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“Antiracket, a Brindisi non c’erano avvocati e commercialisti”

Nuovi retroscena nell’inchiesta sull’associazione, dopo l’ascolto di tre ex collaboratori in servizio a Brindisi: “La Presidente obbligava a indicare almeno sei accessi dei professionisti. Mai svolte le riunioni del consiglio direttivo, nel corso del quale furono cacciati in due”. L’indagata dal carcere di Lecce: “Io, bersaglio di una vendetta”

BRINDISI – “Nessun professionista, avvocato o commercialista, nei tre anni del progetto, è mai venuto allo sportello Antiracket di Brindisi, salvo rarissime occasioni. Due o al massimo tre volte. Non si sono mai svolte neppure le riunioni del consiglio direttivo, nel corso del quale due persone sono state allontanate”.

Maria Antonietta GualtieriTre ex collaboratori dello sportello antiracket di Brindisi hanno reso dichiarazioni ritenute “concordanti” contro la presidente Maria Antonietta Gualtieri, in carcere da venerdì scorso con l’accusa di essere stata a capo di un’associazione finalizzata alla truffa e alla corruzione. Si tratta di tre addette inserite nella “segreteria tecnica” ascoltate dai militari della Guardia di Finanza, in qualità di persone informate su fatti. Una è stata in servizio da luglio 2012 sino a dicembre 2014, le altre due hanno dichiarato di aver iniziato la collaborazione a fine giugno 2012 e di essere andate via a settembre 2015.

Cos’hanno detto ai finanzieri? “Nonostante nessun professionista si recasse a Brindisi, la presidente obbligava a indicare nel report mensile almeno sei accessi dei professionisti”, si legge negli stralci dei verbali riportati nel provvedimento di arresto. “Ogni mese – è scritto ancora – dovevano inoltrare preventivamente il report mensile alla Gualtieri, la quale doveva controllare che fosse stato redatto secondo le sue indicazioni e in caso contrario lo correggeva e glielo sottoponeva alla firma nel corso di riunioni che si tenevano a Lecce”.

Quanto ai compensi percepiti, tutte e tre le ex collaboratrici hanno dichiarato di “aver ricevuto sui propri conti correnti le somme per attività falsamente rendicontate per i mesi di maggio e giugno 2012 e che avevano prelevato in contanti e poi restituito alla presidente, come da sue disposizioni”. La riconsegna del denaro, stando a questi racconti, sarebbe avvenuta il “18 luglio 2012 in occasione di una cena organizzata in una nota tenuta di Cellino San Marco”. “In tale occasione la presidente si arrabbiò molto con una delle tre perché non aveva usato discrezione nel consegnare i soldi, avendolo fatto alla presenza di tutti”. “Per questo motivo – si legge anche – Gualtieri si era recata presso lo sportello di Brindisi, dove aveva ripreso violentemente la donna che in considerazione del fatto che non le era stata consegnata la soma precisa, poiché mancavano poche decine di euro”.

Tutte e tre, infine, hanno riferito di essere “obbligate ad accettare quanto imposto dalla presidente in virtù della costante minaccia di non pagare loro quanto dovuto ovvero di sostituirle, minaccia più che fondata avuto riguardo a quanto successo ad alcuni ex collaboratori, fatti fuori da Gualtieri perché in contrasto con la stessa”. Tra questi figurano i nomi di un giornalista e due avvocati.

La presidente, interrogata sabato mattina nel braccio femminile del carcere di Borgo San Nicola a Lecce, ha respinto le accuse e ha fornito al gip e ai pm la sua verità, riferendo in alcuni passaggi delle risposte di un clima di tensione con diversi collaboratori, tanto da sostenere di essere finita in una sorta di vendetta. Aspetti che probabilmente saranno affrontati nel corso di ulteriori interrogatori con i sostituti procuratori, stando a quanto anticipato dai difensori Paoloantonio D’Amico e Luigi Rella. Al momento, Gualtieri resta in carcere. Non è neppure escluso che i penalisti presentino ricorso al Tribunale del Riesame chiedendo l’attenuazione della misura con il riconoscimento dei domiciliari.

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