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Fontana Tancredi, silenzio del Comune sul vincolo: impresa ora in pressing

“Lavori bloccati da un mese, riprenderanno il 28 novembre”. EdilMicaletti scrive al settore Urbanistica: “Dalla Soprintendenza nessuna limitazione, sospensione costosa e ingiustificata”

BRINDISI – Comune in silenzio sul cantiere per la costruzione di una palazzina nella zona antistante la Fontana Tancredi: due settimane dopo il sopralluogo dei tecnici dell’Urbanistica, non ci sono state risposte. E per l’impresa edile titolare del permesso a costruire la sospensione oltre a comportare dei costi, resta priva di motivazione essendo in regola con tutti i documenti.

Ad attendere un cenno resta l’impresa EdilMicaletti, che ha autosospeso i lavori per la realizzazione di una palazzina con piano terra, primo e secondo piano e attico, a dodici metri dal filo del muro della fontana. Oggi la ditta ha scritto all’amministrazione anticipando l’intenzione di riprendere i lavori il prossimo 28 novembre, dopo l’ulteriore proroga a cui il dirigente della ripartizione non ha dato alcun riscontro.

La missiva porta la firma dell’amministratore unico, Vito Micaletti, ed è stata indirizzata all’architetto Fabio Lacinio, per sollecitare un intervento che lo stesso Comune aveva anticipato ai giornalisti, per mano del sindaco, Mimmo Consales, dopo che era venuto a galla un vincolo sulla zona imposto dalla Soprintendenza 47 anni addietro (di cui si è occupato un servizio di BrindisiReport.it).

Di quel richiamo come vincolo se non addirittura come impedimento alla edificazione, non c’è traccia nei documenti di cui l’impresa brindisina è in possesso, né tanto meno sembra esserci un “no” alla costruzione nella sentenza del Consiglio di Stato con la quale i giudici amministrativi, in via definitiva, si sono pronunciati sulla materia.

L’impresa sostiene di aver consegnato al dirigente del settore Urbanistica anche copia di quella pronuncia che il Comune avrebbe dovuto comunque avere in archivio, al pari della concessione edilizia visto che è stata rilasciata dalla stessa amministrazione il “31 marzo 2010 per il suolo sito in Brindisi in via del Lavoro angolo con via della Vite”.

Terreno di un privato che lo aveva ricevuto in enfiteusi dalla Curia, da quale EdilMicaletti l’ha acquistato in data 23 settembre 2015, data che segna l’inizio della storia contemporanea con strascico di polemiche sui lavori di costruzione.

Dalla documentazione emerge che la “concessione aveva subito una sospensione da parte del Comune di Brindisi” il 20 agosto di cinque anni fa, per effetto di un “vincolo paesaggistico imposto dal Ministero dei Beni Culturali sul lotto in questione, a fronte della vicinanza ad un monumento storico” qual è appunto la Fontana Tancredi.

Accade, quindi, che il vecchio proprietario dell’area presenta ricorso e quel procedimento di sospensione viene annullato. Da qui la proroga per l’ultimazione dei lavori che dovrebbero essere ultimati entro l’11 maggio 2018.

“Alla data della stipula dell’atto di compravendita tra la mia società e il vecchio proprietario, lo stesso non solo ha già in mano il titolo di costruzione in corso di validità, ma allega anche il certificato di  destinazione urbanistica rilasciato il 24 giugno 2015 sempre dal Comune di Brindisi”, si legge nella lettera spedita dalla ditta a Palazzo di città.

Si arriva così all’apertura del cantiere: l’inizio dei lavori viene comunicato lo scorso primo ottobre sia al settore Urbanistica che alla Soprintendenza che, durante l’esecuzione degli scavi è stata presente con un proprio funzionario: “Con verbale del 13 ottobre 2015 dichiara la totale assenza di reperti archeologici di importanza nell’area oggetto di intervento edilizio”, ricorda ancora l’amministratore unico della EdilMicaletti.

Quindici giorni dopo, c’è stato il sopralluogo dei tecnici del settore Urbanistica e in quella occasione l’imprenditore ha proposto un’autosospensione dei lavori di due settimane “in attesa di riscontri da parte del Comune”. Che non ci sono ancora stati, a sentire il privato. Alla scadenza del termine indicato come ultimo giorno di chiusura del cantiere, l’amministratore unico ha comunicato una “sospensione ulteriore dei lavori sino al 23 novembre” nella speranza di una pronuncia. Ma niente. Non c’è stata ancora alcuna risposta dell’amministrazione cittadina.

“Si precisa che la mia società svolge attività di impresa e pertanto ha già sostenuto molti costi inerenti le fasi lavorative effettuate, come scavi, pareti di contenimento, fondazioni in cemento armato e oneri per il personale”, ha ricordato l’imprenditore nella lettera. Ha voluto anche rammentare che “Ogni qualsivoglia ritardo nell’esecuzione delle opere genererà una maggiorazione di tali spese, anche ingenti, senza considerare il disagio subito dai dipendenti sospesi dal lavoro”.

Qual è la conclusione? “A fronte di quanto esposto, pur concedendo un’ulteriore sospensione sino al 27 novembre prossimo, si precisa che non sarò più disposto a concedervi ulteriori proroghe e pertanto il 28 sarà riaperto il cantiere”. Status quo per altri dieci giorni, a seguire non sono escluse azioni legali anche in termini di risarcimento dei danni patiti.

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