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“L’avvocato aveva un debito con l’imputato accusato di estorsione”

La testimonianza del collega del civilista che denunciò anche minacce di morte: cinque brindisini sotto processo

BRINDISI – “L’avvocato con il quale collaboravo in studio, per quanto ne sappia io, aveva un debito nei confronti di uno degli imputati: il civilista doveva versare la somma di quattromila per saldare un prestito gli era stato accordato di circa diecimila euro”.La testimonianza è stata resa questa mattina da un civilista di  Brindisi, chiamato a deporre nel processo in cui sono imputati con l’accusa di estorsione Dionisio Livera, 38 anni; Antonio Montanaro, 42; Luciano Giglio, 40; Andrea Trinchera, 37, e Dario Guadalupi, 44. I cinque hanno optato per il giudizio con rito abbreviato, dinanzi al gup Stefania De Angelis, condizionato alla raccolta di questa dichiarazione, chiesta in primis dal difensore di Guadalupi, l’avvocato Mauro Masiello (nella foto in basso).

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La testimonianza

Secondo il penalista il racconto del collaboratore del legale che si è costituto parte civile, è di fondamentale importanza perché avrebbe assistito ad alcuni incontri tra l’avvocato che poi sporse denuncia e i cinque brindisini. Dello stesso avviso gli altri difensori, Giuseppe Guastella, Luigi De Rosa e Umberto Roberto Marseglia. Il civilista parte lesa nel procedimento penale è rappresentato in giudizio dall’avvocato Riccardo Mele.

L’esame del teste, anche lui civilista del foro di Brindisi, è durato a lungo perché gli sono state rivolte una serie di domande per ricostruire il motivo del prestito e le ragioni della conoscenza tra l’avvocato e i cinque imputati. Stando a quanto riferito dal testimone, sarebbe stato Guadalupi a conoscere il titolare dello studio legale, al quale avrebbe prestato una somma di denaro pari a 10mila euro, tramite una finanziaria: la restituzione sarebbe avvenuta in tranche, ma non sarebbe stata totale perché l’avvocato avrebbe dovuto versare, a titolo di saldo, quattromila euro. Guadalupi, inoltre, secondo questa versione dei fatti, per un certo periodo di tempo sarebbe stato lui stesso ospite del legale e proprio in considerazione di tale cortesia, avrebbe scomputato dal suo credito la somma ritenuta equivalente a quel periodo di tempo. Lo stesso imputato, stando a quanto affermato dal teste, proprio perché aveva questo tipo di rapporto con il legale, avrebbe chiesto a quest’ultimo di ammetterlo nello studio in modo tale da svolgere il praticantato propedeutico all’esame di Stato.

Gli arresti e la scarcerazione

Mauro MasielloGli imputati furono arrestati il 6 marzo 2015 e tornarono in libertà dopo la pronuncia del Tribunale del Riesame per mancanza dei gravi indizi di colpevolezza perché secondo i giudici sarebbero credibili quando sostengono di aver avuto crediti per diecimila euro nei confronti del professionista che conoscevano essendo tifosi della squadra di calcio della città. A giudizio del Tribunale del Riesame è possibile ipotizzare altre figure di reato, come l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni usando violenza o minaccia, non l’estorsione. 

L’azione penale è stata esercitata dal sostituto procuratore Francesco Carluccio, dopo la notifica del secondo avviso di conclusione delle indagini a giugno 2016: il primo risale al 4 marzo 2016, ma il pm aveva ritenuto di procedere con un nuovo atto (in sostituzione del precedente) dopo aver  puntualizzato l’ipotesi di reato contestata separando le posizioni dei cinque all’esito di ulteriori accertamenti e precisando il periodo di tempo di riferimento. In sede di processo, l'accusa è sostenuta dal pm Giuseppe De Nozza (nella foto in basso).

L'accusa di estorsione

Nella ricostruzione del pubblico ministero, Livera, Montanaro e Giglio si sarebbero presentati nello studio del professionista di Brindisi e avrebbero preteso di riscuotere un credito “non azionabile giuridicamente perché derivante da una causa illecita”, contesto emerso nel secondo avviso di conclusione. La somma di denaro sarebbe stata pretesa per conto di una “giovane donna di nazionalità colombiana che aveva offerto prestazioni sessuali all’avvocato, ricevendo in cambio un titolo di credito che una volta portato all’incasso non era stato pagato”.

Il civilista, come peraltro si legge nella denuncia avrebbe ricevuto minacce del tipo “ti faccio buchi buchi, mi devi dare i soldi, è grazie a me che sei ancora vivo”. La stessa richiesta sarebbe stata rivolta nei confronti di un collega di studio dell’avvocato perché quest’ultimo aveva riferito ai tre che la persona che cercavano non c’era. Ecco perché la difesa ne ha chiesto l’ascolto. I due civilisti avrebbero consegnato 300 euro e i tre si sarebbero impossessati delle chiavi di una Fiat 500 con la minaccia che le avrebbero restituite solo quando l’avvocato avesse pagato la somma di 700 euro.

Livera, Montanaro e Giglio, si sarebbero ripresentati il giorno successivo nello studio legale per riscuotere 300 euro e restituire l’auto. Con l’aggravante di aver commesso il fatto essendo più persone riunite e in un luogo in cui la persona offesa esercitava la propria attività professionale. I due episodi sarebbero avvenuti tra settembre e novembre 2014. L’estorsione viene contestata anche nei confronti di Dario Guadalupi e Andrea Trinchera, assieme a Dionisio Livera: in concorso tra loro avrebbero costretto l’avvocato a consegnare beni e denaro. In particolare, secondo il pm, Livera avrebbe incontrato il civilista in un parco pubblico con il pretesto di riscuotere un credito che a suo dire aveva Guadalupi: “Siccome tu devi dare dei soldi a lui, adesso li dai a me, muoviti altrimenti di sparo, ti mando in ospedale. Tra dieci minuti mi devi dare la moto”. E si sarebbe preso uno scooter, un Piaggio Beverly. Fatto avvenuto nel mese di gennaio dello scorso anno.

Le minacce

Il pm Giuseppe De NozzaA distanza di 30 giorni, Livera e Guadalupi sarebbero andati nello studio legale: il primo si sarebbe rivolto con atteggiamento minaccioso arrivando a dire “abbiamo risolto, facciamo così, mi dai tremila euro, devi finanziare la malavita”, in tal modo costringendo il professionista a dargli 300 euro come acconto mensile rispetto alla somma. Il 27 febbraio Livera sarebbe tornato dall’avvocato assieme a Trinchera e ad altre due persone non identificate, uno dei quali armato di pistola: uno avrebbe afferrato l’avvocato al collo, l’altro lo bloccava sulla sedia, un altro sbatteva pugni sulla scrivania e un altro ancora si impossessava delle chiavi di una Jeep Grand Cherokee. Prima di andare via, uno del gruppo avrebbe minacciato ulteriormente il professionista: “Caso mai ci fai arrestare, che siamo un esercito, fuori rimane sempre qualcuno che ti viene a trovare, sappiamo dove abiti”.

L’avvocato sarebbe stato costretto a consegnare due assegni bancari tratti sul suo conto corrente e post-datati: uno emesso il 4 marzo 2015 per mille euro e l’altro di pari importo il 20 dello stesso mese. Per la restante parte, pari a 700 euro, sarebbe stata soddisfatta imputando il valore del motociclo che Livera avrebbe preso.

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