Attesa in serata la sentenza per la morte di Stefano Cucchi

Testimone chiave il carabiniere brindisino Francesco Tedesco, per il quale il pm ha chiesto solo la condanna per falso

Stefano Cucchi

I giudici della prima Corte d'assise di Roma sono entrati in camera di consiglio per decidere la sorte dei cinque carabinieri, tre dei quali imputati di omicidio preterintenzionale per la morte di Stefano Cucchi, il geometra romano arrestato nell'ottobre 2009 per droga e poi morto una settimana dopo in ospedale. Nessuna replica del pm Giovanni Musarò; la sentenza è prevista nel pomeriggio, non prima delle 18.

"Ilaria ci ha dato la forza per andare avanti e cercare la verità. Quello che abbiamo giurato davanti a quel corpo massacrato è che non ci saremmo mai fermati e così faremo, andremo sempre avanti. Oggi ci auguriamo una svolta, i dati sono tutti a favore di una sentenza positiva, però ci sono dei segnali...", il commento di Giovanni Cucchi e Rita Calore, i genitori di Stefano.

Il 3 ottobre scorso aveva concluso la propria requisitoria il pm Giovanni Musarò, con la richiesta della condanna 18 anni di carcere per i carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro, mentre per l’imputato, ma testimone chiave, il militare brindisino Francesco Tedesco, l’accusa aveva chiesto l'assoluzione per non aver commesso il fatto in relazione alla morte del giovane romano, ma una condanna a tre anni e mezzo di reclusione per l'accusa di falso.    

Il pm Musarò aveva chiesto inoltre la condanna a 8 anni di reclusione per il maresciallo Roberto Mandolini (all'epoca comandante interinale della Stazione Appia) sempre per la sola imputazione di falso e il non doversi procedere per prescrizione dall'accusa di calunnia per il carabiniere Vincenzo Nicolardi e per Francesco Tedesco e Roberto Mandolini.

processo Cucchi bis - Gli avvocati-2

La causa sui depistaggi

Intanto martedì scorso 12 novembre è cominciato con un colpo di scena il processo che riguarda invece i depistaggi sul caso Cucchi: in apertura dell'udienza il giudice Federico Bonagalvagno si è astenuto dal processo, che vede imputati otto carabinieri. Bonagalvagno ha giustificato la sua astensione spiegando di essere un ex carabiniere attualmente in congedo.

La decisione di Bonagalvagno è legata all'iniziativa dei legali dei familiari di Stefano Cucchi che avevano chiesto al giudice monocratico di astenersi dopo aver appreso da fonti aperte che Bonagalvagno aveva organizzato convegni a cui avevano partecipato alti ufficiali dell'Arma. Il nuovo giudice monocratico nominato è Giulia Cavallone. Gli 8 imputati sono tutti carabinieri, tra cui alti ufficiali, accusati a vario titolo e a seconda delle posizioni di falso, favoreggiamento, omessa denuncia e calunnia.

Si tratta del generale Alessandro Casarsa, all'epoca dei fatti comandante del Gruppo Roma, e altre sette carabinieri, tra cui Lorenzo Sabatino, allora comandante del reparto operativo dei carabinieri di Roma, Francesco Cavallo, all'epoca dei fatti tenente colonnello e capo ufficio del comando del Gruppo Roma; Luciano Soligo, all'epoca dei fatti maggiore dell'Arma e comandante della compagnia Roma Montesacro.

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Inoltre, Massimiliano Colombo Labriola, all'epoca dei fatti comandante della stazione di Tor Sapienza; Francesco Di Sano, all'epoca in servizio alla stazione di Tor Sapienza; Tiziano Testarmata, comandante della quarta sezione del nucleo investigativo dei Carabinieri e il carabiniere Luca De Cianni, accusato di falso e di calunnia. Il ministero della Giustizia ha presentato istanza di costituzione di parte civile, mentre sono già costituite la Presidenza del Consiglio dei Ministri e l'Arma dei Carabinieri.

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