“Diffamò su Fb candidato alle primarie”: condannato attivista M5S

Fabio Cristofaro di Francavilla Fontana riconosciuto colpevole, dopo la denuncia sporta da Giacomo Leone, maratoneta: al centro del processo un post pubblicato su Facebook. L'imputato: "Solo diritto di critica e libertà di espressione, nessuna lesione dell'onore". La difesa in appello

FRANCAVILLA FONTANA – Il post pubblicato su Facebook in piena campagna elettorale nella Città degli imperiali per le primarie del centrodestra, ha portato alla condanna di un ex attivista del Movimento Cinque Stelle per diffamazione: Fabio Cristofaro, di Francavilla Fontana, è stato riconosciuto colpevole di aver offeso la reputazione e l’onore di Giacomo Leone, candidato all’epoca. Duecento euro di multa, più spese processuali e risarcimento del danno da quantificare in sede civile.

Giacomo Leonedomenico attanasi-2La sentenza è stata pronunciata nel pomeriggio di oggi dal giudice Vittorio Testi del Tribunale di Brindisi a conclusione del dibattimento scaturito dalla denuncia presentata da Leone, maratoneta la cui notorietà va ben oltre i confini della Città degli Imperiali. L’atleta in quel periodo venne indicato come candidato alle primarie nella coalizione di centrodestra e tra i commenti affidati al social network ci fu anche quello di Cristofaro: “Una marionetta senza carattere”, aveva postato come si legge nel capo di imputazione. E ancora: “Stai reggendo il testimone a un partito di ladri”.

Quei messaggi sono stati riportati nella denuncia sporta dall’avvocato di fiducia di Leone, Domenico Attanasi del foro di Brindisi. Il penalista, nel corso della sua arringa, ha sottolineato come il contenuto del post abbia superato di gran lunga il legittimo diritto di critica da ascrivere alla libertà di espressione. Anche volendo allargare le maglie tenuto conto del contesto politico nel quale quei messaggi sono stati pubblicati.

L’imputato ha sempre respinto l’accusa sostenendo di non aver mai voluto offendere la reputazione di Leone e di essersi limitato a esprimere il proprio pensiero. Il pubblico ministero ha confermato l’accusa iniziale, chiedendo la condanna. E il Tribunale ha riconosciuto gli estremi della diffamazione. Non appena saranno depositate le motivazioni, la difesa ricorrerà in appello.

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