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Il camion di Canovari sul luogo dell'imboscata

Il camion di Canovari sul luogo dell'imboscata

Armi per gli agguati di mala, venditore russo

“Le indagini sono da considerarsi un’ulteriore costola di quelle partite nel novembre 2010 a seguito all’omicidio del giovane incensurato Francesco Ligorio e del tentato omicidio di Nicola Canovari, quando i due sulla statale 7, furono raggiunti da colpi di arma da guerra del tipo Kalashnikov”.

Porto, trasporto, detenzione, traffico illegale di armi clandestine, comuni e da guerra nonché di ordigni esplosivi, come bombe a mano tipo "ananas", e ricettazione. "Con l'aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare l'attività dell'associazione di tipo mafioso nota con la denominazione Sacra corona unita che utilizzava e armi e gli esplosivi per commettere attentati ed estorsioni nonché per incrementare la forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo".

Sono queste le accuse mosse contro i cinque soggetti raggiunti questa mattina da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Lecce Antonia Martalò, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, ed eseguita dai carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana, a conclusione della complessa operazione denominata "Scacco agli Imperiali" avviata a febbraio del 2011 in seguito al rinvenimento di armi anche da guerra nelle campagne di contrada Donna Laura a Francavilla Fontana, che ha già portato all'arresto a ottobre dello stesso anno di altre cinque persone.

Questa mattina le ordinanze sono state notificate a Giancarlo Capobianco, 50 anni di Francavilla, detto "Zio Carlone", (già detenuto nel carcere di Lecce), Francesco Gravina, 34 anni di Mesagne, detto "Gabibbo"(già agli arresti domiciliari), Vito Stano, 44 anni di Mesagne, alias "Malombra" (già detenuto nel carcere di Taranto), Nicola Destino, 25 anni di Mesagne (già detenuto nel carcere di Lecce) e per nico Passiante, 21 anni di Francavilla, incensurato. Per lui sono stati disposti gli arresti domiciliari.

Gli arresti di oggi sono il risultato di un'articolata attività di indagine svolta dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, sostituto procuratore Alberto Santacatterina, in seguito alle attività di indagine condotte dalla Procura della Repubblica di Brindisi, sostituto procuratore Raffaele Casto, sul rinvenimento delle armi in questione e grazie alle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia Ercole Penna e Cosimo Giovanni Guarini. Come si legge in una nota stampa, "le indagini sono da considerarsi un'ulteriore costola di quelle partite nel novembre 2010 a seguito all'omicidio del giovane incensurato Francesco Ligorio e del tentato omicidio di Nicola Canovari, quando i due, alle prime ore dell'alba, sulla statale 7, furono raggiunti da colpi di arma da guerra del tipo Kalashnikov".

Nel febbraio 2011 gli investigatori riuscirono a risalire ad un gruppo di giovani francavillesi, tra cui alcuni censurati, che avevano la disponibilità di varie armi fra le quali due Kalashnikov, compatibili con quella utilizzata per l'omicidio di Ligorio. Si riuscì a individuare il nascondiglio dove erano occultate parte delle armi in possesso al gruppo. Furono trovati e sequestrati: un fucile mitragliatore Ak 47 calibro 7,62-39, modello M70AB2, in ottimo stato di uso, perfettamente lubrificato, un fucile semiautomatico marca Bernardelli modello "Roma 3" calibro 12, tipo doppietta, con canne mozzate e calciolo asportato, perfettamente conservato e lubrificato, una carabina marca Remington calibro 30.60 modello "7400", con matricola abrasa, perfettamente conservata e lubrificata, munizionamento completo per tutte le armi (in un contenitore di plastica di colore rosso c'erano 20 proiettili calibro 30.60 con relativo imballo in cartone e in un contenitore di polistirolo di colore grigio chiaro c'erano altri 21 proiettili dello stesso calibro).

Armi e munizioni erano avvolte in cellophane e depositate in un sacco di iuta occultato in una nicchia creata alla base del muro di cinta del podere di contrada Donna Laura, nascosta a sua volta da materiale di risulta. Il 25 ottobre dello stesso anno con l'operazione Terminator, condotta dai militari della compagnia di Francavilla Fontana diretti dal maggiore Giuseppe Prudente, furono emesse cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di cinque soggetti.

Grazie alle dichiarazioni rese dai due collaboratori di giustizia si accertò che parte delle armi erano state acquistate da "Zio Carlone" da un venditore russo e tutte, anche quelle che non sono ancora state trovate, al prezzo di ventimila euro a settembre del 2010, e messe a disposizione del clan dei Mesagnesi o della frangia dei Francavillesi.

"Si tratta di armi che Capobianco acquistava non solo per tenerle a nostra disposizione ma anche per soddisfare le richieste di altri appartenenti all'organizzazione di Francavilla che ne avessero bisogno", si legge in una dichiarazione dei pentiti. Le successive investigazioni, grazie al monitoraggio degli "spostamenti" e dei "passaggi di mano" delle armi (fra cui figuravano anche delle bombe a mano di tipo "ananas" mai rinvenute) hanno permesso di delineare in maniera univoca la provenienza, la paternità e la finalità delle armi rinvenute, esclusivamente a vantaggio del sodalizio mafioso. E questa mattina si è conclusa una nuova importante operazione che coinvolge due territori ad alta densità criminale.

"Le difficoltà sono molte, speriamo su Francavilla di riuscire a riprendere il controllo del territorio, perchè è questo che si aspettano i cittadini", ha dichiarato il capo della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, Cataldo Motta, nella conferenza stampa tenutasi questa mattina presso il comando provinciale dei carabinieri di Brindisi.

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