Arresti revocati a Zurlo: incompatibile

E’ stata revocata per motivi di salute l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Vincenzo Zurlo, 56 enne di Ostuni, ritenuto uno dei personaggi di rilievo dell’inchiesta su ‘ndrangheta e Sacra corona unita che ha portato giovedì scorso all’esecuzione di 29 arresti, 9 dei quali nel Brindisino. Zurlo, conosciuto con il soprannome “musc de vov”, difeso dagli avvocati Aldo e Mario Guagliani, è affetto da gravi problemi fisici (da molti anni) e non è nelle condizioni di affrontare – secondo i medici che lo hanno visitato – neppure il trasporto in carcere, oltre che incompatibile con ogni genere di regime detentivo. E’ quindi in stato di libertà.

Vincenzo Zurlo

E’ stata revocata per motivi di salute l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Vincenzo Zurlo, 56 enne di Ostuni, ritenuto uno dei personaggi di rilievo dell’inchiesta su ‘ndrangheta e Sacra corona unita che ha portato giovedì scorso all’esecuzione di 29 arresti, 9 dei quali nel Brindisino. Zurlo, conosciuto con il soprannome “musc de vov”, difeso dagli avvocati Aldo e Mario Guagliani, è affetto da gravi problemi fisici (da molti anni) e non è nelle condizioni di affrontare – secondo i medici che lo hanno visitato – neppure il trasporto in carcere, oltre che incompatibile con ogni genere di regime detentivo. E’ quindi in stato di libertà.

Si terranno invece domattina gli interrogatori di garanzia delle altre cinque persone detenute in carcere coinvolte nell’inchiesta sul traffico di droga che pugliesi e calabresi avrebbero condotto insieme, i secondi con ruolo di “dipendenza” dagli altri, in grado di importare notevoli quantitativi di cocaina dal Sud America. Sarà il gip Maurizio Saso ad ascoltare per rogatoria sei dei nove brindisini destinatari di un provvedimento restrittivo: i verbali saranno poi trasmessi alla Dda di Reggio Calabria che ha indagato, e continua a farlo, sulla presunta associazione internazionale.

C’è invece tempo – ma gli interrogatori dovrebbero svolgersi il 24 - per sentire cosa hanno da dire i tre che si trovano ai domiciliari, un poliziotto, un commercialista e un promoter, accusati soltanto di aver aiutato l’imprenditore ostunese Antonio Flore, titolare di una ditta di controsoffittature, a piazzare falsi bond da 500 milioni di dollari della Federal Reserve come garanzia per ottenere del credito da reinvestire nelle attività criminali, quando il gruppo dei brindisini aveva deciso di scavalcare gli “amici” calabresi e mettersi in proprio.

Gli arrestati sono: Antonio Flore, 45 anni, Cataldo Tanzarella, 64 anni, Leonardo Brescia di Brindisi, 42enne; Giuseppe Cantoro, 50 anni, Ostuni; Cosimo La Corte, 33 anni, Ostuni; Cosimo Ribezzi, 53 anni, Mesagne; Francesco Paolo Ungaro, 40 anni, Ostuni; Mario Spagnolo, 50 anni, Brindisi.

Le indagini, condotte dai militari del Gico della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, al comando del colonnello Claudio Petrozziello, sono state avviate dopo il rinvenimento di un ingente quantitativo di cocaina ad Africo, nella Locride. Si riferiscono a tutto il 2011 e parte del 2010. I finanzieri hanno appurato che l’organizzazione criminale importava e trasportava la droga in quantitativi ingenti dalla Colombia e da altri stati del Sud America.

Venivano condotti in Italia in nave o in aereo, in container con carichi di copertura e successivamente rivenduti sia in intere partite sia in singole dosi, a beneficio tanto di singoli tossicodipendenti quanto di ulteriori spacciatori che si occupavano quindi della commercializzazione in varie zone del territorio nazionale. Secondo il gip del Tribunale di Reggio Calabria che ha firmato i provvedimenti di custodia cautelare all’interno “della associazione organizzativa ognuno degli aderenti svolgeva ruoli e funzioni diverse”.

I narcotrafficanti per antonomasia erano di sicuro i calabresi, molti dei quali vicini alle cosche di San Luca, Bovalino e Africo. Ma il gruppo dei brindisini faceva riferimento a loro per acquistare la polvere bianca in quantità. Ad alcuni degli ostunesi è stata anche contestata l’ipotesi di favoreggiamento per aver fornito ospitalità e ausilio negli spostamenti a Francesco Zoccoli, che si sarebbe sottratto all’esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla procura della Repubblica presso il Tribunale di Ravenna.

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Il collegio difensivo, oltre agli avvocati Aldo e Mario Guagliani, è composto da Mario Laveneziana, Lolita Tanzarella Buonfiglio, Carmen Monopoli e Andrea D’Agostino.

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