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Appalti Enel, altri indagati: “Mi imposero l’assunzione di pregiudicati”

Nomi coperti da omissis dopo la denuncia dell'imprenditore nell'inchiesta per corruzione nella centrale di Brindisi: "Un dirigente fece pressioni per far entrare otto operai, pagai 50mila euro sino ad agosto 2016, ci vedevamo allo svincolo di Cerano". Le richieste in presenza di un geometra, informato il commercialista del titolare della ditta. Partono le lettere di licenziamento

BRINDISI – “Un dirigente dell’Enel di Cerano, anche in presenza del mio geometra, mi rivolse pressioni indebite per farmi assumere lavoratori, alcuni dei quali pregiudicati, già dipendenti di altre imprese che in passato avevano ricevuto commesse nella stessa centrale. Le richieste sono state formulate di volta in volta da...omissis e da...omissis”.

La centrale Enel di Cerano

Ci sarebbero già nuovi indagati nell’inchiesta per corruzione legata agli appalti banditi nella centrale Federico II, dopo i cinque arresti eseguiti nella mattinata di venerdì dai finanzieri. Nomi che si aggiungono a quelli di Carlo De Punzio, in carcere, Domenico Iaboni, Fabiano Attanasi, Vito Gloria e Nicola Tamburrano, ai domiciliari e che, al momento, sono coperti da" omissis" nell’ordinanza di custodia cautelare ottenuta dai sostituti procuratori Milto Stefano De Nozza e Francesco Vincenzo Carluccio, sulla base degli accertamenti condotti dai militari agli ordini del colonnello Tiziano La Grua. Resta, infatti, la necessità di proseguire nelle verifiche che hanno come punto di partenza la denuncia e i successivi interrogatorio resi dall’imprenditore di Monteroni di Lecce, la cui azienda sarebbe finita sul lastrico a causa dei continui pagamenti di tangenti, sia in contanti, sia sotto forma di assegni o fatture per l’acquisto di mobili, telefonini. Ci sarebbe stata persino la cessione di una Peugeot 308 per 750 euro a fronte di un valore di 13mila. Non solo.

Secondo il titolare della ditta, qualcuno dei dipendenti e anche un dirigente avrebbero chiesto di assumere operai e a conferma di quanto sostenuto sono stati consegnati anche i nomi di otto lavoratori. In una occasione la richiesta di assunzione, sarebbe stata fatta  in presenza del geometra dell’imprenditore il quale, in un secondo momento, avrebbe informato il commercialista insospettito dei prelievi di denaro contante.

Il meccanismo di pagamento delle tangenti, alimentato dall’emissione di fatture per importi superiori a quelli dei lavori effettivamente eseguiti e dal taglio dei prezzi dei materiali, è stato riferito il 3 novembre dello scorso anno, poi il 9 successivo: dopo la regolare aggiudicazione del primo appalto (per un importo di lavori per mezzo milione di euro, l’imprenditore aveva ottenuto, nel 2013, una commessa per la manutenzione ed impermeabilizzazione delle coperture della centrale, aggiudicate per  1.414.772,34.

Nel corso dell’esecuzione, “un dirigente della società appaltante”, in presenza di un collaboratore, aveva fatto nei suoi confronti “indebite pressioni per fargli assumere persone”, anche note alle forze dell’ordine.  “Secondo gli accordi con i vertici aziendali, i costi sostenuti per il personale” avrebbero dovuto essere recuperati “attraverso l’emissione di fatture per operazioni in tutto o in parte inesistenti, con la complicità dei dipendenti Enel che avrebbero dovuto certificare l’esecuzione dei lavori e gli stati di avanzamento ed autorizzare l’emissione dei mandati di pagamento”.

appalti enel arresti (1)-2

Erano operai non "particolarmente qualificati", nella misura in cui erano manovali semplici, ma sarebbero stati assunti e pagati regolarmente. Benché fossero stipendiati "intralciavano e ritardavano i lavori". Ma lui, l'imprenditore, non poteva dire nulla "in quanto raccomandati, per evitare conseguenze pregiudizievoli per l'azienda".

Il titolare della ditta avrebbe ceduto guardando alla prospettiva di ottenere il rinnovo del contratto. E infatti nel 2014 si era aggiudicato altre due commesse ed aveva emesso una fattura di  58.170 per lavori non eseguiti, più una terza commessa per la realizzazione di lavori di un muro di contenimento in cemento armato di protezione idraulica contro il rischio di esondazione delle acque e, pur avendo eseguito solo la metà delle opere, aveva ottenuto il pagamento della somma intera pari a 279.537. Ci sarebbero stati “accordi con un dirigente, al quale  in più circostanze, aveva consegnato somme di denaro, in contanti, per un importo complessivo di cinquantamila ottenuti grazie alla sovrafatturazione”. Il denaro sarebbe stato consegnato tra dicembre del 2015, nel periodo natalizio, e agosto del 2016, nei pressi dello svincolo per Cerano della Strada Statale Lecce-Brindisi.

I vertici romani della società Enel  Produzione spa vengono informati della situazione dallo stesso imprenditore, prima via mail e poi nel corso di un incontro che si svolge il 12 gennaio 2017. E’ in questa sede che il titolare dell’impresa fa ascoltare la registrazione di una telefonata con uno dei dipendenti, poi identificato in Domenico Iaboni, prima trasferito a Rossano Calabro e poi licenziato. Lettere di licenziamento, a quanto si apprende, sarebbero pronte per essere notificate agli altri finiti agli arresti per corruzione: Carlo De Punzio, in carcere, il quale sarà ascoltato dal gip lunedì; Fabiano Attanasio, Vito Gloria e Nicola Tamburrano. Con il licenziamento e quindi con l'interruzione del rapporto di lavoro verrebbero di fatto tagliati i possibili contatti interni alla centrale Enel di Cerano e di conseguenza potrebbero venire meno le esigenze cautelari alla base degli arresti, in aggiunta ai gravi indizi di colpevolezza. 

Il giro di interrogatori davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Stefania De Angelis, parte domani.

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