Visite private in Ortopedia: non ci fu peculato, assolto ex primario

Sentenza del gup Maurizo Saso. Per il medico Francesco Loconte il pm Raffaele Casto aveva chiesto quattro anni

BRINDISI – È stato assolto dal giudice dell’udienza preliminare Maurizio Saso, perché il fatto non sussiste, l’ex primario Francesco Loconte, 72 anni, all’epoca dei fatti direttore dell’Unità operativa complessa di Ortopedia e traumatologia dell’ospedale di Ostuni, poi licenziato dalla Asl di Brindisi proprio a seguito delle risultanze investigative della Guardia di Finanza, quindi andato in quiescenza.

Il medico ortopedico, originario di Fasano, aveva deciso assieme ai suoi difensori Vittoriano Bruno e Giacomo Serio di affrontare il giudizio abbreviato, che si è svolto nel pomeriggio di oggi 14 gennaio. Rispondeva di peculato continuato per aver esercitato, secondo l’accusa, attività professionale intramoenia in orario di servizio, trattenendo peraltro l’intero importo delle parcelle, senza nulla versare alla Asl.

L’indagine, che copriva l’intero 2015 e parte del 2016, era scatta in seguito ad un esposto, e gli investigatori delle “fiamme gialle” avevano ricevuto dalla Procura della Repubblica la delega per accertare i fatti, attività che durò circa un anno, poiché fu necessario identificare ed interrogare un gran numero di pazienti che erano stati visitati in ospedale da dal dottor Loconte. Fu escluso, comunque, che l’eccedenza di medicinali riscontrata nel reparto fosse imputabile al primario.

Ma sulla base delle dichiarazioni dei pazienti, o di parte di essi, il pm titolare dell’indagine chiese ed ottenne il rinvio a giudizio del direttore del reparto di Ortopedia. Nel giudizio si è costituita la Asl, con l’avvocato Maurizio Friolo, che aveva chiesto la condanna dell'ex primario e il risarcimento dei danni. La pubblica accusa è stata rappresentata in udienza dal sostituto procuratore Raffaele Casto, che ha chiesto quattro anni di reclusione per l’imputato, al netto della riduzione di un terzo della pena di partenza di sei anni (che si applica nell’abbreviato).

Il gup ha invece accolto la tesi della difesa. Le prestazioni mediche finite sotto la lente della Finanza e della Procura di Brindisi, ha sostenuto l’avvocato Vittoriano Bruno, non era qualificabili come attività intramoenia, bensì come attività privata basata sul rapporto fiduciario tra l’ortopedico e il paziente, e non erano state oggetto di prenotazione attraverso il Cup. Pertanto nulla era dovuto dal primario protempore alla Asl.

Anche il fatto che tali visite private si siano svolte in orario di servizio non costituiva una violazione di legge, poiché il direttore di un reparto, per le mansioni ad esso attribuite, non è tenuto a svolgere la propria attività in un arco temporale definito, ma può distribuire le proprie ore di lavoro nell’arco della giornata a seconda delle esigenze di gestione del reparto stesso.

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