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Francesco Gravina

Francesco Gravina

Arsenale della Scu: verso il processo per 10

FRANCAVILLA FONTANA - Chiuse le indagini, si avvicina una scontata richiesta di rinvio a giudizio per i presunti armieri della Sacra corona unita, cinque dei quali arrestati il 5 ottobre scorso su ordinanza di custodia cautelare in carcere per aver acquistato e custodito un arsenale.

FRANCAVILLA FONTANA - Chiuse le indagini, si avvicina una scontata richiesta di rinvio a giudizio per i presunti armieri della Sacra corona unita, cinque dei quali arrestati il 5 ottobre scorso su ordinanza di custodia cautelare in carcere per il porto e la detenzione di armi da guerra e comuni da sparo oltre che bombe a mano, con l'aggravante di aver favorito un'associazione per delinquere di stampo mafioso. Un arsenale che secondo i pentiti e secondo l'accusa fu acquistato per 20 mila euro da Giancarlo Capobianco il quale, a quanto emerso, prese contatti con un venditore russo. Le contestazioni sono riferite a 10 delle dodici 12 persone indagate.

L'avviso di conclusione delle indagini preliminari a firma del pm Alberto Santacatterina è stato notificato a Giancarlo Capobianco, 50 anni di Francavilla, detto "Zio Carlone", difeso da Ladislao Massari e Michele Fino, Francesco Gravina, 34 anni di Mesagne, detto "Gabibbo", difeso da Eliva Belmonte, Vito Stano, 44 anni di Mesagne, alias "Malombra", difeso dall'avvocato Raffaele Missere; Nicola Destino, 25 anni di Mesagne, difeso da Giuseppe Guastella; Nico Passiante, 21 anni di Francavilla, difeso da Aldo Gianfreda; Cosimo Rochira, alias Mimmo u Quazzo, di 46 anni, di Francavilla Fontana, difeso da Michele Fino, Ercole Penna, 39 anni, pentito di Mesagne, Danilo Calò, 26 anni di Mesagne, Alessandro Perez 25 anni di Mesagne, Cosimo Giovanni Guarini, anche lui collaboratore di giustizia, di Mesagne. Escono di scena Cataldo Nardelli, 40 anni di Francavilla Fontana e Francesco Gravina, zio di Gabibbo, 54 anni, di Mesagne. Per Destino su istanza di Guastella, così come fu per Stano, l'ordinanza è stata annullata per contestazione a catena.

Le accuse mosse nei loro riguardi sono di porto trasporto, detenzione, traffico illegale di armi clandestine, comuni e da guerra nonché di ordigni esplosivi, come bombe a mano tipo "ananas", e ricettazione. "Con l'aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare l'attività dell'associazione di tipo mafioso nota con la denominazione Sacra corona unita che utilizzava e armi e gli esplosivi per commettere attentati ed estorsioni nonché per incrementare la forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo". L'indagine condotta dai carabinieri di Francavilla Fontana, al comando del maggiore Giuseppe Prudente, fu denominata Scacco agli Imperiali e fu avviata nel 2011 in seguito al rinvenimento di armi anche da guerra nelle campagne di contrada Donna Laura a Francavilla Fontana per cui furono arrestate altre cinque persone per cui si sta per concludere in abbreviato il primo grado del processo.

Importanti sono state anche in questo caso le dichiarazione dei collaboratori di giustizia Ercole Penna e Cosimo Giovanni Guarini. Quattro i capi di imputazione, che raccontano di armi da guerra, Kalashnikov e bombe a mano. Quanto all'inchiesta si partì oltretutto dagli omicidi di Vincenzo Della Corte la sera dell'8 ottobre 2010 in un negozio in allestimento a S. Michele Salentino, da quello dell'incolpevole 18enne Francesco Ligorio, massacrato da un Kalashnikov la mattina dell'11 novembre 2010 sulla superstrada Brindisi-Taranto all'altezza di un degli svincoli per Francavilla, morto al posto di Nicola Canovari, la vittima designata, ricoverato in condizioni gravissime ma alla fine salvo, e da quello di Fabio Parisi avvenuto nelle prime ore del mattino del 22 dicembre sempre dello stesso anno in pieno centro, a due passi da un bar di Porta Croce, sempre a Francavilla Fontana.

Le armi, dunque, servivano all'occorrenza per regolare conti, per le ritorsioni, gli attentati: si trattava di un fucile mitragliatore Ak 47 calibro 7,62-39, modello M70AB2, in ottimo stato di uso, perfettamente lubrificato, un fucile semiautomatico marca Bernardelli modello "Roma 3" calibro 12, tipo doppietta, con canne mozzate e calciolo asportato, perfettamente conservato e lubrificato, una carabina marca Remington calibro 30.60 modello "7400", con matricola abrasa, perfettamente conservata e lubrificata, munizionamento completo per tutte le armi (in un contenitore di plastica di colore rosso c'erano 20 proiettili calibro 30.60 con relativo imballo in cartone e in un contenitore di polistirolo di colore grigio chiaro c'erano altri 21 proiettili dello stesso calibro). I pentiti hanno poi spiegato a chi servivano e da dove provenivano.

 

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