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Appalti truccati alla Asl: Corso rivuole la libertà. Difese: "Intercettazioni 2007 non utilizzabili"

Contestano tutte le intercettazioni del 2007 le difese degli imputati nel processo sugli appalti truccati della Asl di Brindisi. E gli avvocati del presunto 'deus ex machina", l'ex capo dell'Utc della Asl di Brindisi, Vincenzo Corso, che è ancora ai domiciliari

BRINDISI - Contestano tutte le intercettazioni del 2007 le difese degli imputati nel processo sugli appalti truccati della Asl di Brindisi. E gli avvocati del presunto ‘deus ex machina”, l’ex capo dell’Utc della Asl di Brindisi, Vincenzo Corso, che è ancora ai domiciliari con il braccialetto elettronico chiedono la revoca della misura. L’eccezione sull’inutilizzabilità delle intercettazioni, che si fonda sulla presa d'atto che i capi d'imputazione sono successivi al 2007, all'infuori dell'associazione per delinquere il cui inizio non è datato,  è stata formulata dall’avvocato Rosario Almiento e condivisa dal co-difensore Francesca Conte e dal resto dei legali degli imputati nel corso dell’udienza del processo a carico di 11 persone. Il pm, Nicolangelo Ghizzardi, si è opposto a tutte le richieste delle difese.

Il collegio giudicante (Cucchiara, Scuzzarella, Almiento) deciderà a breve sulla richiesta di revoca della misura cautelare (l’arresto di Corso e degli altri risale al novembre 2013), mentre il processo è stato aggiornato al primo dicembre perché i giudici si esprimano anche sulle eccezioni della difesa sostenuta dagli avvocati Ladislao Massari, Massimo Manfreda, Amilcare Tana, Giuseppe Fornari, Federico Massa, Raffaele Missere, Vito Epifani. Gli imputati sono: Vincenzo Corso, Cosimo Bagnato, Roberto Braga, Antonio Camassa, Antonio Ferrari, Mauro De Feudis (di Manutencoop), Vittorio Marra, Francesco Perrino, Cesarino Perrone, Emilio Piliego, Adolfo Rizzo e Giuseppe Rossetti. 

Vincenzo CorsoRispondono oltre al resto di associazione per delinquere. turbata libertà degli incanti e rivelazione di segreti d'ufficio per aver manomesso fraudolentemente le buste contenenti le offerte economiche delle ditte concorrenti, prima della loro apertura ufficiale; falso ideologico; corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio commessa al fine di favorire l'aggiudicazione di alcune gare risultate turbate. Varie le utilità - secondo l'accusa - conseguite dei pubblici ufficiali indagati: quote societarie di un albergo, affidamento di lavori in su appalto a ditte intestate a familiari e prestanome, titolarità di un'agenzia immobiliare, mobili, viaggi, preziosi.

Le indagini sono state condotte dal Nas dei carabinieri di Taranto e dalla guardia di finanza di Brindisi. Vincenzo Corso è ritenuto il deus ex machina e non aveva badato, secondo l’accusa, in quel clima di spregiudicatezza sottolineato dal gip nell'ordinanza di custodia cautelare, a nascondere la propria partecipazione alle società che poi avrebbero avuto incarichi in subappalto, con gli utili che ne conseguono. L'inchiesta in questione aveva fatto emergere un "sistema di malaffare" all'interno dell'Area gestione tecnica dell'Azienda sanitaria di Brindisi, per truccare le gare di appalto con sistemi illeciti, realizzato dai responsabili della predetta Area con l'interessata partecipazione di vari imprenditori. 

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