Appalti truccati a Cellino, Francavilla davanti al gip: "Ho agito in buona fede"

Avevo l'autorizzazione del sindaco. Non pensavo di fare qualcosa di illegale". Si è giustificato così davanti al gip il 35enne Francesco Francavilla, di Cellino San Marco, fra i destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nell'ambito dell'operazione, denominata "Do ut des", su un giro di tangenti e appalti pilotati

CELLINO SAN MARCO – “Avevo l’autorizzazione del sindaco. Non pensavo di fare qualcosa di illegale”. Si è giustificato così davanti al gip il 35enne Francesco Francavilla, di Cellino San Marco, fra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nell’ambito dell’operazione, denominata “Do ut des”, su un giro di tangenti e appalti pilotati  nel Comune di Cellino San Marco. Francavilla, difeso dall’avvocato Ladislao Massari, si era consegnato nella giornata di ieri presso la casa circondariale di Brindisi.

Era irreperibile dallo scorso 10 aprile, quando i carabinieri del comando provinciale di Brindisi eseguirono l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Paola Liaci, su richiesta del pm Antonio Costantini.

Francavilla, già noto alle forze dell’ordine, aveva un chiosco per la somministrazione di alimenti e bevande nel centro di Cellino San Marco. Secondo l’accusa, grazie all’autorizzazione verbale dell’ex sindaco Francesco Cascione (finito in manette insieme a quattro dei cinque componenti della giunta Francesco Francavillla classe 1980-3di centrodestra che ha governato il paese fino allo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, nel maggio del 2014) allacciò tale attività a un contatore del Comune  posto a circa 100 metri dal fabbricato, utilizzando energia elettrica di proprietà dell’amministrazione comunale.

Sempre con il placet verbale dell’ex sindaco, inoltre, Francavilla,si sarebbe appropriato anche “in via esclusiva e per finalità meramente privatistiche e commerciali” di due gazebo, un palco modulare, 140 sedie e sei tavoli, “beni tutti destinati in via esclusiva da parte dell’amministrazione comunale di Cellino San Marco all’utilizzo per manifestazioni culturali e sociali”, per il suo chiosco.

Ascoltato dal gip nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia, Francavilla ha confermato di aver utilizzato dei beni (i gazebo e le sedie) di proprietà del Comune e di aver alimentato il suo chiosco con energia elettrica riconducibile all’utenza municipale. Ma ha spiegato di averlo fatto in buona fede, ritenendo che l’autorizzazione del sindaco non lo ponesse in una situazione di illegalità.

Francavilla ha inoltre ridimensionato la stima di energia elettrica consumata a spese del Comune formulata dagli inquirenti (secondo i quali avrebbe alimentato lampade, frigoriferi, friggitrici, congelatori a pozzetto, piastre elettriche con un picco di assorbimento valutato in circa 4 chilowat), riferendo che il chiosco era anche dotato di un gruppo di continuità. Francavilla ha poi rimarcato come la sua attività si trovasse al centro di una pubblica piazza, fornendo un servizio alla cittadinanza in occasione di feste e iniziative pubbliche di vario tipo. 

Il suo avvocato presenterà istanza di scarcerazione. 

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