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Assegni, bonifici e polizze abusando dell’infermità di un’anziana: imputate tre donne

Dopo il sequestro di beni per 435mila euro, chiesto il processo per circonvenzione di incapace, appropriazione indebita e riciclaggio per una madre e le sue due figlie

BRINDISI – Assegni, bonifici e polizze. Trasferimenti in denaro per 435mila euro che secondo la Procura sarebbero stati consumati “abusando dell’infermità di un’anziana” di 86 anni, stando alle indagini della Finanza sulle condotte poste in essere da tre donne: una madre e le sue due figlie, nessuna legata da vincoli di parentela diretti con la pensionata, per la quale è stato nominato un curatore speciale.

Le imputate

Gli uffici della procura e del gip a BrindisiCon l’accusa di circonvenzione di incapace, il pm Simona Rizzo ha chiesto il rinvio al giudizio del Tribunale di Brindisi di Clementina Sbano, originaria di Carovigno, 58 anni; Emily Filomena Pecere, 38, nata a Francavilla Fontana e Maria Teresa Pecere, 27, nata a Brindisi, nei confronti delle quali sono stati contestati l’appropriazione indebita e il riciclaggio. Le donne, a piede libero, hanno sempre respinto le accuse e per dimostrare la propria innocenza hanno affidato incarico per la difesa agli avvocati Giuseppe Lanzalone e Gaetano Sansone. Parte lesa, è l’anziana, rappresentata dall’avvocato Daniela d’Amuri.

L’inchiesta e il sequestro

La decisione spetta al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale, di fronte al quale compariranno le parti nelle prossime settimane. Per il sostituto procuratore non ci sono dubbi sulla lettura degli elementi raccolti dai militari della Finanza della compagnia di Ostuni, a conclusione di una serie di accertamenti bancari e patrimoniali. A dare il via alle indagini alcune denunce sporte dai nipoti della 86enne.

Nel fascicolo sono stati raccolti anche i documenti prodotti dall’amministratore di sostegno della pensionata e i certificati medici sulle condizioni di salute della donna. Elementi che nel lo scorso mese di novembre portarono al sequestro di beni, poi confermato dai giudici del Tribunale del Riesame.

L’accusa di circonvenzione d’incapace

Secondo il pm, Sbano avrebbe “con più azioni di un medesimo disegno criminoso, indotto l’anziana donna a compiere atti aventi effetti giuridici dannosi per se stessa”. Avrebbe agito, stando a quanto contestato nel capo di imputazione, “abusando dei bisogni, della vulnerabilità, dello stato di infermità, a far data dal mese di giugno 2016, e comunque dello stato di deficienza psicofisica della pensionata, situazione facilmente riconoscibile e perfettamente conosciuta da Sbano.

Il testamento e la vendita di obbligazioni

Compagnia Guardia di Finanza di OstuniPenalmente rilevante sono stati considerati, in primo luogo la “delega ad operare sul libretto di risparmio dell’anziana, in favore di Clementina Sbano” e la “sottoscrizione di una scrittura privata con la quale veniva confermata la nomina di Sbano quale erede universale di tutti i beni della pensionata”. E’ stato acquisito il testamento olografo, con data 21 novembre 2014.

La contestazione attiene anche all’”ordine di vendita di obbligazioni Goldam in dollari, per un valore nominale di 98mila euro” che avrebbe consentito l’accredito della somma corrispondente sul libretto il 12 agosto 2016 e il successivo 15 novembre. Nel mese di agosto di due anni fa, ci sarebbe stata la richiesta di riscatto di una polizza vita intestata all’anziana, per 198.242, 47 euro.

L’appropriazione indebita

Sbano è accusata anche di appropriazione indebita perché “si impossessava del denaro” e prelevava “42.430 euro nel periodo compreso tra il 2 agosto 2016 e il 14 settembre 2017”. Richiedeva, inoltre, “l’emissione di quattro assegni, con addebito sul libretto della pensionata, di cui uno di 11mila euro intestato a se stessa che versava il 17 luglio 2017 sul conto accesso presso la sua banca”. Sbano, secondo l’accusa, avrebbe “ordinato un bonifico di 215mila euro il 20 settembre 2017 e ulteriori due bonifici di centomila euro ciascuno, questi ultimi intestati alle figlie il 23 ottobre 2017”.

I bonifici e le polizze

Nei confronti di Emily Filomena Pecere e Maria Teresa Pecere, il pm sostiene che ci siano elementi per sostenere in giudizio all’accusa di riciclaggio perché “avendo ricevuto dalla madre i bonifici sui conti correnti a loro intestati, compivano operazioni tali da ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa”. In particolare, Emily Filomena Pecere “sottoscriveva quote-azioni per un importo di 70mila euro e una polizza assicurativa versando un premio di 30mila il 3 ottobre 2017”. Nella stessa data, la sorella Maria Teresa compiva operazioni analoghe.

In sede di udienza preliminare, i difensori delle imputate avranno modo di fornire la propria versione dei fatti.

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