Sabato, 12 Giugno 2021
Cronaca

Ex carabiniere ucciso: una trentina di lesioni, fatali i colpi al cuore

Eseguita l'autopsia sul corpo di Silvano Nestola, ucciso la sera del 3 maggio a Copertino. Indagati per omicidio premeditato marito e moglie di San Donaci

Sono state una trentina le lesioni riscontrate sul corpo di Silvano Nestola, il maresciallo dei carabinieri in quiescenza assassinato poco prima delle 22 del 3 maggio scorso nei pressi di casa della sorella, dove si era fermato a cena con il figlio di 10 anni. Le ferite sono state provocate dai pallini di dimensioni diverse, esplosi usando un fucile da caccia calibro 12, sul quale l’omicida ha premuto il grilletto quattro volte.

L’autopsia, che è stata effettuata quest’oggi dal medico legale Roberto Vaglio presso la camera mortuaria dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, ha evidenziato come siano stati attinti fianco, addome e torace. Fatali, però, si sono rivelati quei pallini che hanno raggiunto il cuore del 45enne copertinese costretto anzitempo a lasciare l’Arma, per la quale aveva operato, fra l’altro, anche presso la stazione di San Pietro Vernotico e il Nucleo informativo del reparto operativo di Lecce, a causa di problemi di salute. Riformato nel settembre del 2020, ha trovato una morte atroce, freddato da qualcuno che l’attendeva nell’ombra e che ha sparato da circa una dozzina di metri.

La sera dell’omicidio, Nestola e il figlio stavano uscendo da casa della sorella, in contrada Tarantino, una zona di campagna fra Copertino e San Pietro in Lama, quando deve aver udito un primo sparo. Per questo, il bambino era stato fatto rientrare subito nella villetta. Il padre, invece, era uscito allo scoperto, per essere però colpito in pieno più volte, con i pallini che avevano trapassato anche il vetro della sua Toyota Yaris parcheggiata nelle vicinanze. L’assassino si era appostato all’angolo della villetta, nascosto fra gli arbusti (con foglie che sono state anche perforate dai pallini) e un palo della luce. Un agguato in piena regola, che non ha lasciato scampo alla vittima designata di quella che potrebbe essere una ritorsione per motivi passionali.

L’ipotesi di una pista passionale è emersa fin dalle prime battute negli ambienti investigativi. Tanto che, il giorno dopo il delitto, i carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce hanno ascoltato una famiglia di San Donaci. E successivamente, proprio due componenti di quella famiglia, i coniugi Michele Aportone, 70enne, e Rossella Manieri, 62enne – difesi dagli avvocati Ilario Manco e Giancarlo Vaglio -, sono stati iscritti nel registro degli indagati per omicidio premeditato in concorso. Sono i genitori di una donna che in passato ha avuto una relazione con Nestola, uomo separato da tempo. Due fucili di caccia che dovrebbero essere simili a quello usato per colpire il sottufficiale in congedo, sono stati sequestrati e spediti al Ris di Roma per le perizie balistiche.   

Ci sono due indagati, certo, ma non è stato effettuato alcun fermo e ci sono diversi nodi ancora da sciogliere in questa vicenda, sull’arrivo e sulla fuga dalla scena del delitto e su chi abbia materialmente esploso i colpi letali. E poi, è possibile il coinvolgimento di almeno una terza persona? Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Paola Guglielmi, proseguono di certo e non trapelano molte indiscrezioni. Ci sono tasselli, in questo giallo, che forse devono ancora essere incastrati alla perfezione.
 

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