In hotel con 7mila euro, telefonini, orologi e monili: "Non era un ricettatore"

Assolto un albanese che nel 2017 fu arrestato in esecuzione di un mandato europeo e trovato in possesso di beni di valore di dubbia provenienza

BRINDISI – Fu trovato in possesso di 7mila euro in banconote, telefoni cellulari, orologi e monili d’oro, ma non è stato dimostrato che tutto ciò fosse di provenienza illecita. E’ stato assolto un albanese di 45 anni, Kristian Elezi, difeso dall'avvocato Mauro Durante (foto in basso), che il 24 marzo 2017 fu arrestato in un hotel del centro di Brindisi, dove si trovava in compagnia di un connazionale di 40 anni (K.K. le iniziali del suo nome). La sentenza è stata emessa ieri (giovedì 27 febbraio) dal giudice onorario del tribunale di Brindisi, Roberto De Matteis. 

Elezi fu condotto in carcere in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dalle autorità del Belgio, dove sta tuttora scontando una condanna a sette anni, anche perché ritenuto un uomo al vertice di una organizzazione internazionale dedita allo furti e alle ricettazioni. 

Avvocato Mauro Durante 2-2

Dopo aver rintracciato i due albanesi in un albergo di Brindisi, le forze dell'ordine effettuarono una perquisizione nel corso della quale ritrovarono 7mila euro in contanti, quattro telefoni cellulare, tre orologi in acciaio e vari monili in oro per il peso complessivo di 67 grammi. Non avendo fornito valide giustificazioni sulla provenienza dei beni, entrambi furono indagati per il reato di ricettazione. Il 40enne patteggiò. Elezi, invece, nel dicembre 2017, fu raggiunto da un decreto di citazione a giudizio emesso dalla Procura della repubblica di Brindisi. 

L’imputato, detenuto all’estero, non ha potuto partecipare all’istruttoria dibattimentale. L’analisi delle dichiarazioni rese dagli ufficiali di pg che perquisirono la stanza d’albergo “non consente di ritenere – si legge nelle motivazioni della sentenza – certamente provata” la responsabilità del 45enne. Nelle motivazioni viene inoltre riportato che Elezi, all’atto dell’arresto, “era di ritorno da Bologna, dove si era recato per l’acquisto di una vettura, poi non andato a buon fine, giustificando il possesso della somma di denaro ritrovata presso di lui”. 

Si tratta secondo il giudice di una spiegazione superficiale, anche in riferimento al possesso dei telefoni cellulari, che però “non è in alcun modo contrastata da elementi probatori di segno diverso”. Il quadro probatorio, anzi, “rimane fortemente incerto ed appannato rispetto alla contestazione mossa nei riguardi dell’imputato”. Pertanto il giudice, accogliendo le istanze presentate sia dal pm che dalla difesa, ha assolto l’imputato con formula dubitativa. 

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