Appalti truccati a Cellino San Marco: gli imprenditori ascoltati dal gip

E' stata la volta degli imprenditori nella seconda tranche di interrogatori di garanzia riguardanti l'operazione, denominata "Do ut des", sulla gestione degli appalti nel Comune di Cellino San Marco, prima dello scioglimento per infiltrazioni mafiose. I sei indagati in regime di arresti domiciliari hanno chiarito la loro posizione davanti al gip

CELLINO SAN MARCO – E’ stata la volta degli imprenditori nella seconda tranche di interrogatori di garanzia riguardanti l’operazione, denominata “Do ut des”, sulla gestione degli appalti nel Comune di Cellino San Marco, prima dello scioglimento per infiltrazioni mafiose. I sei indagati in regime di arresti domiciliari hanno chiarito la loro posizione davanti al gip Paola Liaci, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare eseguita lo scorso 10 aprile dai carabinieri del comando provinciale di Brindisi. 

L’imprenditore brindisino Antonio Cozzoli, 61 anni, “gestore di fatto  - come si legge nell’ordinanza - della N&D e della Brunda”, difeso dall’avvocato Giuseppe Leone, ha affermato di essere del tutto estraneo ai fatti che gli vengono contestati: la promessa di versare agli amministratori pubblici una somma pari a 25 mila euro, affinché l’ex sindaco Cascione e il consulente Omero Molendini intercedessero per fargli ottenere l’appalto per i lavori di ristrutturazione del campo sportivo “Brigante”. 

Cozzoli ha assicurato di non aver mai versato alcuna tangente. E’ provato dai documenti, a suo dire, che gli importi in questione sono quelli previsti dall’appalto. Il suo avvocato depositerà quindi nella giornata di domani (17 aprile) istanza di revoca della misura cautelare. 

Anche Angelo Diego Lippolis, 41 anni, di Noci (Bari), socio accomandante della “Lippolis Costruzioni sas”, difeso dagli avvocati Rosario Almiento e Alessandro Dellorusso, ha smentito l’impianto accusatorio. L’imprenditore ha negato di aver versato agli amministratori una somma di denaro non quantificata, per ottenere i lavori di riqualificazione di una piazza di via Squinzano, dell’ importo complessivo pari a 315mila e 687 euro. Il 41enne ha inoltre spiegato che il contratto d’appalto prevedeva la possibilità di subappaltare il 30 per cento dei lavori e ha proceduto in quel modo, subappaltandoli ad alcune ditte di Cellino San Marco. I suoi avvocati hanno già depositato istanza di scarcerazione presso il tribunale del Riesame. 

Poi sono stati interrogati: Tommaso Ricchiuto, 70 anni, di Castrignano del Capo (Lecce), che con la società Igeco è l'azionista privato di maggioranza del porticciolo turistico Marina di Brindisi (la stessa Igeco era la concessionaria a Cellino San Marco del servizio di raccolta dei rifiuti), difeso dall’avvocato Angelo Pallara ; Bruno Alfredo Bruno, 58 anni, imprenditore di Calimera (Lecce); Antonio Vincenzo Fasiello, 61 anni, imprenditore nel settore della movimentazione della terra; Giuseppe Gigante, 57 anni, consulente non retribuito a contratto del Comune di Cellino San Marco, difeso da Samuel Politi. 

In carcere si trovano: l’ex sindaco Francesco Cascione, 42 anni, eletto fra le file del Pdl, difeso da Massimo Manfreda; Gabriele Elia, 32 anni, ex assessore con delega ai Servizi sociali; Gianfranco Quarta, 58 anni, ex assessore con delega al Commercio e alle Attività produttive, difeso da Giovanni Gabellone; Corrado Prisco, 50 anni, ex vicesindaco con delega ai Lavori Pubblici e ai Parchi pubblici, difeso da Samuele Leo: Gianfranco Pezzuto, 38 anni, ex assessore con delega al Bilancio, all'Annona e ai Tributi, difeso da Karim Pantaleo e Vincenzo Farina; Ionni Pagano,49 anni, funzionario in servizio presso l’ufficio tecnico comunale in qualità di geometra, difeso da Rosalba Gatto e Marco Ventura; Omero Molendini Macchitella, 58 anni, “esponente politico di rilievo e consulente non retribuito a contratto del comune di Cellino", difeso da Massimo Farina. L’ottavo indagato raggiunto dalla misura cautelare in carcere, Francesco Francavilla, 35 anni, già noto alle forze dell’ordine, è tuttora irreperibile. 

Altre otto persone sono indagate a piede libero. 

Le indagini sono state condotte per oltre un anno e mezzo dai carabinieri del comando provinciale di Brindisi, sotto la regia del Pm Antonio Costantini. L’associazione per delinquere di cui secondo l’accusa farebbero parte l’ex sindaco, i quattro ex assessori, il tecnico comunale Pagano e il consulente Molendini aveva come principale obiettivo la gestione degli appalti comunali, che il più delle volte venivano affidati a imprenditori disposti a versare una tangente mascherata dal sistema della sovra-fatturazione (la parte fatturata eccedente rispetto al valore reale dei lavori assegnati era quella che finiva nelle tasche dei sodali, che spartivano il bottino in parti uguali).

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