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Carabinieri del Nas alla Asl

Carabinieri del Nas alla Asl

Assenteismo Asl, nuova udienza

BRINDISI - “Entrava alle 7.40, poi usciva senza timbrare. Ritornava alle 14, poi di nuovo via alle 15, per tornare alle 18”. Secondo quanto ha riferito oggi nel processo a 50 dipendenti Asl assenteisti un maresciallo del Nas, così si comportava quasi quotidianamente.

BRINDISI - Un giorno dopo l'altro. Ingresso alle 7.40 con timbratura. Poi via a fare la spesa, o in pescheria. Ritorno alle 13.40 circa o alle 14, per passare nuovamente il badge nella macchinetta marcatempo. Poi via di nuovo per la pausa pranzo. Ritorno in via Dalmazia, sede di alcuni uffici e ambulatori della Asl di Brindisi, nel primo pomeriggio. Quindi ancora un'assenza prolungata, e infine la timbratura finale alle 18. Ore e ore a spasso, secondo l'accusa e secondo anche quanto ha confermato, entrando nel dettaglio di tutti i movimenti di un'infermiera professionale, Marisa Barnaba, il maresciallo del Nas Mario Senatore, il primo dei testi citati dal pubblico ministero, Milto Stefano De Nozza.

La donna, una dei 50 imputati nel processo che si sta celebrando dinanzi al giudice monocratico Giuseppe Biondi, faceva un po' quel che le pareva. Arrivava alla guida della propria Lancia Y, poi tornava a timbrare uscendo dal lato passeggero della vettura del marito, un Suv scuro. Non immaginava d'essere filmata, ché in corrispondenza delle macchinette erano state installate delle telecamere direttamente collegate con gli uffici di pg della procura di Brindisi. L'accusa è contenuta in diversi faldoni, articolata tanto che nell'udienza di questo pomeriggio, è stato possibile analizzare unicamente una sola posizione.

Non andrà avanti così, visto che ci sono 500 testimoni citati dai difensori degli imputati e che si tratta di un processo ad alto rischio prescrizione, rinviato per altro al 5 dicembre. Si procederà visionando in aula, così come richiesto dall'avvocato Massimo Manfreda, i filmati che sono su supporto dvd e che fanno parte del fascicolo del pm. Intanto è stata sviscerata la condotta di Marisa Barnaba, assistita dall'avvocato Giuseppe Lanzalone. Una fra coloro che, a quanto appurato in indagini accurate condotte a partire dall'aprile 2009 dai carabinieri, andava e veniva liberamente dal posto di lavoro, assentandosi anche per periodi di tempo lunghi qualche ora.

Le immagini, il pm che sostiene l'accusa, Milto Stefano De Nozza, ha prodotto un fascicoletto di foto (estrapolate dai video) per ognuno degli imputati, parlano chiaro. Con tanto di orari che coincidono, salvo qualche sfasatura di pochi minuti, con i riscontri effettuati in tempo reale dagli investigatori.

L'accusa per gli imputati è di truffa al Servizio sanitario nazionale, parte civile nel processo è l'Azienda sanitaria di Brindisi e la Regione Puglia. Focus oggi, sull'avvio delle indagini: l'input, oltre alle "voci" fu dato da segnalazioni accurate oltre che da elementi emersi da altra attività ispettiva compiuta sempre in quel distretto socio sanitario. Si poté stabilire che vi erano liste d'attesa interminabili per alcune prestazioni. Andava cercata una ragione, una spiegazione plausibile alla congestione che non era altrimenti comprensibile.

Si prese a scavare, per poi effettivamente appurare che più di qualcosa, in termini di presenze, cartellini e via dicendo, non quadrava affatto. Laddove non avevano fatto in tempo a timbrare, lo si è visto proprio con l'infermiera professionale la cui posizione è stata trattata per prima, non per importanza ma più banalmente per rispettare un rigoroso ordine alfabetico, i dipendenti assenteisti potevano firmare un'autocertificazione, una volta ricevuto dall'Ufficio personale il resoconto delle omesse 'strisciate' del badge, attribuibili, se vi fosse stata buona fede, a malfunzionamenti dei macchinari o a mere dimenticanze.

Le marcatempo, invece, non erano guaste. La tecnologia ha infatti supportato l'attività investigativa fino a tracciare un profilo ben più che sorprendente di 'camici' e addetti ai servizi vari di via Dalmazia coinvolti nell'inchiesta. Alcuni hanno patteggiato, per altri la posizione è stata archiviata. Ne sono rimasti una cinquantina, molti dei quali furono raggiunti (erano in 26) nel novembre 2010 da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, ai domiciliari o da misure interdittive.

Il meccanismo, in buona sostanza, era dei più elementari. Se non vi fossero stati occhi indiscreti. Si torna in aula il 5 dicembre, per proseguire con l'ascolto del maresciallo Senatore, colui il quale ha condotto le indagini da molto vicino. Poi via alla sfilata di testimoni, l'esercito dei 500 citati dai difensori che potrebbe condurre il processo per mano fino all'estinzione del reato per prescrizione. Sul punto il giudice è stato chiaro: che i legali si accordino per non perdersi in quisquilie, altrimenti si finirà per fissare un'udienza a settimana: "Io questo processo lo voglio concludere".

 

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