisito tutta la documentazione necessaria per ricostruire l’iter amministrativo e hanno dato esecuzione al provvedimento di sequestro disposto dal Tribunale di Reggio Calabria, sezione misure di prevenzione.

Il cartello di sequestro-5-2-2

I calabresi e la capacità di penetrazione

Il progetto era di una società a responsabilità limitata, ma secondo l’impostazione accusatoria è riconducibile al  Nicola Comerci, arrestato dai carabinieri del Ros nell’inchiesta dell’Antimafia chiamata “Provvidenza 2”: al centro delle indagini, c’era il presunto clan Piromalli di Gioia Tauro. Con la pubblicazione della relazione sulle attività della Dia, si ha la conferma che l’Antimafia sta attenzionando gli investimenti della mala nel settore turistico in provincia di Brindisi, dove finora ad ora le ‘ndrine sono state presenti nel settore del traffico di sostanze stupefacenti, come fornitori di marijuana, hashish, e soprattutto di cocaina ed eroina. Anche sulla base di contatti imbastiti tra i capi delle rispettive associazioni di stampo mafioso, nei periodi delle detenzioni in carcere, stando a quanto hanno svelati alcuni dei collaboratori di giustizia più recenti della Scu.

La ‘Ndrangheta – si legge – dimostra “elasticità organizzativa” del sodalizio che fa “del vincolo di sangue uno dei suoi punti di forza “nel processo di penetrazione nelle altre realtà territoriali e di esportazione del modello mafioso". In questo modo, "le cosche riescono ad adattarsi al territorio, modulando conseguentemente l’intensità della presenza".

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