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Giovanni Borromeo

Giovanni Borromeo

Asl: Corso e Borromeo verso rito abbreviato

BRINDISI - Il presunto regista dell’affaire degli appalti truccati alla Asl con tanto di buste manomesse ha chiesto di essere giudicato con un rito abbreviato condizionato a una perizia, l’esperto utilizzatore di taglierino e colla ha invece scelto un rito abbreviato secco. Sono Vincenzo Corso e Giovanni Borromeo.

BRINDISI - Il presunto regista dell'affaire degli appalti truccati alla Asl con tanto di buste manomesse ha chiesto di essere giudicato con un rito abbreviato condizionato a una perizia, l'esperto utilizzatore di taglierino e colla ha invece scelto un rito abbreviato secco. Sono l'ex direttore dell'area tecnica della Asl Vincenzo Corso (difeso dall'avvocato Rosario Almiento) e il suo "amico", Giovanni Borromeo (difeso da Roberto Cavalera) gli unici due fra gli undici per i quali è stato disposto dal gip il giudizio immediato su richiesta del procuratore aggiunto Nicolangelo Ghizzardi e del pm Giuseppe De Nozza a voler ricorrere a giudizi alternativi, puntando allo sconto di un terzo della pena.

Gli altri undici, incluso il consigliere comunale Antonio Ferrari, difeso anche lui da Almiento, affronteranno invece il processo con rito ordinario che inizierà il 7 aprile. Non è ancora stata fissata l'udienza per gli abbreviati. La Asl di Brindisi ha già deciso di costituirsi parte civile. Corso è l'unico a trovarsi ancora in carcere. Si tratta della maxi inchiesta Virus - Mercadet condotta dai carabinieri del Nas di Taranto e dalla guardia di finanza di Brindisi che ha portato nel novembre scorso all'esecuzione di 22 ordinanze di custodia cautelare.

In tutto sono 133 gli indagati, per alcuni dei quali l'inchiesta è in procinto di chiudersi con un avviso di fine indagini. I 13 a processo rispondono oltre al resto di associazione per delinquere. turbata libertà degli incanti e rivelazione di segreti d'ufficio per aver manomesso fraudolentemente le buste contenenti le offerte economiche delle ditte concorrenti, prima della loro apertura ufficiale; falso ideologico; corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio commessa al fine di favorire l'aggiudicazione di alcune gare risultate turbate. Varie le utilità - secondo l'accusa - conseguite dei pubblici ufficiali indagati: quote societarie di un albergo, affidamento di lavori in su appalto a ditte intestate a familiari e prestanome, titolarità di un'agenzia immobiliare, mobili, viaggi, preziosi.

L'impianto accusatorio è solido. Vincenzo Corso, il deus ex machina, non aveva badato, a quanto pare, in quel clima di spregiudicatezza sottolineato dal gip nell'ordinanza di custodia cautelare, a nascondere la propria partecipazione alle società che poi avrebbero avuto incarichi in subappalto, con gli utili che ne conseguono. L'inchiesta in questione aveva fatto emergere un "sistema di malaffare" all'interno dell'Area gestione tecnica dell'Azienda sanitaria di Brindisi, per truccare le gare di appalto con sistemi illeciti, realizzato dai responsabili della predetta Area con l'interessata partecipazione di vari imprenditori.

Borromeo poco dopo l'arresto ha chiesto di essere ascoltato e ha raccontato al pm Giuseppe De Nozza la sua verità.

 

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