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Droga per cinque milioni di euro, trovato un telefonino: i nomi dei contatti con gruppi criminali

Convalidato l’arresto dei due albanesi: si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al gip.

BRINDISI – “Spiccata pericolosità degli indagati inseriti nel traffico di sostanze stupefacenti e legati a organizzazioni criminali che ne ricavano un rilevante profitto”. Cinque milioni di euro, secondo i finanzieri che hanno arrestato due albanesi nel pomeriggio del 7 ottobre scorso: Gentian Mina, 27 anni, e Armando Besumaj, 32, restano ristretti nel carcere di Brindisi.

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La convalida

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Stefania De Angelis ha convalidato ieri l’arresto avvenuto in flagranza di reato a undici miglia al largo di Casalabate, così come chiesto dal sostituto procuratore Giuseppe De Nozza. I due erano a bordo di un gommone diretto ad “alta velocità verso le coste pugliesi”.

Ad avvistare il natante, è stato il guardacoste del corpo G 29 Sottile del gruppo aeronavale della Guardia di Finanza di Taranto. Appena visti i finanzieri, i due hanno “gettato in mare numerosi colli avvolti in cellophane”. In acqua ne sono stati recuperati 24 per un peso complessivo pari a 557 chilogrammi: all’interno c’era marijuana, come accertato all’esito del Drop test.

Il telefonino

A bordo del gommone i finanzieri hanno trovato un telefonino cellulare, posto sotto sequestro. In memoria ci sarebbero ancora una serie di nomi relativi a chiamate in entrate e in uscita risalenti agli ultimi giorni. Nomi che potrebbero essere riconducibili ai fornitori e ai destinatari del maxi carico da cercare nella zona salentina.

Gli interrogatori

Nulla hanno detto gli indagati dinanzi al gip. Entrambi hanno deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere, assistiti dagli avvocati Domenico Attanasi e Francesco Amelio, entrambi del foro di Brindisi. Per il gip, come evidenziato dal pm, “non sussiste alcun dubbio in ordine alla consapevolezza degli indagati alla guida dell’imbarcazione, partita dall’Albania”.

Le “modalità del fatto”, ossia il tentativo di “introdurre nello Stato italiano un ingente quantitativo di droga”, consentono di “ritenere ragionevolmente che gli indagati siano legati a organizzazioni criminali dedite al traffico di sostanze stupefacenti”. E sono, secondo il gip, “indice di probabile e specifica recidivanza. Inoltre “le esigenze  attinenti alle indagini, potrebbero essere pregiudicate dalla remissione in libertà dei cittadini albanesi, nei confronti dei quali non appare possibile l’adozione di una misura più attenuata, non avendo domicilio in Italia”. Restano in carcere, con il rischio di una “condanna superiore a tre anni”. Gli atti, per competenza territoriali, saranno trasferiti alla Procura di Lecce per la prosecuzine delle indagini.

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