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La direzione della Asl di Brindisi

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Appalti Asl: anche Corso sceglie il silenzio

BRINDISI - Tace il “regista”, se non per dichiarare al gip Valerio Fracassi di volersi avvalere della facoltà di non rispondere: Vincenzo Corso, il capo dell’Utc Asl ha preferito il silenzio, stamani, al fianco del suo avvocato, Rosario Almiento. Stessa scelta per Antonio Ferrari, difeso dallo stesso legale.

BRINDISI - Tace il "regista", se non per dichiarare al gip Valerio Fracassi di volersi avvalere della facoltà di non rispondere: Vincenzo Corso, il capo dell'Utc Asl ha preferito il silenzio, stamani, al fianco del suo avvocato, Rosario Almiento. Stessa scelta per Antonio Ferrari, difeso dallo stesso legale. Hanno "esaurientemente" chiarito la propria posizione Roberto Braga ed Emilio Piliego, assistiti dall'avvocato Massimo Manfreda. Gli interrogatori di garanzia degli 11 destinatari di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nell'operazione Virus si sono conclusi nel pomeriggio. Riprenderanno lunedì mattina quando verranno ascoltati coloro per i quali è stata disposta la custodia cautelare ai domiciliari.

Personaggio principale è senz'altro Vincenzo Corso, 60 anni, il dirigente dell'ufficio tecnico della Asl di Brindisi colui che, stando a quanto riportato nelle intercettazioni telefoniche, si faceva "baciare". Lo dicono gli imprenditori, facendo intendere che fosse incline a dispensare illecitamente favori nell'aggiudicazione delle procedure. Il tornaconto? Anche i pubblici ufficiali coinvolti, sono in tutto 5 i dirigenti Asl, avevano in cambio utilità: gioielli, viaggi ma soprattutto denaro che rientrava nelle loro tasche attraverso contratti di subappalto.

Stando alle accuse gli stessi pubblici ufficiali, attraverso prestanome o direttamente come nel caso di Corso, possedevano quote all'interno delle società cui venivano poi affidati gli incarichi e così riuscivano a conseguire il profitto per i vantaggi garantiti. Sono stati contestati i seguenti reati: associazione per delinquere; turbata libertà degli incanti e rivelazione di segreti d'ufficio per aver manomesso fraudolentemente le buste contenenti le offerte economiche delle ditte concorrenti, prima della loro apertura ufficiale, al fine di rilevarne il contenuto e comunicarlo poi alle imprese prescelte per l'aggiudicazione.

E ancora, falso ideologico commesso da pubblici ufficiali in atti pubblici, per aver falsamente attestato, nei verbali di gara, di aver verificato l'integrità dei plichi con le offerte risultati, in verità preventivamente aperti; falso ideologico per induzione commesso da pubblici ufficiali in atti pubblici, per aver redatto false relazioni istruttorie; corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio commessa al fine di favorire l'aggiudicazione di alcune gare risultate turbate, percependo utilità varie. Tutto ciò funzionava secondo un preciso meccanismo.

 

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