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Assenteisti al Comune di Brindisi, verifiche sui cartellini di tutti i dipendenti

Controlli a campione, acquisiti gli elenchi degli impiegati anche delle partecipate: si allarga l'inchiesta che ha portato ai domiciliari Carlo Larocca, anche titolare della pizzeria Romanelli, e Luigi Antonino, il collega che timbrava al suo posto: "Non ho notato che non era in ufficio fino a quando non è arrivata la Finanza"

BRINDISI – Potrebbero esserci altri “assenteisti” tra i dipendenti del Comune di Brindisi, compresi quelli delle società partecipate: impiegati che si sarebbero allontanati per fare la spesa, pagare le bollette o sbrigare altre commissioni. Il dubbio c’è dopo l’inchiesta che ha portato alla scoperta della presenza solo virtuale e non reale in ufficio di Carlo Larocca, dipendente del centro anziani del Comune di Brindisi (e titolare della pizzeria e friggitoria Romanelli) finito ai domiciliari ieri mattina con le accuse di truffa e falsità ideologica.

Il procuratore capo Marco Dinapoli e il pm Valeria Farina ValaoriPer escludere quei dubbi alimentati da voci che, a quanto pare, sono di derivazione interna allo stesso Palazzo, le maglie delle indagini coordinate dal sostituto procuratore Valeria Farina Valaori (nella foto accanto il procuratore capo Marco Dinapoli) potrebbero allargarsi per controllare i cartellini smarcatempo in uso ai dipendenti dell’Amministrazione comunale, attraverso verifiche a campione nelle diverse ripartizioni. A cominciare dai Servizi sociali, sede del centro anziani di via Spagna, rione Bozzano, dove potrebbero esserci altri complici o quanto meno dipendenti che sapevano delle assenze ripetute che il pm e il gip Tea Verderosa hanno contestato a Larocca, dopo aver letto l’informativa dei finanzieri. L'impianto accusatorio è blindato essendoci riprese video legate ai tabulati telefonici che accertano la presenza del dipendente a chilometri di distanza dal suo ufficio: nella pizzeria del centro di Brindisi, nei centri commerciali Brico e Metro, a Bari nella sede di Acmei, nella zona industriale, o al bar.

Larocca (difeso dall’avvocato Mauro Masiello) è ai domiciliari da ieri mattina (venerdì 29 luglio) assieme a Luigi Antonino, collega di ufficio (difeso dall’avvocato Luca Leoci), mentre sono rimasti a piede libero altri due, Antonio Caforio e Angelo Scalia. Tutti sono accusati di aver “in concorso tra loro ovvero con condotte autonome e indipendenti, quali dipendenti in servizio presso il centro anziani” di aver posto in essere “artifici e raggiri consisti nel timbrare il cartellino di Larocca che in ufficio – si legge – non trascorreva più di un’ora al giorno a fronte delle sei di lavoro previste”.

Larocca, quindi, dovrà spiegare al gip le sue condotte: i motivi delle assenze, il perché nel periodo di tempo di osservazione dei militari, durato un anno e quattro mesi a far data dal primo gennaio 2015, è stato visto nei centri commerciali di Lecce, Bari, Brindisi, persino in provincia di Foggia. Sempre in orario di lavoro. Dovrà anche chiarire che tipo di rapporto – se esiste  - ci fosse con i colleghi e se altri sapessero. Aspetti sui quali saranno chiamati a rispondere gli altri indagati, a partire da Antonino al quale viene contestato il maggior numero di timbrature per conto di Larocca: 233 volte dal primo gennaio 2015 sino al 20 aprile 2016, dodici sono le volte addebitate a Caforio e quattro a Scalia.

Gli indagati sono stati già sentiti dai finanzieri in occasione della visita a sorpresa negli uffici avvenuta il 20 aprile scorso in qualità di persone informate sui fatti. Caforio avrebbe ammesso gli allontanamenti di Larocca: “Secondo me arbitrariamente, senza fornire motivazioni anche perché esulava dai miei compiti”, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare. Le assenze non sarebbero mai state segnalate “al dirigente del settore, Nicola Zizzi” il quale ieri ha firmato il provvedimento di sospensione cautelare dopo aver comminato a Larocca cinque giorni di sospensione per motivi analoghi a quelli oggetto della contestazione della Procura, lo scorso 16 giugno. Caforio non ha saputo dire se altri colleghi in passato abbiano fatto segnalazioni e ha sottolineato che non suo compito “chiedere le motivazioni degli allontanamenti dal luogo di lavoro”.

Quanto a Luigi Antonino e alla giornata del 20 aprile, ha riferito di non aver notato l’assenza di Larocca “fino a quando non sono arrivati i finanzieri perché l’ufficio (il suo, ndr) è ubicato in una posizione defilata rispetto a quello di Larocca”. Non ha saputo neppure spiegare il perché lo stesso collega abbia inviato sul suo telefono due messaggi whatsapp scrivendo che si era sentito male e che stava dal medico. Sms che i finanzieri hanno letto in diretta visto che erano con Antonino, mentre Larocca era nel punto vendita di materiale elettrico Acmei di Bari, filmato da altri militari del Nucleo di polizia tributaria.

Scalia, infine, “non riferiva nulla di rilevante essendo il suo ufficio dislocato a distanza rispetto a quello di Larocca e non essendo quindi in grado di dire nulla sull’assenza di quest’ultimo”.

Finanza a Palazzo NervegnaLe ulteriori verifiche delegate ai finanzieri procedono su due binari: innanzitutto sono finalizzate ad escludere altri complici all’interno del centro anziani, anche perché non è chiaro come mai un ex dipendente che ora è in pensione e che lavora come volontario nella struttura (previa regolare autorizzazione del dirigente) abbia chiamato al telefono Larocca per avvisarlo della visita a sorpresa dei finanzieri sempre quel 20 aprile. Sotto questo aspetto, i militari intendono capire come mai nell’esposto anonimo si faceva riferimento  a condotte che andavano avanti da molto tempo: “Larocca da venti anni timbra e va a fare un altro lavoro, con la complicità di altri”. Sono i tre indagati o altre persone?

Va poi chiarito se condotte analoghe siano state poste in essere in altre ripartizioni del Comune, tra sede di Palazzo di città, Palazzo Nervegna, via Casimiro, piazza Mercato, comando dei vigili urbani e sede delle società partecipate, Multiservizi, Energeko, Farmacia.  Impossibile sottoporre a verifica tutti i dipendenti e i relativi badge, possibile invece procedere con controlli a campione e sembra che i finanzieri abbiano già acquisito l’elenco degli impiegati e le sedi di lavoro a cui sono stati assegnati. Su altri aspetti delle indagini resta il segreto istruttorio.

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