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Morto dopo caduta: imputazione coatta per otto medici e infermieri

Il gip del Tribunale di Brindisi ordina al pm l’esercizio dell’azione penale. Archiviazione per altri quattro indagati

BRINDISI – Chiusa l’inchiesta per omicidio colposo, dopo la morte in ospedale di un pensionato di Brindisi di 85 anni, ricoverato dopo essere caduto per strada: il gip del Tribunale ha ordinato l’imputazione coatta nei confronti di otto medici del Perrino per i quali il pm aveva chiesto l’archiviazione, a conclusione delle indagini avviate dopo due denunce.

Gli uffici della procura e del gip a Brindisi

L’ordinanza del gip

Secondo il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Giuseppe Biondi, sussistono elementi tali da rendere necessario l’esercizio dell’azione penale, con la formulazione del capo di imputazione per omicidio colposo, nei confronti di medici e infermieri in servizio nel reparto di Chirurgia, nel quale venne ricoverato Teodoro Trane il pomeriggio del 28 maggio 2016. Per questo, con ordinanza, ha imposto al pm di chiedere il rinvio al giudizio. Di conseguenza, per gli otto medici si rende necessario il passaggio di fronte ad altro giudice, in funzione di gup e dovrà, quindi, essere fissata una udienza preliminare. Il pubblico ministero ha dieci giorni di tempo per procedere. Gli indagati sono difesi dagli avvocati: Andrea Silvestre, Domenico Valletta, Francesco Melpignano, Roberto Cavalera, Giancarlo Camassa, Angelo Oliva.

L’archiviazione

E’ stata accolta, invece, la richiesta di archiviazione per altri quattro indagati, fra medici e infermieri dell’ospedale Perrino, per i quali il gip ha ritenuto di condividere le conclusioni alle quali è giunto il pm in accoglimento delle richieste presentata dai difensori Domenico Attanasi (nella foto accanto), Roberto Bonsegna, Patrizia Sabella, Antonio Aventaggiato.

Le denunce

Il fascicolo venne aperto dopo la denuncia sporta dall’avvocato Stefania Ester Spina, del foro di Brindisi, in qualità di amministratrice di sostegno del pensionato. L’anziano, in seguito alla caduta, riportò “un politraumatismo con fratture costali III e IV sinistra e versamento pleurico nonché endoaddominale nel settore periepatico”, stando alla prima diagnosi. Venne ricoverato il 28 maggio. Tre giorni dopo, ci fu un “aggravamento delle condizioni cliniche del paziente, sino al decesso”.

Nell’esposto della penalista, furono lamentate possibili “condotte negligenti”. Cu fu anche un secondo esposto, firmato da un medico, il quale sin da subito essendo stato individuato tra i soggetti indagati, destinatario dell’avviso per il conferimento di incarico da parte del pm, dichiarava subito la propria estraneità evidenziando la propria assenza dal 28 al 30 maggio”. Il medico scrisse di aver “solo partecipato alla visita collegiale del 31 maggio”.

L’autopsia

L’esame autoptico venne eseguito da Domenico Urso, medico legale, e Luigi Giovanni Greco, specialista in chirurgia generale. Secondo i due consulenti, la causa della morte può essere acritta a un “progressivo cedimento della funzione cardiorespiratoria secondaria ad un politrauma toracoaddominale, da caduta accidentale, produttivo di lesioni fratturative costali a sinistra e lacerazioni spleniche con associato versamernto pleurico bilaterale ed emorragia endoaddominale ingravescente”.

Nella consulenza viene messo in evidenza il “progressivo trend in discesa dei valori di emoglobina, espressione del lento ma progressivo peggioramento del quadro emorragico”. Ma, stando a quanto si legge, “non risultano effettuati accertamenti di laboratorio ed emocromocitometrici il 31 maggio, sulla base di quel che risulta dalla cartella del paziente”. La consulenza, in definitiva, stabilisce che “le condotte attendistiche dei giorni 28, 29 e 30 maggio furono corrette”, dubbi sono stati sollevati con riferimento all’ultimo giorno di vita del pensionato.

Reparto di Ematologia dell'ospedale PerrinoLa condotta dei medici

“Nessuno dei medici che si sono succeduti in servizio (tre i nomi indicati dal gip) aveva ritenuto opportuno che il mattino seguente tale controllo venisse operato”, ha scritto il gip secondo il quale tale condotto è da considerare “omissiva” perché non rendeva possibile continuare a valutare l’evoluzione – probabilmente in senso peggiorativo – del livello di emoglobina. “Si può ravvisare una prima manifestazione di negligenza”, ha scritto il giudice per le indagini preliminari. “Se consideriamo l’età del paziente, le sue complessive condizioni cliniche, si deve ritenere che fosse necessario un monitoraggio costante con accertamento dei valori dell’emoglobina anche più volte al giorno”.

L’altra circostanza “oggetto di rimprovero da parte dei consulenti ed emblema di condotta negligente consiste nella genericità e nella superficialità della visita collegiale del 31 maggio” perché non sarebbero state “menzionate le misurazioni dei parametri vitali del paziente, come la frequenza e il polso, a fronte di una indicazione ad eseguire una consulenza ortopedica e neurologica”. Da qui una “una ulteriore negligenza”, sempre ad avviso del gip: “Inopportuna decisione di sottoporre il paziente a una visita ortopedica, previo spostamento in un’altra stanza, con tentativo di aspirazione a carico del ginocchio sinistro”.

Lo spostamento del paziente

Secondo i consulenti, “non può escludersi che proprio questo inopportuno spostamento e le manovre invasive possano aver determinato un ulteriore peggioramento delle già precarie condizioni del paziente”. Sarebbe stata necessaria, per i consulenti, una “ecografia addominale che avrebbe consentito di monitorare lo stato emorragico e che rappresentava, comunque, uno strumento diagnostico non autosufficiente, né alternativo rispetto agli esami ematochimici che nessuno si preoccupava di far eseguire quella mattina”.

La conclusione, secondo il gip: “Coerenza, deontologia e buona organizzazione del reparto avrebbero richiesto che quei risultati dell’ecografia, una volta pervenuti in reparto, fossero subito esaminati dal medico in servizio a nulla rilevando, in termini di giustificazione, la circostanza che l’orario del referto fosse a cavallo tra un turno e l’altro. Ciò purtroppo non è avvenuto”. Il “medico uscente dal turno non ha preso in visione il referto e non ha segnalato al medico entrante, il quale non aveva partecipato alla visita collegiale del mattino".

La camera mortuaria dell'ospedale Perrino

La consulenza integrativa

Il gip, inoltre, ha ricordato che lo stesso pm, su richiesta dei difensori, dispose una consulenza integrativa nella quale venne evidenziato che le fonti emorragiche erano tre, oltre a quella splenica: “Ferita lacero-contusa del labbro superiore, versamento pleurico bilaterale e borsite al ginocchio sinistro”. E che “il processo emorragico fu continuo durante l’intera degenza, a mo’ di stillicidio nella fasi iniziali e senza interruzione sino al decesso. Per questo il gip ha ritenuto la condotta di otto medici e infermieri di Chirugia del Perrino “colposa” sotto il profilo della negligenza, con riferimento alla giornata del 31 maggio di due anni fa.

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