Venerdì, 19 Luglio 2024
Cronaca

Accusa di esterovestizione infondata: annullata richiesta da 2 milioni di euro

La Corte di giustizia tributaria di secondo grado dispone l'annullamento totale di un avviso di accertamento a carico di una società brindisina nel settore della navigazione

BRINDISI – Dopo l’assoluzione in sede penale, arriva anche un giudizio favorevole in ambito tributario. La Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Puglia (sezione staccata di Lecce) ha disposto l’annullamento totale di un avviso di accertamento per un totale di oltre 2 milioni di euro a carico della società Acamar di Barretta Francesco E & C. Sas, con sede a Brindisi. 

Il giudice in composizione collegiale presieduto da Fernando Antonio Cazzolla, con sentenza emessa nella giornata di ieri (lunedì 21 agosto) ha accolto le eccezioni di diritto e di merito formulate dall’avvocato Maurizio Villani, tramite ricorso in appello. L’atto impugnato è relativo all’anno 2009, insieme alle coeve sentenze per gli anni 2010-2011 e 2012.

La complessa vicenda scaturisce dall’accusa di eterovestizione, ossia fittizia localizzazione della residenza fiscale di una società all’estero (nel caso specifico il Portogallo) per ottenere un indebito risparmio di imposta, che era stata mossa ai responsabili della società, attiva nel settore della navigazione con l’utilizzo di rimorchiatori. In sede penale, come detto, con sentenza della corte di appello di Lecce passata in giudicato, è stata dimostrata la totale infondatezza di tale ipotesi di reato.

Ora anche la corte di giustizia tributaria di secondo grado giunge alle medesime conclusioni. “E’ evidente – si legge nella sentenza – che si tratta di un’attività imprenditoriale svolta all’estero, effettivamente localizzata e radicata totalmente al di fuori del territorio italiano, dotata di autonomia gestionale sia sotto il profilo organizzativo che sotto quello amministrativo la quale, in conformità ad una contrattualistica internazionale assai diffusa in ambito marittimo, ha demandato un'ampia sfera di attività ad un soggetto italiano, che in relazione alle varie prestazioni di servizi rese ha assoggettato i relativi redditi ad imposizione”. 

Il giudice esclude quindi che “nella fattispecie si versi in una ipotesi esterovestizione volta a scopi elusivi dell’imposizione fiscale”. 

“I principi stabiliti dai giudici di merito di secondo grado  - si legge in un comunicato dell’avvocato Villani - sono importanti perché: -hanno dimostrato che la società non era esterovestita, alla luce di tutta la documentazione depositata in atti nonché in ossequio alla giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea e della Corte di Cassazione; non c’è stato alcun abuso del diritto; infine, si è tenuto conto della sentenza penale di assoluzione ‘perché il fatto non sussiste’ emessa dalla Corte di Appello di Lecce e passata in giudicato, alla luce della recente normativa n. 130/2022 nonché anticipando il principio previsto dalla legge delega n. 111/2023 (in G.U. n. 189/2023), che entrerà in vigore il 29 agosto 2023”. 
 

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