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"Asl e appalti truccati": assoluzione per cinque ex dirigenti

La sentenza riconosce la verità della difesa: “Procedure legittime”

BRINDISI – Sentenza di assoluzione per cinque ex dirigenti della Asl di Brindisi, finiti sotto processo a conclusione dell’inchiesta su presunti appalti truccati banditi dall’Azienda sanitaria, da quelli per la fornitura dei pannoloni alla gestione informatica: sono stati riconosciuti estranei alle accuse Rodolfo Rollo, Enzo Mauro Albanese, Andrea Chiari, Ignazio Buonsanto e Alfredo Rampino.

Massimo Manfreda-2La sentenza è stata pronunciata dal gup del Tribunale di Brindisi Giuseppe Biondi di fronte al quale è stato incardinato il processo con rito abbreviato chiesto dai difensori per gli imputati, i quali hanno sempre rivendicato la legittimità delle procedure seguite dall’Asl e contestate dalla Procura che,  confermando l’accusa inizialmente imbastita, aveva chiesto la condanna per tutti.

Rodolfo Rollo, all’epoca dei fatti direttore generale della Asl di Brindisi, era imputato di abuso d’ufficio e turbativa d’asta, difeso dall’avvocato Massimo Manfreda (nella foto accanto): il pm aveva chiesto sei mesi di reclusione, previo riconoscimento delle attenuanti generiche. Stessa pena era stata invocata per Andrea Chiari, Ignazio Buonsanto ed Enzo Mauro Albanese, tutti difesi dall’avvocato  Manfreda.

Rollo, nell’impostazione dell’accusa, sarebbe stato “istigatore e determinatore” assieme ad Alfredo Rampino, con il coinvolgimento di Buonsanto e Chiari, di irregolarità nella gara aggiudicata alla Bio.Sal Scarl per l’attività di supporto alla gestione dei flussi informatici dei centri di spesa e l’adeguamento del protocollo informatico aziendale.

Per Albanese e Chiari, inoltre, c’era la contestazione stata legata agli incarichi – rispettivamente - di “dirigente del servizio farmaceutico e patrimonio” con riferimento all’appalto in favore della spa Artsana per la “fornitura di ausili di assorbenza per incontinenti con consegna direttamente al domicilio degli aventi diritto dell’Asl”. Secondo l’accusa, avrebbero “con collusioni e con mezzi fraduolenti consistenti in plurime condotte strumentali, ingiustificate e illegittime, impedito l’espletamento di una nuova gara. Alla scadenza”. Accusa caduta a conclusione del processo di primo grado.

Alfredo Rampino, ex  direttore amministrativo della Asl di Brindisi, difeso dagli avvocati Massimo Manfreda e Viviana Labbruzzo, era imputato anche con l’accusa di aver partecipato all’associazione per delinquere: il pubblico ministero aveva chiesto la condanna alla pena di un anno e quattro mesi di reclusione, , previo riconoscimento delle attenuanti generiche. Nel capo di imputazione era stata contestata la “costituzione e la promozione” del sodalizio finalizzato al “compimento di una serie indeterminata di delitti e in particolare reati contro la pubblica amministrazione, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, peculato, turbativa d’asta e falso in atto pubblico”

In 46, tra funzionari e impiegati dell’Azienda sanitaria, imprenditori, sono imputati nel processo ordinario pendente davanti al Tribunale di Brindisi, dopo la riunione dei tre filoni partiti secondo tempistiche differenti. Parti civili sono la Asl e la Regione Puglia.

I processi scaturiscono dalla conclusione dell’inchiesta chiamata Virus – Mercadet, condotta dai carabinieri del Nas di Taranto e della guardia di finanza di Brindisi, sfociata nell’esecuzione di 22 ordinanze di custodia cautelare, il 12 novembre 2013. I reati a vario titolo contestati sono associazione per delinquere turbativa d’asta, utilizzazione di segreti d’ufficio, falso e peculato. La sentenza, in abbreviato, quindi riconosce la verità sostenuta dalla difesa sin dall’inizio dell’inchiesta.

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