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Martedì, 18 Giugno 2024
Cronaca

Appalti Asl: Borromeo accusa Dipietrangelo

BRINDISI – Due interrogatori, cento pagine in tutto. E’ Giovanni Borromeo, il “faccendiere” addetto alla manomissione delle buste che parla, decide di collaborare con i magistrati che indagano sugli appalti truccati alla Asl di Brindisi.

BRINDISI – Due interrogatori, cento pagine in tutto. E’ Giovanni Borromeo, il “faccendiere” addetto alla manomissione delle buste che parla, decide di collaborare con i magistrati che indagano sugli appalti truccati alla Asl di Brindisi. E’ stato sentito due volte: il 20 e il 22 novembre scorso. I verbali erano secretati fino a stamani, giorno in cui sono stati depositati dal procuratore aggiunto Nicolangelo Ghizzardi a Lecce, in sede di Riesame.

Tutti gli avvocati delle persone che hanno chiesto l’attenuazione o la revoca della misura cautelare al Tribunale della Libertà li hanno potuti leggere, ne potranno chiedere copia. Borromeo spiega il sistema, conferma che il regista dell’intero meccanismo è l’ex direttore dell’Ufficio tecnico della Asl, Vincenzo Corso. Borromeo, dipendente di una società aeronautica brindisina, componente in quota Pd del consiglio di amministrazione della società Santa Teresa Spa, la multiservizi in house della Provincia di Brindisi, assistito dall’avvocato Roberto Cavalera ha fornito la sua versione dei fatti.

Le dichiarazioni fornite da Borromeo sono poste nero su bianco: “Facevo quel lavoro di chiusura e apertura preliminare delle buste perché me lo chiedeva Corso” ha spiegato. Se si fosse rifiutato avrebbe rischiato di perdere il posto di lavoro il figlio, assunto alla Manutencoop. Era questo il “ricatto” secondo Borromeo che ha parlato delle interferenze della politica negli appalti, in uno in particolare, quello della Revi Srl, su cui vi sarebbero state, secondo l’accusa, pressioni di Carmine Dipietrangelo, ex consigliere regionale del Pd, ex componente del consiglio di amministrazione delle Ferrovie Appulo Lucane.

Borromeo parla solo di Dipietrangelo. “Se c’era un problema interveniva la Madonna”, racconta ai pm Giuseppe De Nozza e Nicolangelo Ghizzardi. “Io conosco solo una Madonna – aggiunge – la Madonna del Carmine”. A domanda: ma si tratta di Dipietrangelo? Borromeo risponde sì. Dice che attraverso di lui Corso ambiva a diventare direttore generale della Asl. Che era il suo referente politico.

Borromeo parla “de relato”, ma ha consentito ai magistrati di riportare un fiume di parole a verbale. Cento pagine di dichiarazioni che saranno vagliate con attenzione per definire tutte le posizioni degli indagati, anche quelle marginalmente coinvolte.

Degli arrestati Borromeo era uno degli 11 finiti in cella il 12 novembre del 2013. Sono 22 in tutto, di cui 11 ai domiciliari. Sono 133 gli indagati in tutto, tra questi ci sono diversi consiglieri regionali, tra cui Euprepio Curto (Udc), Pino Romano (Pd). Poi Vincenzo Cappellini (Pd), l’ex assessore alla Salute Alberto Tedesco e Lea Cosentito, Lady Asl.

Anche il medico e politico Salvatore Brigante, gli ex direttori generali Guido Scoditti, Rodolfo Rollo, l’ex direttore amministrativo della Asl, Alfredo Rampino. Per la gran parte di loro le accuse sono prescritte o al momento non supportate da gravi indizi di reato.

Si scava ancora, i due pm De Nozza e Ghizzardi, continuano a indagare. L’apporto di Borromeo viene ritenuto importante per definire il quadro, soprattutto in relazione alla posizione del dirigente Utc Asl, Corso (sospeso), difeso dall’avvocato Rosario Almiento, che in sede di interrogatorio di garanzia si era avvalso della facoltà di non rispondere.

L’attività d’indagine ha fatto emergere un datato ed allarmante “sistema” di malaffare all’interno dell’Area gestione tecnica dell’Azienda Sanitaria di Brindisi, per truccare le gare di appalto con sistemi illeciti, realizzato dai responsabili della predetta Area con I’interessata partecipazione di vari imprenditori.

Il modus operandi prevedeva, per le gare di valore superiore ai 50.000 euro, l’apertura segreta (e successivo risugellamento), da parte di un esperto faccendiere, dei plichi contenenti le offerte presentate dalle ditte partecipanti alla gara, per prendere visione delle loro offerte, in modo da individuare e suggerire al vincitore predeterminato quale avrebbe dovuto essere la sua offerta per conseguire l’aggiudicazione.

Il sistema descritto è stato accertato mediante intercettazioni di conversazioni telefoniche e fra presenti, riprese video, accertamenti tecnici sulle buste contenenti le offerte.

Per le gare di valore inferiore ai 50.000 euro venivano invitate a partecipare cinque ditte ‘amiche’, quattro delle quali, però, fungevano da mere comparse, in quanto, seguendo le istruzioni ricevute dall’Area gestione tecnica, non presentavano offerte, oppure presentavano offerte superiori a quella del vincitore predeterminato, in attesa che venisse il loro turno per l’aggiudicazione di altri lavori.

Per agevolare il buon esito dell’illecito la commissione aggiudicatrice delle gare era composta dagli stessi appartenenti all’Area gestione tecnica, alcuni dei quali avevano anche costituito delle imprese (di cui erano titolari parenti o prestanome) per poter partecipare alla spartizione con le forme apparenti del sub-appalto.

Varie le utilità conseguite dei pubblici ufficiali indagati: quote societarie di un albergo, affidamento di lavori in su appalto a ditte intestate a familiari e prestanome, titolarità di un’agenzia immobiliare, mobili, viaggi, preziosi. E’ emerso anche un episodio di frode in pubbliche forniture per avere l’aggiudicatario fornito a lungo materiale (pannoloni per incontinenti) di qualità inferiore rispetto a quella promessa.

In una poco edificante conversazione telefonica captata nel corso delle indagini uno degli indagati si paragona a Mercadet, personaggio di una commedia ottocentesca di Honoré de Balzac, il quale utilizzava il denaro degli altri per i propri scopi.

Sono stati contestati i seguenti reati: associazione per delinquere; turbata libertà degli incanti e rivelazione di segreti d’ufficio per aver manomesso fraudolentemente le buste contenenti le offerte economiche delle ditte concorrenti, prima della loro apertura ufficiale, al fine di rilevarne il contenuto e comunicarlo poi alle imprese prescelte per l’aggiudicazione; falso ideologico commesso da pubblici ufficiali in atti pubblici, per aver falsamente attestato, nei verbali di gara, di aver verificato l’integrità dei plichi risultati, in verità preventivamente aperti; falso ideologico per induzione commesso da pubblici ufficiali in atti pubblici, per aver redatto false relazioni istruttorie, relative al regolare espletamento delle gare risultate turbate e proponendo l’assunzione dei relativi atti deliberativi, traendo così in inganno il direttore generale della Asl di Brindisi, che adottava le false ed illecite delibere di aggiudicazione definitive; corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio commessa al fine di favorire l’aggiudicazione di alcune gare risultate turbate, percependo utilità varie.

Le indagini sono state svolte dal Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Brindisi e dai carabinieri del Nas di Taranto. Carmine Dipietrangelo, attraverso una nota stampa del uso avvocato Carmelo Molfetta, aveva nei giorni scorsi negato ogni sua interferenza nelle gare di appalto della Asl di Brindisi.

 

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