Cronaca

Si intascavano i soldi dei cittadini: arrestati per peculato i vertici della Cerin

Anziché versare i soldi dei contribuenti nelle casse comunali, li utilizzavano per i propri affari personali. Secondo gli inquirenti avrebbero intascato illecitamente svariati milioni di euro i responsabili di una società di recupero crediti, la Cerin, che effettuava l’attività di riscossione e accertamento dei tributi

MESAGNE – Anziché versare i soldi dei contribuenti nelle casse comunali, li utilizzavano per i propri affari personali. Secondo gli inquirenti avrebbero intascato illecitamente svariati milioni di euro i responsabili di una società di recupero crediti, la Cerin, che effettuava l’attività di riscossione e accertamento dei tributi per conto di varie amministrazioni comunali, fra cui quelle di Francavilla Fontana (fino al 31 dicembre 2015) e Mesagne.

Stamani sono scattate le manette ai polsi per Giuseppe Colapinto, 62 anni, e suo figlio Mario Colapinto, di 35 anni. Ai due è stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Bari, su richiesta del procuratore aggiunto Lino Giorgio Bruno e del sostituto Marco D’Agostino. L’accusa contestata è di peculato continuato.

Da quanto appurato dalla guardia di finanza, gli indagati avrebbero acquistato immobili dal valore milionario con il denaro soffiato ai comuni. A quello di Bitonto sarebbero stati sottratti circa tre milioni di euro in tre anni. Ma la Cerin ha appalti anche in altri comuni della Provincia di Bari  (Modugno, Grumo Appula, Santeramo in Colle, Binetto, Toritto) e di altre province italiane (fra gli altri Massafra, Ascoli Satriano, Montecastrilli, Melendugno, Popoli, Ururi, Ciriè, Bisignano, Mariglianella, Pecognaga, Gazzaniga). 

Il provvedimento restrittivo emesso a carico dei Colapinto è stato accompagnato da un decreto di sequestro preventivo di una serie di beni riconducibili agli indagati: l'ex convento di Santo Spirito 'Istituto pontificio delle maestre pie Filippini', che stavano ristrutturando per farne un albergo; la lussuosa Villa Longo di Palese; un laboratorio artigianale a Statte e a un locale a Bitonto. Inoltre sono stati apposti i sigilli a un conto corrente presso l’ufficio postale di Bitonto in cui erano stati depositati 60mila euro.

Su questo conto, secondo gli inquirenti, andavano a finire i soldi delle tasse pagate dai cittadini (Ici, Tosap, Tarsu). Il denaro successivamente veniva convogliato verso società ritenute scatole vuote, tramite le quali sono stati effettuati acquisti immobiliari per almeno 2 milioni e mezzo di euro. Oltre ai tre milioni non versati al comune di Bitonto, non si esclude che la Cerin abbia avuto una condotta illecita anche nei confronti di altre amministrazioni. 

Per questo sono ancora in corso accertamenti sui tributi riscossi. Gli inquirenti inoltre sono ancora al lavoro per far luce su "anomalie e perplessità sulle forme di controllo esercitate dagli uffici comunali". "Sarebbe auspicabile che la risposta dei Comuni - ha dichiarato il procuratore della Repubblica di Bari, Giuseppe Volpe - fosse in termini di maggiore vigilanza piuttosto che di aumento delle aliquote".

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Si intascavano i soldi dei cittadini: arrestati per peculato i vertici della Cerin

BrindisiReport è in caricamento