Martedì, 26 Ottobre 2021
Cronaca

Nuova svolta nelle indagini sul clan Brandi: scoperto deposito di armi e droga

Detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione, detenzione di armi clandestine, armi da sparo ed esplosivi. Nuove accuse per Raffaele Giuseppe Brandi

BRINDISI - Detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione, detenzione di armi clandestine, armi da sparo ed esplosivi. Nuove accuse per Raffaele Giuseppe Brandi, il 61enne brindisino già condannato in primo grado a 16 anni e sei mesi perché accusato di essere stato a capo, insieme al fratello Giovanni, di un gruppo mafioso dominante. Brandi è stato arrestato in flagranza di reato. Evidenti i collegamenti con l'operazione Last Travel del 31 ottobre scorso.

I carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Brindisi con il personale del Nucleo investigativo del Reparto operativo del comando provinciale di Brindisi, supportati e coadiuvati in fase esecutiva dal Nucleo cinofili di Modugno, a conclusione di una specifica attività investigativa, in alcuni appezzamenti di terreno riconducibili a Raffaele Brandi in contrada Muscia a Brindisi, hanno trovato alcuni contenitori contenenti armi, droga e materiale esplodente. Precisamente erano interrati: 13 chilogrammi di marijuana, 61 detonatori con miccia d'innesco, un cannocchiale di precisione, una pistola "Beretta" calibro 7.65, denunciata quale oggetto di furto il  23 settembre 2014 presso la stazione dei carabinieri di Carovigno, una pistola "Smith & Wesson" calibro 38 con matricola abrasa.

Poi ancora un fucile "Benelli" calibro 12, risultato oggetto di furto denunciato il 25 settembre 2014 presso la stazione dei carabinieri di Latiano, una pistola "Beretta" calibro 6.35, denunciata oggetto di furto il 16 luglio 2013 presso la stazione dei carabinieri di Carovigno, una pistola calibro 6.35 con matricola abrasa, una carabina "Winchester" cal. 270 senza matricola, 1072 cartucce calibro 12, 12 munizioni calibro 6.35, 36 munizioni calibro 270 win, 34 munizioni cal. 9, 164 munizioni cal. 7.65, 79 munizioni calibro 38 special.

Il ritrovamento nei terreni della famiglia Brandi

Il collegamento con l'operazione Last Travel - La scoperta del nascondiglio delle armi e della droga è certamente riconducibile all'Operazione Last Travel del 31 ottobre scorso, condotta sempre dai carabinieri della compagnia di Brindisi, in cui sono indagati i brindisini Daniele Camon di 33 anni, Giovanni Cannalire di 57 anni, Orlando Carella di 47 anni, Piero Corsano detto Chiavolla di 47 anni, Domenico De Leo di 33 anni, Alessandro Liardi di 35 anni e Teodoro Montenegro di 29 anni. 

BRANDI Giuseppe Raffaele, classe 1955-2I militari del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Brindisi (le indagini sono state coordinate dal tenente del Norm Luca Colombari e dal capitano della compagnia, Luca Morrone) si erano messi sulle loro tracce scoprendo un grosso di giro di droga proveniente da Torino, dove viveva Cannalire, suocero di Antonio Di Giovanni arrestato il 9 agosto scorso perché trovato a bordo di un’auto carica di 87 kg di hascisc catturata dopo un movimentato inseguimento sulla strada alle spalle dell'ospedale Perrino. Droga che i due avevano portato  dal Piemonte, in quell’occasione ci fu un inseguimento con i carabinieri e Cannalire riuscì a dileguarsi.

Seguendo gli spostamenti di Cannalire e Carella e ascoltando le brevi telefonate, i carabinieri erano arrivati in contrada Muscia, presso “l’abitazione di un brindisino” ritenuto un volto noto essendo stato arrestato con l’accusa di aver tenuto le redini di un gruppo di stampo mafioso a far data dal 2000 e per sette anni, nella logica della Scu. Brandi appunto, che non era però indagato nell’inchiesta Last Travel, ma il suo nome compariva nell’ordinanza di custodia cautelare del blitz.

Gubbie e tritolo - La scoperta di contrada Muscia come possibile nascondiglio per la droga risale al 13 giugno scorso, giorno in cui venne monitorato un appuntamento tra Orlando Carella e Alessandro Liardi, pressi l’abitazione di quest’ultimo. Quindici minuti più tardi, Carella raggiunse la zona di campagna presso “l’abitazione di” quel brindisino che i carabinieri conoscono bene: assieme “si recano presso un terreno agricolo non molto distante, scendono e a un certo punto si sentono rumori metallici tipici di apertura di botole”. Gli stessi sentiti negli anni del traffico di bionde.Quelle erano le stesse gubbie usate per le sigarette.

Fondamentale nell'operazione di queste ore, invece, è stata l'attività delle unità cinofile: tutto il materiale era sparso nei terreni che circondano la masseria della famiglia Brandi, alcune armi erano nascoste nei trattori, la droga in un bidone contenente acqua, altro materiale sotterrato in diversi punti anche sperduti. La perquisizione, iniziata nella mattinata di ieri, venerdì 9 dicembre, il giorno dopo il ritrovamento di 21 chili di tritolo sulla spiaggia di Lido Presepe, è durata oltre cinque ore. E molto probabilmente è stata decisa proprio in seguito alla scoperta di quell'esplosivo.

Il processo Berat Dia - Per Raffaele Brandi e il fratello Giovanni, il 31 ottobre scorso la procura generale di Lecce, in sede di requisitoria al processo di appello per l’inchiesta “Berat Dia” contro la fazione della Scu brindisina che si ritiene guidata dai due, ha chiesto un inasprimento della pena decisa in primo grado. A Brindisi il tribunale aveva condannato a 13 anni e otto mesi Giovanni Brandi, e a 16 anni e sei mesi Raffaele Brandi, la pena richiesta in appello è invece di 20 anni per Giovanni Brandi e di 19 anni per Raffaele Brandi, esattamente quanto aveva chiesto in primo grado il pm Milto De Nozza.

pistole brandi-2In questo processo alla criminalità organizzata brindisina – secondo la Direzione nazionale antimafia nella città di Brindisi è sempre lo stesso clan a dettare legge, e l’operazione delle scorse ore dei carabinieri ne è implicita conferma – si riconosce un tratto storico della trasformazione di quella che era in origine una criminalità di tipo rurale in associazioni per delinquere legate ai moderni traffici di sigarette prima, di droga e armi dopo.

Una criminalità che, secondo la procura generale – mentre i primo grado questa circostanza è stata ritenuta non dimostrata – ha capacità di influenzare la politica locale (da qui la linea che ha portato il pg il 31 ottobre a chiedere 6 anni e mezzo per l’ex consigliere comunale Massimiliano Oggiano, assolto invece dal tribunale di Brindisi). In attesa della sentenza della Corte d’Appello, ecco la nuova scoperta fatta dagli investigatori: un deposito di armi e droga che scrive una nuova pagina nelle indagini sulla fazione Scu di Brindisi e sui suoi contatti con la criminalità albanese, esattamente come nello scenario dell’inchiesta “Berat Dia”, dove i fornitori di droga erano i fratelli Lekli, latitanti dal 2011.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Nuova svolta nelle indagini sul clan Brandi: scoperto deposito di armi e droga

BrindisiReport è in caricamento