Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca

Appalto mensa, processo all'ex sindaco Consales: il Comune parte civile

Quando era primo cittadino di Brindisi avrebbe chiesto 200mila euro a un imprenditore per aiutare una squadra di calcio. Coinvolto anche un ex dirigente comunale

BRINDISI – E' stata ammessa la costituzione di parte civile del Comune di Brindisi nel processo sugli appalti della mensa, che vede coinvolti l'ex sindaco Mimmo Consales e un altro ex, Gaetano Padula, all'epoca dei fatti contestati dirigente del settore Pubblica istruzione del Comune di Brindisi. La Giunta comunale ha deliberato la costituzione ai primi di luglio. Questo perché, si legge nella delibera, “i due soggetti imputati nel procedimento de quo avrebbero tenuto, nell’esercizio delle funzioni pubbliche al tempo ricoperte presso il Comune di Brindisi, condotte penalmente rilevanti che, ove un giorno si dovessero rivelare eventualmente fondate, sarebbero lesive dell'immagine dell'ente. Ciò detto, benché il Comune di Brindisi non risulti formalmente individuato quale parte offesa nel procedimento de quo, si ritiene comunque opportuno (e si propone) che l'ente si costituisca come parte civile nell'ambito del succitato procedimento penale a tutela della propria immagine”.

L'udienza si è tenuta ieri (13 settembre) presso il Tribunale di Brindisi. Il pm che ha coordinato le indagini è Giovanni Marino della Procura di Brindisi. Il Comune è rappresentato dall'avvocato Annalisa Valente. Secondo l'accusa, l'ex primo cittadino (difeso dall'avvocato Massimo Manfreda) avrebbe chiesto a due imprenditori baresi, Vito e Domenico Ladisa - titolari dell'omonima azienda di ristorazione - 200mila euro per aiutare una squadra di calcio e l'assunzione di quattro lavoratori. Consales è imputato per induzione indebita a dare o promettere utilità. Padula (difeso dagli avvocati Carlo Carrieri e Vincenzo Farina) deve rispondere di abuso d'ufficio e falso ideologico e materiale. E' stata rigettata la richiesta di costituzione di parte civile di Ladisa. La prossima udienza si terrà il 14 febbraio 2022. Saranno ascoltati alcuni testi del pm, Vito e Domenico Ladisa.

L'incontro Consales - Ladisa

Un passo indietro. Secondo la ricostruzione dell'accusa, il 14 ottobre 2014 Consales incontra Vito Ladisa, direttore generale della Ladisa spa. L'incontro sarebbe stato voluto dall'allora primo cittadino brindisino. Si parla di una gara per la ristorazione scolastica. Inizialmente se la aggiudica l'associazione temporanea di imprese La Cascina - Rr Puglia. A questa seconda subentra poi la Ladisa. La gara viene annullata dal Tar a favore di una azienda ricorrente e viene impugnata davanti al Consiglio di Stato. Per gli inquirenti Consales avanza delle richieste, in caso l'azienda avesse avuto ragione davanti al Consiglio di Stato: 200mila euro per aiutare una squadra di calcio locale e l'assunzione di quattro lavoratori presso l'azienda. Queste richieste sarebbero state annotate su un foglio di carta. Per la Procura inoltre Consales avrebbe chiesto all'imprenditore barese di far realizzare il centro cottura a un imprenditore amico. Vito Ladisa oppone un netto rifiuto. Il 15 marzo dell'anno successivo Vito e Domenico Ladisa sporgono una denuncia.

La posizione del dirigente comunale

E' stata disposta l'esclusione come parte civile della Ladisa spa nei confronti della posizione di Padula. L'ex dirigente comunale, sempre secondo l'accusa, avrebbe agito per danneggiare le ditte concorrenti (l'associazione temporanea di imprese La Cascina - Ladisa) e favorire una terza ditta, quella ricorrente davanti al Tar. Il 17 dicembre 2014 viene pubblicata una determina dirigenziale: viene disposto il rinnovo fino al 28 febbraio 2015 dell'appalto per le mense scolastiche, quindi dell'affidamento all'Ati La Cascina-Ladisa. In questo modo avrebbe favorito una terza azienda (quella ricorrente), sfavorendo l'Ati, individuata quale responsabile dell'inadempimento del servizio, nonostante il rapporto fosse già stato risolto per effetto della sentenza del Consiglio di Stato. Dopo il Natale 2014 il servizio mensa a Brindisi era stato sospeso dall'Ati, che aveva perso davanti ai giudici del Consiglio di Stato.

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