Cronaca Francavilla Fontana

Armi della mala, nuovo indagato

FRANCAVILLA FONTANA – C’è un nuovo indagato nell’ambito dell’operazione “Terminator”. Dopo il cinque arresti di ieri compiuti dal Norm della compagnia della Città degli Imperiali un nuovo avviso di garanzia è stato spiccato nei confronti di Salvatore Parisi, 27enne di Francavilla Fontana. Contestualmente alla notifica del provvedimento, della procura della Repubblica di Brindisi, si è svolto anche l’interrogatorio d’urgenza del giovane (per il quale il gip Maurizio Saso ha rigettato la misura dell’arresto) che assistito dall’avvocato Michele Fino si è avvalso della facoltà di non rispondere.

FRANCAVILLA FONTANA - C'è un nuovo indagato nell'ambito dell'operazione "Terminator". Dopo il cinque arresti di ieri compiuti dal Norm della compagnia della Città degli Imperiali un nuovo avviso di garanzia è stato spiccato nei confronti di Salvatore Parisi, 27enne di Francavilla Fontana. Contestualmente alla notifica del provvedimento, della procura della Repubblica di Brindisi, si è svolto anche l'interrogatorio d'urgenza del giovane (per il quale il gip Maurizio Saso ha rigettato la misura dell'arresto) che assistito dall'avvocato Michele Fino si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Stesso comportamento di Giovanni Passiante (24 anni) assistito dall'avvocato Luigi Galiano; Gianluca Della Corte (26 anni) assistito dall'avvocato Tommaso Resta; Vitantonio Spirito (25 anni), Maurizio Parisi (23 anni) e il suo coetaneo Giovanni Resta assistiti dall'avvocato Michele Fino, interrogati in mattinata per rispondere agli 11 capi di imputazione che vengono loro contestati e che sono connessi alla detenzione e al porto delle armi sequestrate in contrada Donna Laura, con le aggravanti della modifica (le canne mozzate), della clandestinità (le matricole abrase) e del fatto che uno dei fucili sia un'arma da guerra.

Salvatore Parisi è il fratello Maurizio Parisi, risponde, in concorso con gli arrestati di reati di armi - in uso agli indagati secondo l'accusa -, l'arsenale composto da un fucile d'assalto Ak 47 Kalashnikov M70AB2, da una carabina per la caccia al cinghiale Remington 30-06, da una lupara ricavata da una doppietta Bernardelli calibro 12, oltre a 49 cartucce per la stessa Remington.

Legami di sangue - Il legame di sangue tra i due fratelli Parisi non è l'unico: entrambi sono i nipoti di Damiano Parisi ucciso a 48 anni il 6 luglio del 2008: aveva avuto guai con la giustizia per droga, reati contro il patrimonio, abigeato, ma tutti risalenti a parecchio tempo prima. I killer lo attesero sulla strada, mentre era alla guida della sua Fiat Multipla. Tornava a casa, quando si rese conto di essere tallonato da un'altra automobile. Accelerò per allontanarsi ma venne inseguito ad alta velocità per le strade di campagna fino a quando la vettura si ribaltò. Il killer scese dall'auto e sparò. Poco più di un anno dopo, il 13 agosto 2009, toccò al figlio Giuseppe, di 16 anni, preso a bastonate dopo una lite per questioni di pastorizia. Il ragazzo morì dopo una lunga agonia all'ospedale "Fazzi" di Lecce.

Il 6 ottobre scorso si verificò un nuovo fatto di cronaca: qualcuno si introdusse di notte nella masseria della vedova Parisi incendiando 500 balle di fieno, utilizzato per dar da mangiare alle pecore dell'allevamento di famiglia. Dopo la morte del marito e del figlio, era Margherita La Maria, di 46 anni, di San Marzano (Taranto) a portare avanti il bestiame, per racimolare i soldi necessari a vivere.

Damiano Parisi e Zio Carlone - Damiano Parisi sarebbe stato, secondo la ricostruzione dell'albero genealogico effettuata dai carabinieri del Norm guidati dal tenente Simone Clemente, compare e parente di "Zio Carlone", al secolo Giancarlo Capobianco, indicato come il capozona della nuova Sacra corona unita nella città, direttamente a disposizione del clan Scu mesagnese guidato da Daniele Vicientino ed Ercole Penna. Quest'ultimo pentitosi dopo la cattura da parte dei carabinieri del Ros il 29 settembre 2010 (Operazione Calipso), supportò - con le sue dichiarazioni bomba - l'Operazione Last Minute del 28 dicembre successivo ad opera della Squadra mobile brindisina, in cui Capobianco fu coinvolto ed arrestato.

Al repulisti della polizia seguì una nuova offensiva dei carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana, ora passata dalla guida del capitano Fabio Guglielmone agli ordini del capitano Giuseppe Prudente. Sempre i militari del Norm il 23 febbraio scorso congelano il network di esercizi commerciali collegato a Giancarlo Capobianco: valore commerciale dei beni bloccati 25 milioni di euro, oltre venti punti vendita Outlet casa, Casa più e Io casa sequestrati in tutta la Puglia, oltre cento i dipendenti: operazione firmata dal gip Valerio Fracassi sul decreto preventivo d'urgenza disposto dal procuratore capo Marco Dinapoli, dal pubblico ministero Raffaele Casto e dai carabinieri di Francavilla Fontana.

Le confidenze di Penna su Capobianco - "Zio Carlone", come viene chiamato a Francavilla Fontana, è molto noto. E' titolare dell'impresa edile "Ced". E' titolare, anche se, secondo Penna, non dovrebbe essere intestata a lui, perché risulta dipendente, della 'Ce. Di. Srl" amministrata da Antonio Rossi. Il fratello di Capobianco, Silvio gestisce una sala giochi in pieno centro. Penna riferisce che Capobianco è un suo affiliato ed ha una catena di negozi, sparsi in gran parte del territorio provinciale, denominati "Io casa". Negozi dei quali sono soci occulti lo stesso Penna e Pasimeni. Il collaboratore di giustizia a proposito di "zio Carlone" dice che supporta la Scu nelle emergenze economiche e dà lavoro a che ne ha bisogno per fare consenso.

Il terremoto innescato da carabinieri, polizia, procura e direzione distrettuale antimafia si ripercuotono su tutto il territorio provinciale sul quale i tre gruppi mafiosi della Scu così suddivisi: Francesco Campana e Salvatore Buccarella (epicentro Brindisi, Tuturano e parte di Mesagne); Massimo Pasimeni, Antonio Vitale, Ercole Penna e Daniele Vicientino (epicentro Mesagne e controllo di quasi tutto il resto del territorio provinciale; e famiglia Bruno (epicentro Torre Santa Susanna e controllo di Latiano e uno spicchio di Francavilla Fontana), avevano steso le loro mani.

Armi, droga e attentati - Le indagini tese a scoprire gli assassini ed i mandanti dei tre omicidi del 2010 (Vincenzo Della Corte - 8 ottobre 2010 - in un negozio in allestimento a S. Michele Salentino della catena riconducibile a Capobianco; quello dell'incolpevole 18enne Francesco Ligorio l'11 novembre, morto al posto di Nicola Canovari, la vittima designata; e di Fabio Parisi - nessuna parentela con gli indagati - avvenuto nelle prime ore del mattino del 22 dicembre è diventata un percorso di ricostruzione degli affari e dei nuovi soggetti della malavita locale oltre che della nuova geografia criminale nella Città degli Imperiali.

Un gruppo di emergenti che si fa strada nel traffico di armi da guerra usate forse per compiere attentati come quello della Statale 7. Da chi non è noto. Armi che scottano come il Kalashnikov sequestrati il 15 febbraio scorso, ripulite e lubrificate o modificate che sarebbero dovute passare nelle disponibilità - secondo gli investigatori - di Maurizio Parisi, di Giovanni Passiante e Giovanni Resta cedute da di Vitantonio Spirito e Gianluca Della Corte.

Quest'ultimo finito nelle maglie dell'operazione "Sorella" (ottobre 2010) in cui finirono in manette a più riprese i fratelli Massimo, Daniele e Carlo Di Palmo (trovato in possesso tra l'altro di un giubbotto antiproiettile) ritenuti tra i principali fornitori di droga della piazza Degli Imperiali. Risulta sospetto agli investigatori ritrovare insieme Maurizio Parisi e Gianluca Della Corte. La chiave, che potrebbe svelare anche altri omicidi, starebbe nel cambio degli assetti interni alla mala francavillese seguiti al terremoto provocato dall'operazione "Calipso" e dalle rivelazioni del boss-pentito mesagnese Ercole Penna.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Armi della mala, nuovo indagato

BrindisiReport è in caricamento