Cronaca

Ancora nessuna traccia dell'evaso. Sotto controllo i potenziali fiancheggiatori

Ancora nessun esito delle ricerche dell’ergastolano Fabio Antonio Perrone evaso ieri alle 12 dall’ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove doveva essere sottoposto a una endoscopia, facendosi strada a colpi di pistola, arma strappata dalla fondina di un uomo della scorta e lasciandosi tre feriti alle spalle

Ancora nessun esito delle ricerche dell’ergastolano Fabio Antonio Perrone evaso ieri alle 12 dall’ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove doveva essere sottoposto a una endoscopia, facendosi strada a colpi di pistola, arma strappata dalla fondina di un uomo della scorta e lasciandosi tre feriti alle spalle. Secondo gli investigatori, Perrone non avrebbe agito seguendo un piano premeditato, ma cogliendo l’occasione di avere in quel momento le mani libere dalle manette. Quindi il ricercato, che è fuggito impossessandosi di un’auto, una Toyota Yaris, deve necessariamente procurarsi danaro, cibo, acqua e un riparo.

Polizia e carabinieri hanno controllato l’intera rete dei possibili fiancheggiatori del killer evaso, presso i quali avrebbe potuto trovare rifugio e mezzi per proseguire la latitanza. Qualcuno ha persino ipotizzato che abbia già attraversato l’Adriatico diretto in Albania, ma non vi sono elementi per accreditare tale ipotesi. Per ora l’apparato delle ricerche è concentrato nella parte nord della provincia di Lecce e nella confinante fascia della provincia di Brindisi, area da cui Perrone, 42 anni, condannato per l’omicidio di un giovane montenegrino, Fatmir Makovic, avvenuto il 29 marzo dello scorso anno nel Salento, non si sarebbe allontanato proprio perché obbligato a trovare complicità.

Tutti i comandi dei carabinieri, le questure e i commissariati di polizia delle tre province ionico-salentine sono impegnati nelle perlustrazioni della costa e delle campagne, in cerca delle tracce di Fabio Antonio Perrone, che ha con sé la semiautomatica calibro 9 parabellum sottratta all’agente della scorta. Anche la Polizia penitenziaria partecipa alle ricerche. L’ergastolano peraltro deve evitare di essere avvistato da passanti, automobilisti o contadini. La sua foto è stata ampiamente diffusa da tv, giornali e web, e nell’area critica l’attenzione della gente è alta.

Perrone è considerato altamente pericoloso. Ha già sparato e ferito durante la fuga dall’ospedale di Lecce, potrebbe farlo anche in presenza di pattuglie delle forze dell’ordine. Per comunicare con potenziali complici dovrà prendere contatto direttamente: non ha un cellulare e probabilmente neppure monete per utilizzare telefoni pubblici. Potrebbe perciò tornare a rapinare per procurarsi un’altra auto, e soprattutto denaro.

Intanto i sindacati degli agenti di polizia penitenziaria hanno indetto per il 19 novembre una giornata di protesta, contro le condizioni in cui sono costretti a effettuare le scorte e contro l’atteggiamento del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che apre un’inchiesta sull’accaduto ma non indaga sulle condizioni di lavoro del personale.

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