“La voce intercettata non era la sua”: assolta dopo otto anni di processo

Rischiava una condanna a 18 anni una nigeriana residente a Brindisi coinvolta in un’inchiesta della Procura di Bari su un giro di prostituzione. Sei connazionali condannati fino a un massimo di 14 anni

BRINDISI – Quella voce intercettata in una serie di conversazioni telefoniche non era la sua. La 40enne S.E., originaria della Nigeria, residente a Brindisi, rischiava una condanna a 18 anni di reclusione solo per aver prestato il suo telefono a delle connazionali che avrebbero svolto il ruolo di sfruttatrici della prostituzione. Un incubo iniziato nel 2012 è finito due giorni fa (martedì 21 gennaio), quando la Corte d’assise di Bari ha pronunciato nei suoi confronti una sentenza di assoluzione da tutti i capi di imputazione. 

L’imputata, difesa dall’avvocato del foro di Brindisi Mauro Durante (foto in basso), era stata rinviata a giudizio insieme ad altri 14 nigeriani per dei reati gravissimi, che spaziano dallo sfruttamento della prostituzione alla tratta di esseri umani, passando per la riduzione in schiavitù, il procurato aborto e l’immigrazione clandestina. La donna, sua malgrado, era rimasta coinvolta in una inchiesta della Squadra mobile di Bari che il 4 settembre 2012 portò all’emissione, da parte del gip del tribunale di Bari, su richiesta della locale Procura della Repubblica, di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, a carico di numerosi indagati.

Avvocato Mauro Durante 2-2

Decisiva la perizia fono comparativa

S.E è stata privata della libertà per circa due anni, fra carcere e arresti domiciliari, professando sempre la sua innocenza. Nell’ottobre 2013 il gip del tribunale di Bari ne dispose il rinvio a giudizio. Tutte le indagini erano fondate sull’attività di intercettazione telefonica e per arrivare a provare l’estraneità della sua assistita rispetto alle contestazioni, l’avvocato Durante ha dovuto chiedere alla Corte di disporre ben due perizie fono comparative, il cui compito è stato affidato al professor Mirko Grimaldi, direttore del centro di ricerca interdisciplinare sul linguaggio dell’Università del Salento.

Dai test che son stati svolti è emerso che “in tutti casi – si legge nella perizia – eccetto uno, la voce del saggio non poteva rendersi compatibile con alcune delle voci presenti nelle conversazioni telefoniche oggetto di analisi”. In sostanza una delle voci intercettate era stata attribuita per sbaglio all’imputata. A indurre in errore gli inquirenti era stato il fatto che la stessa avesse prestato il suo telefono cellulare ad altre connazionali che invece svolgevano il ruolo di “Maman” (sfruttatrici della prostituzione). 

Inflitte condanne fino a 14 anni

Gli ultimi giorni di un processo durato quasi otto anni sono stati i più difficili per la migrante, se si considera che il pm ne aveva chiesto la condanna a 18 anni di reclusione. Ma il presidente del collegio giudicante, Antonio Diella, l'ha assolta con formula piena, per non aver commesso i fatti. Tre imputati, invece, sono stati condannati a 14 anni e tre mesi di reclusione. Altri tre dovranno espiare una pena pari a 13 anni di reclusione. 

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Ha avuto così un lieto fine il dramma di una donna che, senza avere alcuna colpa, era stata catapultata in un mondo spettrale che purtroppo aveva già conosciuto da vicino. Entrata in Italia nel 2000, S.E ha dovuto svolgere fino al 2005 l’attività di meretricio, per saldare il debito con la sua protettrice. Una volta chiuso quel doloroso capitolo della sua vita, la donna ha iniziato a voltare pagina lavorando come collaboratrice domestica. Nel frattempo si è felicemente sposata e ha avuto due figli. 

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