Cronaca

Attentati contro un operaio: la ex e il complice patteggiano e tornano liberi

Hanno patteggiato a un anno e 8 mesi e sono tornati liberi i due responsabili dell’incredibile serie di attentati incendiari e atti intimidatori, fra cui una testa di cane trovata sull’uscio di casa, subiti fra il febbraio del 2015 e lo scorso settembre da un operaio del petrolchimico di 47 anni residente a Mesagne

MESAGNE – Hanno patteggiato a un anno e 8 mesi e sono tornati liberi i due responsabili dell’incredibile serie di attentati incendiari e atti intimidatori, fra cui una testa di cane trovata sull’uscio di casa, subiti fra il febbraio del 2015 e lo scorso settembre da un operaio del petrolchimico di 47 anni residente a Mesagne. Si tratta dell’infermiera C.E., 47 anni, di Mesagne, ex compagna della vittima, e del tarantino L.R., di 37 anni, difesi rispettivamente dagli avvocati Luca Leoci e Marcello Ferramosca, quest’ultimo del foro di Taranto.

La vicenda giudiziaria era stata caratterizzata da un primo rigetto della proposta di patteggiamento a un anno e 6 mesi presentata dai difensori, in quanto il giudice aveva ritenuto che gli imputati non potessero ottenere la sospensione della pena, vista la gravità dei fatti contestati. La seconda richiesta di patteggiamento è stata invece accolta dal gip del tribunale di Brindisi Luigi Forleo, che ha concesso la sospensione della pena.

I due si trovavano in regime di domiciliari dallo scorso 10 novembre, quando vennero arrestati dai poliziotti del commissariato di Mesagne al comando del vicequestore Rosalba Coctardo, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Tea Verderosa, su richiesta del pm Pierpaolo Montinaro.  La vittima vide andare a fuoco tre auto di sua proprietà. Per mesi fu tempestata di messaggi minatori e subì la violazione del suo profilo Facebook. Fra gli episodi più gravi, anche l’esplosione di un colpo di fucile contro il garage della sua abitazione. Tutto questo per la gelosia da parte della sua ex fidanzata, con la quale la relazione era in corso quando si verificarono i primi atti intimidatori. 

Il calvario iniziàò il  4 giugno del 2014, quando venne incendiata l’Audi A4 Avant del malcapitato, parcheggiata nei pressi della sua abitazione nel centro di Mesagne.  Le immagini del sistema di videosorveglianza dell’abitazione confinante a quella della vittima immortalarono due soggetti dal volto coperto da un paio di cappucci che passavano vicino all’abitazione e, dopo appena due minuti dal loro transito, si verificarono due esplosioni che devastarono la macchina (a destra, il vicequestore Rosalba Cotardo)

Alla prima querela ne seguirono altre per denunciare la ricezione di sms sulla sua utenza telefonica contenenti minacce, molestie, ingiurie e provenienti da numerazioni parziali riconducibili a cabine pubbliche. Particolarmente inquietante il contenuto di alcune minacce: “Apri gli occhi che a chiuderli non ci vuole niente”, “Era bella Audi dopo il botto”, “Non mi scappi boom” , “Guardati sempre in giro”, “Saprai correre quando ti scarico un caricatore calibro 9”, “I botti di capodanno ti arrivano prima”, “Inutile nascondersi, gli AK47 bucano i muri”. E altro ancora. 

L’operaio subì anche violazione del profilo Facebook e la clonazione della password. Qualcuno in più occasioni si intrufolò infatti nel suo account personale, compiendo diverse operazioni (gli investigatori, con il supporto della polizia postale, accerteranno successivamente che dietro l’attacco c’erano proprio l’infermiera e il tarantino).  

A un certo punto anche la stessa E.C. cominciò a denunciare una serie di atti persecutori ai suoi danni. Ma per la polizia lo ha fatto con il doppio fine di allontanare i sospetti su di lei e di suscitare un comportamento protettivo da parte dell’uomo. Nulla di quello denunciato dalla 47enne, infatti, ha mai trovato un riscontro oggettivo. I poliziotti allora hanno cominciato a focalizzare le loro attenzioni sulla donna. La stessa avrebbe “sempre cercato di depistare le indagini e indirizzarle su frequentazioni sbagliate del suo compagno – fanno sapere gli inquirenti -  sconsigliandogli di acconsentire agli accertamenti tecnici su Facebook, in quanto inutili ed addirittura controproducenti perché avrebbero potuto ancor di più ‘aizzare’ gli sconosciuti persecutori”.

A partire dal mese di febbraio, inizia un vero e proprio stillicidio persecutorio. Il mesagnese prima trova dei proiettili in una busta chiusa a lui indirizzata, poi si imbatte nella testa mozzata di un cane di razza corso in una busta  di plastica lasciata sull’uscio di casa (le immagini del sistema di videosorveglianza hanno ripreso, alle ore 1:43 del 25 aprile 2015, un soggetto incappucciato che posava il sacchetto di plastica e si allontanava).

Lo scorso 9 maggio, un individuo cosparse il contenuto di una bottiglietta di plastica sulla Fiat Panda dell’operaio e diede fuoco alla macchina. L’8 luglio venne data alle fiamme la terza auto: una Lancia Musa. In questo caso ad agire furono due persone che si avvicinarono alla vettura a bordo di  uno scooter di grossa cilindrata e lanciarono contro la parte anteriore destra del mezzo una sostanza che poi venne accesa, provocando il rogo.

La notte del 7 settembre venne esploso un colpo di fucile a canne mozza contro il portone del garage (in questo caso le telecamere ripresero un uomo con volto coperto che raggiunse a piedi l’abitazione e aprì il fuoco). L’ultimo episodio risale allo scorso 6 ottobre, quando il mesagnese ritrovò nuovamente un proiettile all’interno di una busta indirizzata a lui. 

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