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Cronaca

Assenteismo alla Asl, una delle donne delle pulizie vuota il sacco

BRINDISI - Un fiume in piena. Ha parlato come se non aspettasse altro che questo momento. Una delle due donne della ditta Logica Servizi Srl di Potenza, la 36enne Antonella Cavallo, finita ai domiciliari per effetto del terremoto Nas che si è abbattuto sugli uffici della Asl di via Dalmazia, parla, vuota il sacco fino in fondo, e conferma. Vero che lei si prestava al gioco sporco di marcare i cartellini per conto dei medici, degli infermieri, dei dipendenti amministrativi che glielo chiedevano. Vero che l’andazzo andava avanti da tempo. Ma vero anche che, a un certo punto, lei si era rifiutata di proseguire oltre, e allora aveva continuato a recitare una finta disponibilità: intascava i badge, che avrebbe dovuto marcare soprattutto nelle ore pomeridiane, ma non li timbrava. Fino a quando la direzione sanitaria non si è accorta della falla e non ha convocato tutti quelli per cui si era registrata l’anomalia, tirando fuori il bubbone.

BRINDISI - Un fiume in piena. Ha parlato come se non aspettasse altro che questo momento. Una delle due donne della ditta Logica Servizi Srl di Potenza, la 36enne Antonella Cavallo, finita ai domiciliari per effetto del terremoto Nas che si è abbattuto sugli uffici della Asl di via Dalmazia, parla, vuota il sacco fino in fondo, e conferma. Vero che lei si prestava al gioco sporco di marcare i cartellini per conto dei medici, degli infermieri, dei dipendenti amministrativi che glielo chiedevano. Vero che l'andazzo andava avanti da tempo. Ma vero anche che, a un certo punto, lei si era rifiutata di proseguire oltre, e allora aveva continuato a recitare una finta disponibilità: intascava i badge, che avrebbe dovuto marcare soprattutto nelle ore pomeridiane, ma non li timbrava. Fino a quando la direzione sanitaria non si è accorta della falla e non ha convocato tutti quelli per cui si era registrata l'anomalia, tirando fuori il bubbone.

Antonella Cavallo, difesa dall'avvocato Raffaele Missere, è una delle due fra le nove persone indagate per le quali ieri mattina era stato fissato l'interrogatorio di garanzia, disposta a rispondere alle domande del gip, l'altra è l'infermiera Anna Rita Greco, 39 anni, di Brindisi (avvocato Gianluca Palazzo). Scena muta invece per Liliana Leone, 58 anni, medico odontoiatra, nata a Cagliari residente a Brindisi; Biagio Deleonardis, 63 anni, assistente amministrativo, di San Vito dei Normanni (avvocato Vincenzo Farina); Cosimo Guadalupi, 64 anni, assistente amministrativo, di Brindisi (avvocato Roberto Cavalera); Gianfranco Di Maria, 50 anni, assistente amministrativo, di Brindisi (avvocato Mauro Masiello); Umberto De Vincentis, 56 anni, autista, 56 anni, di Brindisi; Maria Gabriella Mongelli, 59 anni, coordinatrice infermieristica, di Brindisi e Vincenza Macchitella, 58 anni, infermiera, di San Vito dei Normanni (avvocato Donato Musa).

Quel che più sconcerta, se le dichiarazioni della donna dovessero essere confermate, è che malgrado i richiami, e magari la consapevolezza delle indagini in corso, l'andazzo era continuato indisturbati. I presunti fannulloni avrebbero continuato a incassare stipendi pubblici, impegnandosi esclusivamente in affari privati. In una logica di inossidabile impunità. Con buona pace del ministro Renato Brunetta. Resta da chiedersi perché le due donne delle pulizie si prestassero a un gioco che si è rivelato tanto pericoloso per loro stesse. La motivazione non può essere venale, dato che l'impianto accusatorio non contempla scambi di favori per denaro, nemmeno presunti.

"Se ci rifiutavano di timbrare cominciavano a guardarci storto oppure, il giorno dopo, ci facevano trovare reclami appesi sulla porta del nostro capo, in cui si lamentavano del modo in cui facevamo le pulizie. Non avevamo scelta, signor giudice, passavamo i badge di chi ce lo chiedeva. Io sono andata avanti così fino a settembre, poi ho smesso anche se dicevo loro che stavo continuando", questa è stata la risposta di Antonella Cavallo. Una sorta di soggezione dunque, tutta da verificare, da parte di chi si sentiva l'anello debole di un meccanismo troppo più forte, troppo più grande di sé.

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