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Rintracciato dai carabinieri di Oria presunto capo cosca della 'ndrangheta

Michele Molé era ospitato presso una villetta di un soggetto già noto alle forze dell'ordine. E' stato arrestato nell'ambito di un'inchiesta dei carabinieri di Reggio Calabria

ORIA – E’ stato arrestato a Oria un presunto capo cosca della ‘ndrina dei Piromalli che insieme ad altre 11 persone, due giorni fa (21 febbraio), è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal tribunale di Reggio Calabria nell’ambito di un’operazione, denominata “Provvidenza 2”, condotta dai carabinieri di Reggio Calabria, che ha avuto vasta eco nazionale. Si tratta del 50 enne Michele Molé, di Taurianova (Reggio Calabria). L’uomo è stato ammanettato all’alba di lunedì dai carabinieri della stazione di Oria al comando del maresciallo Borrello, che hanno operato insieme ai colleghi del Ros di Roma.

Molé era ospitato da una persona del posto già nota alle forze dell’ordine (del tutto estranea all’inchiesta), presso un’abitazione situata nella periferia di Oria. I militari hanno circondato la casa, adottando tutte le precauzioni del caso. Ma il presunto boss si è fatto ammanettare senza opporre alcuna resistenza. Da quanto appreso Molé era arrivato giorni fa a Oria, a bordo della sua auto. Non è da escludere che il 50enne avesse dei contatti con il mondo della malavita locale.

Non è un mistero, del resto, che vi siano storici legami fra la ‘ndrangheta e i sodalizi pugliesi dediti al traffico di armi e sostanze stupefacenti. Basti pensare che nel gennaio 2015 vennero arrestati a Mesagne due calabresi che avrebbero supportato la latitanza di due elementi di spicco delle ‘ndrine calabresi.

Tornando all’operazione “Provvidenza 2”, le accuse a carico dei 12 indagati sono a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, truffa e altri reati tutti aggravati dalle modalità mafiose”. Il ruolo di Mole era, da quanto appurato dagli inquirenti, di primo piano.

L’uomo è infatti considerato “l’organizzatore della cosca Molè – si legge nel provvedimento restrittivo emesso a suo carico - con compiti di decisione, pianificazione e di individuazione delle azioni da compiere, degli obiettivi da perseguire, delle attività economiche da avviare e attraverso cui riciclare il denaro e le altre utilità provento delle azioni delittuose, in riferimento all’intera organizzazione criminale”. 

“Già uomo di fiducia di Mommo Molè, Mico Molè e Rocco Molè, all’indomani dell’uccisione di quest’ultimo – si legge ancora nell’ordinanza - assumeva un ruolo di vertice all’interno della cosca divenendo in particolare il terminale delle interlocuzioni con i Piromalli, stringendo un rapporto privilegiato con Cosimo Romagnosi, a sua volta storico punto di riferimento di Gioacchino Piromalli (classe ’34), Antonio Piromalli (classe ’39) e Giuseppe Piromalli (classe ’45); in forza di questo ruolo, si occupava di gestire per conto della cosca la spartizione dei proventi derivanti dal controllo dei principali appalti di lavori in corso a Gioia Tauro, tenendo i rapporti con i vertici dei Piromalli e quelli dei Molè, che in caso di impossibilità (ad esempio in occasione della detenzione degli stessi) sostituiva nel ruolo di vertice”.

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