Cronaca

Falsi invalidi e ossigeno facile: sentenza d’appello per 19 imputati

Due assoluzioni: Roberto Rizzo e Alberto Chirico. Pene ridotte per l'avvocato Manna da sei anni a cinque e mezzo e per il medico Manisco da nove a sei anni e tre mesi. Parti civili l'Azienda sanitaria, l'Inps e il Ministero della Salute

BRINDISI – Le accuse di peculato e truffa contestate dalla Procura di Brindisi sotto la voce Diafoirus, dal nome del malato immaginario di Molière, sono state confermate e in parte rideterminate in appello per 17 imputati su 19, a cominciare dal medico Vincenzo Manisco e dall’avvocato Francesco Manna, ma con pene che per entrambi sono state ridotte anche per effetto della prescrizione relativamente ad alcuni capi di imputazione: da nove anni a sei e tre mesi per lo pneumologo e da sei a cinque e tre mesi per il legale  di Ostuni.

La Corte d'Appello di Lecce

Le eccezioni rispetto alla sentenza del Tribunale di Brindisi attengono alle posizioni del medico Roberto Rizzo per il quale la Corte ha pronunciato assoluzione “perché il fatto non costituisce reato”, come chiesto dal difensore Gianluca Palazzo e dallo stesso procuratore generale. Nessuna responsabilità penale neppure per Alberto Chirico, finito sotto processo per tre capi di imputazione, per due dei quali ha incassato assoluzione “perché il fatto non sussiste” e per l’altro “per non aver commesso il fatto”.

La sentenza della Corte d’Appello di Lecce è stata pronunciata nel tardo pomeriggio di oggi, 24 marzo 2017 dal collegio presieduto da Vincenzo Scardia. Novanta giorni per le motivazioni. La pronuncia è relativa ai filoni delle false certificazioni di invalidità e alle prescrizioni di ossigeno terapia anche quando non era - secondo gli inquirenti - necessario. Queste le condanne rideterminate in secondo grado: Vincenzo Manisco, medico pneumologo sei anni e tre mesi (rispetto ai nove anni in primo grado); Francesco Manna, avvocato, cinque anni e sei mesi (in primo grado sei anni); Anna Maria Leo un anno (a fronte di un anno e tre mesi); Angelo De Blasi due anni e sei mesi (due anni e nove mesi); Maria Semeraro due anni e quattro mesi (tre anni). La Corte ha limitato “al settore delle vendite Olt in ambito territoriale della Regione Puglia la sanzione interdittiva del divieto di contrarre con la Pubblica Amministrazione inflitta alla Linde Medicale Srl”.

Confermate le pene per: Cosimo Pio Danese, a tre anni; Giuseppe Flores, un anno e sei mesi; Maria Petrosillo, un anno e sei mesi; Umberto Epicoco un anno e 6 mesi; Anna Valenti un anno e sei mesi;; Michele Vindice un anno e sei mesi; Vincenzo Chiaramida un anno e 300 euro di multa; Francesca De Netto due anni e 6 mesi; Pasqualino Urgese un anno e sei mesi e 500 euro di multa; Giuseppe Gabriele un anno e 8 mesi e 500 euro di multa; Annamaria Leoci un anno e 300 euro di multa; Margherita Boffo un anno e 300 euro di multa; nel caso di uno dei medici imputati è stato sentenziato il non doversi procedere per intervenuto decesso.

Parti civili la Asl rappresentata dall’avvocato Rosario Almiento, l’Inps e il Ministero della Salute. L’inchiesta portò a 15 arresti all’alba del 23 ottobre 2007: secondo l'accusa vi sarebbero state false certificazioni di invalidità anche  finalizzate a forniture di ossigenoterapia non dovute, due filoni riuniti in uno dopo le informative dei carabinieri. Il collegio difensivo è composto oltre agli avvocati citati da Massimo Manfreda, Laura Beltrami, Vito Melpignano, Augusto Conte, Fabio Di Bello, Silvia Franciosa, Giuseppina Oriente, Gianfrancesco Castrignanò, Ada Flores, Angela Epifani, Michele Fino, Giovanni Luca Aresta.

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