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Appalti alla Federico II: ascoltato dai pm l'imprenditore che minacciò il suicidio

E' stato convocato presso la Procura della Repubblica di Brindisi il salentino che martedì è salito su una impalcatura minacciando di lanciarsi nel vuoto, a seguito di un contenzioso con Enel Spa

BRINDISI – E’ stato convocato presso la Procura della Repubblica di Brindisi l’imprenditore edile di Monteroni (Lecce) che martedì scorso (7 marzo) ha minacciato di lanciarsi da un’impalcatura nei pressi del nastro trasportatore della centrale Enel “Federico II” di Cerano. L'uomo, ascoltato nel pomeriggio di oggi (9 marzo) dai pm, ha riferito del contenzioso in atto con “Enel Spa”, alla quale contesta (in estrema sintesi) di non avergli pagato una fattura per dei lavori realizzati (nonostante gli sia stato rilasciato un certificato attestante la buona esecuzione degli stessi) nell’ambito di un appalto ottenuto nel 2015 e di avergli revocato un secondo appalto che si era aggiudicato di recente.

Secondo l'imprenditore, il nocciolo della questione è il sistema degli appalti nella centrale di Cerano e attribuisce a questo sistema la grossa situazione di difficoltà in cui versa la sua azienda. Il salentino, infatti, riferisce a BrindisiReport di aver dovuto licenziare tutti i lavoratori della sua azienda (15-20 padri di famiglia, di cui alcuni utilizzati in appalti esterni alla centrale di Cerano) a seguito della revoca dell’ultimo appalto.

“Lo scorso gennaio – afferma – ho presentato un esposto presso la questura di Lecce, dopo che mi è stato negato l’accesso nella centrale Federico II”. Da quanto sostenuto dall'imprenditore, i suoi mezzi e le sue attrezzature, per un valore pari a circa 200mila euro, sono bloccati a Cerano dalla scorsa estate. “Non potendo accedere alla centrale per recuperare beni di mia proprietà – afferma ancora il diretto interessato – non posso neanche effettuare altri lavori all’esterno di Cerano”.

Dopo aver inutilmente tentato di risolvere il problema con i dirigenti della centrale di Brindisi, lo scorso dicembre l'imprenditore inviò una lettera all’amministratore delegato di Enel Spa, Francesco Starace. Successivamente la società avrebbe adottato dei provvedimenti, con il ritiro delle deleghe a un dirigente coinvolto nella verifica ispettiva, il trasferimento (o demansionamento) di un altro quadro e il licenziamento di un tecnico.

Attraverso una nota diramata nella giornata di martedì, l’Enel ha riferito di aver sottoposto “al vaglio delle competenti autorità giudiziarie” i fatti denunciati dall’amministratore, dando la propria disponibilità “a fornire ogni elemento utile alle autorità competenti al fine di pervenire nel più breve tempo possibile a fare chiarezza sull’intera vicenda”. Una vicenda che ancora una volta accende un faro sulle problematiche riguardanti l’aggiudicazione degli appalti secondo il criterio del massimo ribasso, più volte oggetto di dichiarazioni sindacali. 

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