Assalti in trasferta, brindisini fermati grazie alle foto di WhatsApp

I due giovani, accusati di aver compiuto i colpi nel Bolognese, individuati dai carabinieri in base alle utenze dei cellulari

BRINDISI – Beccati anche grazie alle immagini del profilo di WhatsApp. Prima i furti d'auto, poi le rapine in trasferta presso gioiellerie dell'Emilia Romagna: sono stati fermati con queste accuse quattro giovani, due dei quali nati a Brindisi – Arber Budani di 24 anni, residente ad Ancona, e Massimiliano Livera, 23enne, entrambi già noti alle forze dell'ordine –, dai carabinieri. Gli altri due sospettati sono nati in Albania: Gentian Silaj, di 24 anni, e Klejdo Islamaja, 27 anni. Le indagini hanno puntato su di loro grazie soprattutto a due elementi: l'accento pugliese dei rapinatori, riconosciuto dalla commesse delle gioiellerie assaltate, e i controlli sui cellulari utilizzati. Oltre alle foto di WhatsApp. Le rapine sono state compiute il 16 giugno e il 22 agosto scorsi, la prima in un centro commerciale di Casalecchio (Bologna), la seconda in un altro centro commerciale, questa volta a Castel Maggiore, sempre in provincia di Bologna. Il bottino dei due colpi è di circa 130mila euro. Scassinavano con piede di porco le teche, minacciando le commesse. Uno dei mezzi utilizzati per gli assalti, un furgone, è stato noleggiato proprio a Brindisi. Il gruppo era pronto a compiere un nuovo colpo.

Furti d'auto e rapine

Dopo i furti d'auto di notte, gli assalti alle gioiellerie dei centri commerciali in pieno giorno: gli investigatori hanno ricostruito il modus operandi della banda delle rapine e hanno individuato nei due giovani brindisini e negli altri due ragazzi di origine albanese gli autori. Le auto rubate servivano per compiere le rapine. In tre erano stipati nelle autovetture (tutte italiane: una Fiat Panda, una Fiat 500L e un'Alfa Romeo Giulietta) mentre un quarto guidava il furgone. Dopo i colpi le auto venivano abbandonate. In tre, secondo i carabinieri, facevano irruzione nelle gioiellerie a volto coperto e minacciavano le commesse con piedi di porco e altri arnesi da scasso, facendosi consegnare monili e brillanti. Poi si davano alla fuga. Le commesse, seppur sconvolte, ricordavano che almeno due persone avessero un accento pugliese. E' un elemento importante. Inoltre avevano descritto la corporatura dei rapinatori. Le indagini sono partite a settembre, i giovani avevano la loro base logistica a Guglia, nel Modenese.

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Le indagini e le foto WhatsApp

I carabinieri hanno stretto il cerchio intorno ai quattro ragazzi fermati, sospettati di aver compiuto i furti d'auto e le rapine, grazie all'analisi di alcune utenze cellulari, in uso ai giovani e alla visione delle riprese delle telecamere poste nei pressi dei luoghi degli assalti. Importante anche il noleggio di un furgone Nissan avvenuto a Brindisi. Il contratto era formalmente intestato a una terza persona, ma di fatto il numero di cellulare lasciato come contatto apparteneva a Massimiliano Livera, con tanto di sua foto sull'immagine del profilo di WhatsApp. Anche su un cellulare usato dai presunti rapinatori era presente un'immagine del profilo di WhatsApp: quella di Arber Budani, nonostante l'utenza fosse intestata a un'altra persona. Per i riscontri si sono attivati i carabinieri di Brindisi. Anzi, i militari del Norm hanno fermato, qualche giorno dopo il secondo assalto alla gioielleria, proprio a Brindisi Silaj e Livera mentre erano insieme. Sono questi gli elementi che hanno convinto gli investigatori a procedere al fermo dei quattro giovani. I reati contestati dal sostituto procuratore di Bologna Giampiero Nascimbeni sono rapina aggravata e furto aggravato. Non solo, stando al decreto di fermo, il gruppo era pronto a compiere un altro colpo.

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