Cronaca

Usura ed estorsione: 23 arresti, oltre 100 indagati

Blitz dei carabinieri del comando provinciale di Lecce. Eseguite ordinanze di custodia cautelare nel carcere di Brindisi. Le accuse sono a vario titolo di "associazione di tipo mafioso", concorso esterno in associazione di tipo mafioso, finalizzata all'usura, all'estorsione aggravata, alle rapine, all'esercizio abusivo di attività finanziaria, al riciclaggio, alle truffe

LECCE - Ventitré ordinanze di custodia cautelare, oltre cento indagati e migliaia di pagine di atti giudiziari. Un’operazione, quella denominata “Twilight”, complessa sotto il profilo giuridico e investigativo, che ha fatto emergere un fenomeno endemico e sotterraneo a un territorio come quello salentino, quello dell’usura, che rischia di strangolare la piccola e media impresa e di ostacolare la crescita economica e lo sviluppo del commercio. Le indagini, condotte dai carabinieri del comando provinciale di Lecce e coordinate dal sostituto procuratore della Dda Alessio Coccioli, hanno delineato l’esistenza di tre gruppi criminali strutturati non in forma verticale e verticistica, ma orizzontale, attraverso una sorta di spartizione del territorio e di gruppi contigui. Fondamentale, in questa nuova fase della Scu salentina, è la pax mafiosa che da alcuni anni caratterizza i vari clan operanti sul territorio. Per questo le organizzazioni, seppur operando in territori e contesti diversi tra loro, potevano contare su una sorta di interscambio di uomini e mezzi, un passaggio in osmosi, come ha scritto il gip Cinzia Vergine nelle oltre 480 pagine di ordinanza. I reati contestati a vario titolo sono: associazione di tipo mafioso e concorso esterno in associazione di tipo mafioso, finalizzati all’usura, all’estorsione aggravata, alle rapine, all’esercizio abusivo di attività finanziaria, al riciclaggio, alle truffe, allo sfruttamento della prostituzione, alla detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e altro. 

Pneusalento di CAROPPO-2

L’inchiesta nasce dalle ceneri di un’altra operazione, quella denominata Shylock (che ha portato a diverse condanne in primo e secondo grado). Dalle denunce presentate da un imprenditore vittima di usura, e dalle dichiarazioni rese da Alfredo Scardicchio, che ha deciso di collaborare dopo il suo arresto, nel 2011 si è sviluppata la nuova indagine. In particolare, le dichiarazioni di Scardicchio hanno permesso di delineare l’esistenza di un presunto gruppo mafioso riconducibile ai fratelli Persano e a loro cugino, Oronzo Persano, attivo, tra l’altro, in materia di usura ed abusivo esercizio di attività finanziaria. Grazie al racconto del collaboratore è stato delineato il secondo gruppo, facente capo alla famiglia Caroppo, nome storico legato alla Scu e al clan denominato “Nisi-Caroppo”. A tali dichiarazioni hanno fatto da riscontro attività tecniche e accertamenti patrimoniali presso le banche dati e gli istituti di credito, e innumerevoli servizi di osservazione e pedinamento.

Nell’indagine è emerso, inoltre, l’esistenza di una frangia di rilievo nel panorama leccese della Scu, quella legata a Pasquale Briganti (detto Maurizio e già condannato per 416 bis) e Luigi Sparapane (operante su Galatina), entrambi storici esponenti della Sacra corona. In questa strutturazione orizzontale, che secondo gli inquirenti consente di definire la mafia salentina come un “network” di gruppi mafiosi, sono inseriti organicamente soggetti che nel corso del tempo non hanno mai perso aderenza con la Scu.

Nell’inchiesta sono coinvolti anche sei funzionari di banca, quattro operanti nel leccese e due nel barese, indagati a vario titolo per concorso esterno in associazione mafiosa e concorso in riciclaggio. Secondo l’ipotesi accusatoria avrebbero “indirizzato” le vittime verso gli usurai, consegnando il denaro necessario alla sopravvivenza delle attività commerciali attraverso gli esponenti delle associazioni criminali, omettendo di segnalare all’autorità giudiziaria le operazioni sospette.

Un centinaio le vittime emerse nel corso delle indagini, operanti in vari settori. Un giro d’affari stimato di milioni di euro, con tassi d’interesse annuo che oscillava attorno al 120 per cento. In alcuni casi, non potendo restituire il denaro ricevuto, i commercianti erano costretti a chiedere nuovi prestiti. Una spirale senza uscita, con gli usurai che divenivano, di fatto, i veri titolari delle attività commerciali. Sintomatico e preoccupante il fatto che quasi nessuno abbia voluto denunciare gli usurai e spezzare quel velo di omertà e sottomissione che alla lunga avrebbe finito per strozzarlo. I fatti contestati si riferiscono agli anni che vanno fino al 2012, anche se un’inchiesta parallela, denominata “Cardinale”, ha evidenziato il riproporsi delle stesse condotte illecite, dimostrando come gli indagati non abbiano mai cessato di operare. L’enorme volume di affari e la grande disponibilità finanziaria, avrebbe consentito alla holding criminale non solo di imporsi in maniera preponderante nelle attività lecite, ma di investire capitali in attività illecite. 

Nell’ambito dell’operazione, il Nucleo investigativo dei carabinieri, ha eseguito il sequestro preventivo di trentasei immobili (appartamenti, villette residenziali e terreni); quattro attività commerciali; un’autovettura; due società a responsabilità limitata; altrettante imprese individuali, circa trenta rapporti bancari per un valore, approssimato per difetto, di circa 10 milioni di euro.

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