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Cronaca

Reintegrato in servizio dal riesame luogotenente dell'Arma. In Appello arriva l'assoluzione

Reintegrato in servizio Antonio Giaimis, luogotenente brindisino dei carabinieri. Lo stesso, dopo la condanna in primo grado per per tentata rivelazione di segreti di ufficio, in secondo grado è stato assolto con formula piena dalla Corte d'Appello di Lecce, perché il fatto non sussiste

BRINDISI – Sarà reintegrato in servizio Antonio Giaimis, brindisino, luogotenente dei carabinieri, in servizio presso la Dia di Lecce, sospeso dal servizio su richiesta del sostituto procuratore antimafia Lino Giorgio Bruno, perché ritenuto responsabile di agevolazione di associazione mafiosa. Giaimis è stato reintegrato su ordine del Tribunale del riesame che ha accolto la tesi del difensore, avvocato Giancarlo Camassa, ed ha annullato il provvedimento chiesto dalla pubblica accusa.

Giaimis era ritenuto responsabile di avere chiesto informazioni alla Squadra mobile di Taranto su un pregiudicato al quale era interessato un avvocato suo conoscente. Le cose, però, non andarono in questo modo. Camassa ha dimostrato che il sottufficiale dell’Arma in effetti si rivolse alla questura di Taranto. Ma lo fece su indicazione dei suoi superiori e per chiedere informazioni su quattro persone, tra le quali quella per la quale era stato sospeso dal servizio. Per la stessa vicenda era stato sottoposto a indagini anche il legale tarantino suo amico, difeso dallo stesso Camassa, già prosciolto.

Aggiornamento

In primo grado, Giaimis è stato condannato per tentata rivelazione di segreti di ufficio in concorso con altri due imputati e assolto dal reato di favoreggiamento perché il fatto non sussiste. In secondo grado di giudizio, la Corte d’Appello di Lecce, con sentenza emessa il 14 gennaio 2015, ha riformato la sentenza emessa dal giudice di Lecce, assolvendo con formula piena, perché il fatto non sussiste, Giaimis. 

In particolare nella sentenza del collegio giudicante presieduto dal giudice Scardia si legge che “Giaimis, quale carabiniere impegnato nella Dia leccese, era del tutto legittimato ad avviare il colloquio informativo così come ha fatto con il dottor A. della Dia tarantina, e nulla consente di risalire ad un successivo intento divulgativo dell’esito del colloqui”. 

“Che il dottor A. abbia ritenuto di segnalare la cosa in apposita relazione rimane frutto della sensibilità del funzionario, ma circostanza del tutto neutra in ottica accusatoria. E’, dunque – si legge ancora nella sentenza – del tutto congetturale ritenere che, una volta acquisita la notizia, Giaimisi l’avrebbe dovuta riferire all’avvocato M. il quale l’avrebbe dovuta riportare al F. E’ del tutto sganciato dal colloquio suddetto l’incontro accertato il 29 febbraio 2008, in occasione del quale, come ripetuto, il Giamis consegnò al M. alcuni documenti, tra i quali il volumetto sull’inaugurazione dell’annoi giudiziario”. 
 

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